<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461</id><updated>2012-01-27T09:19:08.171+01:00</updated><category term='lavoro'/><category term='Piccolo Lord'/><category term='#regalo'/><category term='Gerry Scotti'/><category term='marito'/><category term='nicole'/><category term='gatti'/><category term='tomba'/><category term='Lapo'/><category term='castelli'/><category term='Berlusconi'/><category term='Confalonieri'/><category term='crisi'/><category term='reni'/><category term='#paolo bordigoni'/><category term='Claudio Amendola'/><category term='Arcore'/><category term='candele'/><category term='#Malgioglio'/><category term='#bicicletta'/><category term='Lega'/><category term='bambini'/><category term='Beccaria'/><category term='cervello'/><category term='#Harry'/><category term='#corruzione'/><category term='Dolce Gabbana'/><category term='fegato'/><category term='Moratti'/><category term='ferrovie'/><category term='Campari'/><category term='#alfa33'/><category term='citofono'/><category term='tv'/><category term='casting'/><category term='La Russa'/><category term='Matrimonio'/><category term='Amadeus'/><category term='Al Bano'/><category term='#eraora'/><category term='ultima settimana'/><category term='Pisapia'/><category term='nudisti'/><category term='parcheggio'/><category term='bitume'/><category term='scuola'/><category term='#marchionne'/><category term='balena'/><category term='nord'/><category term='sabbietta'/><category term='sci'/><category term='Floriana'/><category term='#operaio'/><category term='medici'/><category term='#Voyager'/><category term='macchina aziendale'/><category term='governo'/><category term='naturisti'/><category term='notte'/><category term='Pompei'/><category term='Tyson'/><category term='#privilegi'/><category term='Paola Marella'/><category term='Vespa'/><category term='Novara'/><category term='colloqui'/><category term='ufficio'/><category term='mattarello'/><category term='disoccupazione'/><category term='Piero Angela'/><category term='Nici Vendola'/><category term='sputi'/><category term='denti'/><category term='Cesare'/><category term='bruciare'/><category term='D&apos;Annunzio'/><category term='Pastori'/><category term='Lucullo'/><category term='disperazione'/><category term='Agassi'/><title type='text'>il re di piccioni</title><subtitle type='html'>Giorni e opere di chi non ha ancora capito come funzionano bene le cose.</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>64</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-1117668288998680219</id><published>2012-01-27T09:19:00.001+01:00</published><updated>2012-01-27T09:19:08.203+01:00</updated><title type='text'>Ore di showpero.</title><content type='html'>Lo sciopero è un modo che hanno le aziende per aumentare la produttività fognaria cittadina.&lt;br /&gt;La gente si stressa e ha la colite.&lt;br /&gt;Le aziende farmaceutiche ringraziano e regalano panettoni in vista di s.biagio ai loro clienti.&lt;br /&gt;È quello che hanno mangiato i Ceo con le loro famiglie. I resti li mettono nei sacchetti Cuki di cui hanno il 15% delle azioni. In polli arrosto masticati da rugbisti.&lt;br /&gt;La figura colitica che più temo, durante gli scioperi sui mezzi, è quella dell'uomo manzo scoreggione (io). Per l'ansia, infatti, perdo il treno, gli corro dietro con la giacca aperta e la bocca spalancata. Non è la giacca, il punto, ma il freddo che mi irrita la gola. Infatti tossisco forte e, per lo sforzo, scoreggio. Fortissimo.&lt;br /&gt;La cosa è che poi rido muggendo. La gente segue il vagito bovino e mi annusa. Sì, sono io. Annuisco balbettando. Come? Muovo la testa a scatti come Vicky.&lt;br /&gt;Non so come nascondermi. Tra tutti gli odori, quelli di manzo è più autoritario. &lt;br /&gt;Lo propongo come sindaco.&lt;br /&gt;Vince.&lt;br /&gt;Non placo peró gli scioperi perchè cerco una fidanzata che odori di Manzo come me.&lt;br /&gt;Scoreggio e mi annuso da solo.&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-1117668288998680219?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/1117668288998680219/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=1117668288998680219' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/1117668288998680219'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/1117668288998680219'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2012/01/ore-di-showpero.html' title='Ore di showpero.'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-5353031819605346973</id><published>2012-01-13T15:33:00.000+01:00</published><updated>2012-01-14T10:35:46.884+01:00</updated><title type='text'>Meditazioni.</title><content type='html'>A tutti, il governo, sta sulla buccia di banana stretta tra i mandarini che regalano alle spose il giorno dell'addio al nubilato.&lt;br /&gt;Fatto sta che, visto che ora che è il Premier ha tutti i numeri di telefono nazionali, Monti ha chiamato Moratti.&lt;br /&gt;"Mi sento a disagio", gli ha detto sorseggiando un Campari con la trippa dentro. È l'aperitivo preferito dei milanesi a Roma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'atteggiamento del Presidentone su Tevez (lo prendete voi, lo prendiamo noi, io ci metto 23 milioni, due mandarini, un infradito. E Galliani: ti dò una scatola di cachi, i fichi. Tevez è indeciso tra la nostalgia dei fichi secchi che gli dava la nonna spatasciati per fare quel Gatorade artigianale che l'ha reso famoso e l'ambizione dell'infradito che Moratti gli propone e fa casino) gli piace, è perentorio.&lt;br /&gt;Ha bisogno di un consiglio per trovare una soluzione, anche perché si dice che il sottosegretario che va in vacanza gratis abbia fatto così tanto girare i maroni al Monti che, adesso, Tevez lo compra lui e lo tiene lì.&lt;br /&gt;Se un altro fa una cazzata di questo tipo, Vum! Calcio nei maroni della potenza di una punizione da 40 metri.&lt;br /&gt;Dicono che Roberto Carlos fosse più adatto, ma il nome non è super-partes: roberto calderoli ha già dichiarato che è suo figlio rubatogli dagli zingari nel 1983. Omen Nomen (ogni uomo ha diritto al suo nome, ha dichiarato il leghista. Il suo di Calderoli, intendiamoci).&lt;br /&gt;A Monti non piace tanto il calcio, preferiva il rugby: calci più decisi.&lt;br /&gt;Ma visto che sono tutti ultras, in Parlamento (si vede da come gesticolano, tipico dei&lt;br /&gt;tifosi accaniti drogati di caffè Borghetti), ha optato per questa cosa qui.&lt;br /&gt;Speriamo che funzioni e che non intacchi la produttività.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gossip. C'era anche un'altra soluzione. &lt;br /&gt;Ad Appiano Gentile l'avevano provata, ma non ha funzionato. Per far rilassare i suoi, negli spogliatoi Gasperini faceva ascoltare Orietta Berti! Per forza non vincono!&lt;br /&gt;Ora mette su Malgioglio e le cose sembrano andare meglio, soprattutto per Nagatomo che sta, così, imparando l'italiano.&lt;br /&gt;Confonde "capelli" con "capezzoli", e "cactus" con "frutto esotico dal gusto dolce e dal contenuto sugoso", ma ci sta lavorando su.&lt;br /&gt;Tuttavia, non tutto è da buttare. &lt;br /&gt;Comunque, se neppure questo funziona, Monti ha il piano B. Divide et impera ha detto.&lt;br /&gt;La Presidenza del Consiglio cerca il numero di Yoko Ono. Se qualcuno ha ancora un elenco telefonico cartaceo, lo porti alla Signora Monti al mercato di Piazza Wagner a Milano, grazie.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-5353031819605346973?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/5353031819605346973/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=5353031819605346973' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/5353031819605346973'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/5353031819605346973'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2012/01/meditazioni.html' title='Meditazioni.'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-7301004974907963338</id><published>2012-01-08T17:21:00.000+01:00</published><updated>2012-01-08T17:24:21.078+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='#Malgioglio'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='#regalo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='#Harry'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='#Voyager'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='#bicicletta'/><title type='text'>La bbiccì.</title><content type='html'>Sono lì che parlo con Malgioglio della questione morale nella Chiesa ortodossa relativa alla calvizie del principe Harry, mentre lui fuma e io conto i cerchi nel grano che ho visto su Voyager.&lt;br /&gt;Passa uno e mi fa: "Sei tu il proprietario di quella bici lì?"&lt;br /&gt;Io penso: Se gli dico di no e lui se la ruba, non dormo per il senso di colpa. Se gli dico di sì e lui poi me la ruba sotto il naso, non dormo perché faccio la figura del pirla. Se gli dico di sì e poi mi chiede le chiavi del lucchetto, io non ce le ho, che cosa faccio? Magari pensa che lo prendo per la ciabatta con la fessura di infradito, e non dormo. Anzi sì. Dormo, ma al policlinico, per i sedativi che mi han dato le infermiera.&lt;br /&gt;Allora, glisso, faccio l'elegante.&lt;br /&gt;"Dipende"&lt;br /&gt;"Ma dipende da cosa? O è tua o no. Cosa credi, che c' ho i mandarini marci, tra le orecchie?"&lt;br /&gt;"No, perché sono ancora buoni?"&lt;br /&gt;"Certo. Li ho presi 2 giorni fa all'Ortomercato e mi son trovato anche abbastanza bene. Si fanno ottimi affari!"&lt;br /&gt;"Ah! Interessante! E che tennica usi?"&lt;br /&gt;E me lo spiega in quattro e quattro otto, "ma solo se fai la somma", dice ridendo.&lt;br /&gt;Perché quattro e quattro, dipende dalle votazioni pro, contro e astenuti.&lt;br /&gt;Perché se uno si astiene, fa quattro e tre, quindi sette e un astenuto.&lt;br /&gt;Orcoggiuda, ci abbiamo fatto una guerra agli antidemocratici, per poterci astenere! Mica possiamo buttare via tutto per un capriccio della matematica che fa uno in bicicletta, senza che c'ha la bicicletta, per giunta!&lt;br /&gt;Cosa astensione cosa?! La Svizzera è diversa.&lt;br /&gt;Da noi l'astensione è anche cattolica.&lt;br /&gt;Loro, simbolica. Noi vera. Io faccio quello che dice la Chiesa: mi astengo dalla carne il venerdì, dal sesso il lunedì alla domenica, dal voto quando c'è quel caso lì.&lt;br /&gt;Il Papa: sei omosessuale?&lt;br /&gt;Io: Boh!&lt;br /&gt;"Scegliere di non votare è comunque una scelta"&lt;br /&gt;Bene!&lt;br /&gt;"Allora io scelgo che oggi è il mio compleanno. Mi hai fatto il regalo?!"&lt;br /&gt;"Be', ma io stavo cercando una bici!"&lt;br /&gt;"Io ce l'ho già: andare! Chè qui c'è la festa e nessuno ti ha invitato!"&lt;br /&gt;E lui, mogio: "E quella?", dice indicando le due ruote più manubrio di cui sopra.&lt;br /&gt;"Perfetta, accetto volentieri!"&lt;br /&gt;"Auguri!"&lt;br /&gt;"Grazie!"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Malgioglio è perplesso, tutto contento della vittoria.&lt;br /&gt;Corre lì, si ciula il sellino e grida, in lacrime: "Io avevo il triciclo!" e scappa via.&lt;br /&gt;Non si finisce mai di imparare!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-7301004974907963338?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/7301004974907963338/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=7301004974907963338' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/7301004974907963338'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/7301004974907963338'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2012/01/la-bbicci.html' title='La bbiccì.'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-4273755831620711963</id><published>2012-01-07T13:50:00.001+01:00</published><updated>2012-01-07T15:05:36.050+01:00</updated><title type='text'>Anime da trapassato prossimo. "Io ho morto"</title><content type='html'>Suona il telefono, numero ignoto.&lt;br /&gt;Stipsi la cavalletta fritta che mi accompagna l'intestino, mi dice di diffidare.&lt;br /&gt;C'ha le sue ragioni, ma le ignoro.&lt;br /&gt;(Riassunto delle puntate precedenti: 10 mila su Bertolossi vincente, 42 mila su Violet Tundra piazzato, entrambi corsa 6 pomeridiana a S. Siro. Uno ha urlato e a entrambi gli è venuto da rompere il passo. A me mi è venuto da rompermi i maroni, lui di rompergli la testa. Sto menagramo.)&lt;br /&gt;Va'daviailculo, magari è morto e stasera ti porto a cena, penso e rispondo.&lt;br /&gt;"Pronto! Chi è!"&lt;br /&gt;"Sono il Lupo Mandarino!"&lt;br /&gt;"Ohè, chi?"&lt;br /&gt;"Il Lupo... &lt;b&gt;Mandarino&lt;/b&gt;!"&lt;br /&gt;"Scusi, temo di non aver capito"&lt;br /&gt;"Manda- rino!"&lt;br /&gt;"Ohè, pirla, manda chi vuoi tu, qui non c'è nessun Rino, al massimo ti mando a ca' tua, tocapi? E son stato elegante, ringrazia!"&lt;br /&gt;Facciamo il solito rutto di commiato ma lui si arrabbia.&lt;br /&gt;"Oh, Ringrazia, modera i termini! Io sto lavorando! Mica ti puoi permettere di trattare così la gente che fa paura via telefono!"&lt;br /&gt;"Guarda, scemo. Anche io lavoro in quel modo lì. Faccio la tv, e anche io faccio paura. Se vuoi te lo dimostro: chiamo Rocco Buttiglione e te lo faccio venire a cena con pianola Bontempi targata 1984: risotto in bianco per un mese, per digerire quello che vedi! E poi, se non stai buono, chiamo il Gabibbo che ti sodomizza il Rocco urlando la Bolla Evangelica, tocapi?"&lt;br /&gt;"Gab... Chi?"&lt;br /&gt;"Ohè, ma dove vivi? Nella grotta della Moratti?! Il Gabibbo, il padre di Platinette e di Umberto Smaila! Come credi che siano finiti questi due a fare tv? Con le raccomandazioni avute coi punti Kinder (32 mila per concorso pubblico, 54.370 per posto privato. 76 per stage: conviene!)!"&lt;br /&gt;La linea cade, deve aver capito l'antifona. Va a fare uno stage.&lt;br /&gt;Intanto, vado in cucina, con la mia mamma.&lt;br /&gt;C'è Rocco Buttiglione in un angolo, vestito da Lupetto, che piange davanti al Ciobar.&lt;br /&gt;Il punto è che lui voleva suonare le canzoni di J. Ax, ma nessuno lo vuole.&lt;br /&gt;Così si consola con delle Bubble Gum.&lt;br /&gt;Fatto sta che una gli è andata di traverso nel 1992, poi è salita su nel naso, e si è fermata lì: com'è come non è, gli è venuta su quella faccia da pirla che si ritrova. Il sigaro non aiuta, ma permaloso com'è non gli si può dire niente.&lt;br /&gt;E' da un po' che è triste. Meno male che alla parrocchia di Baggio avevano bisogno di un chierichetto.&lt;br /&gt;Almeno un po' di tempo lo passa con gli amici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-4273755831620711963?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/4273755831620711963/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=4273755831620711963' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/4273755831620711963'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/4273755831620711963'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2012/01/anime-da-trapassato-prossimo.html' title='Anime da trapassato prossimo. &quot;Io ho morto&quot;'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-8401707467503767358</id><published>2011-12-22T08:42:00.001+01:00</published><updated>2011-12-23T11:19:43.241+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='#alfa33'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='#operaio'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='#marchionne'/><title type='text'>Dica 33</title><content type='html'>Non va mica bene così, dice uno.&lt;br /&gt;In che senso?&lt;br /&gt;Come in che senso: si spogli!&lt;br /&gt;Scusi, ma perché?? Lei è medico, che mi dice queste robe?&lt;br /&gt;Ma che medico e medico, fa lui, magari! E si intristisce.&lt;br /&gt;Se mi abbraccia, gli regalo il pandorone.&lt;br /&gt;Sopra, c'è la faccia di Silvio. Da quando ha dato le dimissioni, sta facendo pubblicità per farsi mettere come sostituto della Madonnina del Duomo durante il periodo del restauro.&lt;br /&gt;E invece mi stupisce: dica 33!&lt;br /&gt;Senti, gli dico, io qui c'ho i datteri che mi ballano le marimba. E da quando è suoneria da cellulare, mi buco le mutande. È una spesa! Allora: sei medico o no?!&lt;br /&gt;E lui: Ohè, pirla. Apro la porta e ce ne sono mille, come te, chiaro? Quindi, nudi o via, menare, chiaro?&lt;br /&gt;Senti, faccio io deciso. Se non ti do retta, cosa fai? Mi metti una pistola in bocca e mi spari?&lt;br /&gt;Lui, serio: non in bocca, faccia da vitello. Avanti, dimmi 33.&lt;br /&gt;Ma allora è medico davvero! Mi fido e mi spoglio.&lt;br /&gt;No, pirla, ma cosa fai? Meccanico Alfa Romeo sulla linea di Pomigliano d'Arco. Reparto lamierati. Cassaintegrato nostalgico dei tempi del Boxer.&lt;br /&gt;Ah, il cane?&lt;br /&gt;Senta, fa. Le piace stare nudo?&lt;br /&gt;Ehm...&lt;br /&gt;Be', deve iniziare a piacerci anche a lei.&lt;br /&gt;È la prova del salmone, te la insegnano il primo giorno di fabbrica: al freddo e controcorrente!!&lt;br /&gt;È così che ragiona il lavoratore!!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sì, il lavoratore, la corrente... elettrica!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(La battuta è stata suggerita da Marchionne. Ha i diritti in SIAE per tutte le battute sugli operai. Lui è uno che ha l'umorismo congenito: gli viene dal padre.&lt;br /&gt;Nei corridoi della SIAE di Rho, inoltre, si dice che proprio al padre del CEO Fiat spettino i diritti SIAE sulla barzelletta dei 20 ebrei in 500 -Fiat, pubblicità occulta. Tra 3 anni, i diritti decadono: affrettatevi!  Albano è già lì che conta le 1500 lire per comprarseli!)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-8401707467503767358?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/8401707467503767358/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=8401707467503767358' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/8401707467503767358'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/8401707467503767358'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2011/12/dica-33.html' title='Dica 33'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-7931499927046456934</id><published>2011-12-12T22:17:00.000+01:00</published><updated>2011-12-12T22:29:13.945+01:00</updated><title type='text'>La crisi</title><content type='html'>Viene il dubbio che la crisi abbia effetti superiori a quelli che immaginiamo.&lt;br /&gt;Una mia collega quasi sveniva.&lt;br /&gt;E non stavamo neppure parlando della crisi, per dire.&lt;br /&gt;Subliminale, ecco cosa succede. Tu non ci pensi, eppure tutto riconduce alle motivazioni profonde della crisi stessa.&lt;br /&gt;Un esempio? Non è solo crisi economica, ma c'è di tutto: crisi di identità, crisi degli affetti.&lt;br /&gt;Crisi degli affettati.&lt;br /&gt;Un etto di prosciutto costa 2 litri di benzina.&lt;br /&gt;Tac! La guerra del petrolio! &lt;br /&gt;Tu mangi il prosciutto e muore Gheddafi.(Il prosciutto era quello del panino che gli è stato rubato. Stessa cosa per il famoso salame di Dongo. Durato pochissimo...)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fatto sta che, per gestire il tutto, faccio una telefonata al Papa.&lt;br /&gt;Lui si dimostra più che comprensivo.&lt;br /&gt;Mi dice che devo cercare di gestire un traffico di ballerine nel mio ufficio.&lt;br /&gt;"Tu c'hai gli agganci giusti, può venire una cosa fatta bene!"&lt;br /&gt;Io gli dico che non posso, ma lui non capisce i no e sbuffa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Ok", gli dico: "facciamo che io mi licenzio, ma tu mi devi aiutare a trovare un posto di lavoro per bene"&lt;br /&gt;Mi ha proposto di lavare le fughe delle piastrelle di San Pietro con lo spazzolino.&lt;br /&gt;Ho fatto velocissimo e allora mi ha dovuto trovare un lavoro più lungo.&lt;br /&gt;Quasi infinito.&lt;br /&gt;Ora faccio ripetizioni alla signorina che pronuncia le stazioni della metropolitana in inglese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Nex top Santam Brogio", dico.&lt;br /&gt;Lei mi guarda perplessa e non ripete.&lt;br /&gt;"Male!", le dico io, "se non ti applichi ti faccio fare la fine di Bossi: imitare Jannacci dei tempi d'oro male"&lt;br /&gt;Lei china la testa e parla coi nani.&lt;br /&gt;Si sta applicando a imitare la moglie di Pupo.&lt;br /&gt;E' anche molto brava.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Comunque. Se prendete la metropolitana gialla, all'altezza di Centrale, tendete l'orecchio alla signorina: dopo 'Sèntral Stèscion', si sente una frustata. &lt;br /&gt;Sono io!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Papa mi invidia perché sente che il mio esercizio punitivo viene dall'alto!&lt;br /&gt;Gli devo presentare una mia amica che lavora il cuoio e potrebbe fargli una frusta lunga 30 metri e 24 centimetri: il suo sogno è frustare il punk che esibisce il suo piccione ammaestrato sotto la sua finestra la domenica tra le 9 e le 12.45 (poi va a pranzo da Insinna).&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-7931499927046456934?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/7931499927046456934/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=7931499927046456934' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/7931499927046456934'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/7931499927046456934'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2011/12/la-crisi.html' title='La crisi'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-5515792623684723970</id><published>2011-11-29T22:21:00.002+01:00</published><updated>2011-11-29T22:27:14.377+01:00</updated><title type='text'>Le cose che funzionano.</title><content type='html'>La crisi c'è per tutti.&lt;br /&gt;Chi ha dei figli, è nei casini. Costano troppo, e poi i genitori sono abituati a spendere, uscire, divertirsi.&lt;br /&gt;Allora, affittano una tata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I figli crescono disadattati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perciò, scrivono alla tv e la tv manda loro, vestita come una scema del 1934, tata Lucia.&lt;br /&gt;Lei prende i bambini, prende i genitori, e causa loro dei forti traumi emotivi.&lt;br /&gt;Del tipo:&lt;br /&gt;Genitori, siete delle bestie e non sapete fare niente. I vostri figli cresceranno e saranno dei delinquenti.&lt;br /&gt;Figli, i vostri genitori sono dei cani, e voi pure. Lo so, perché ho visto che fate la cacca in giardino e nessuno raccoglie.&lt;br /&gt;Le sorelline minori brucano l'erba nelle aiuole, sì. C'è da vergognarsi. &lt;br /&gt;I fratellini fanno dei saltelli, anziché camminare, e lasciano alle loro spalle palline di cacca.&lt;br /&gt;La colpa è di Mc Donald's, ma quella è gente che almeno lavora.&lt;br /&gt;Voi no.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quindi, la tata Lucia Rizzi li mena e tutto torna alla normalità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il marito di Lucia Rizzi è francese. Ha messo il figlioletto abusivo avuto con una nordafricana in lavatrice.&lt;br /&gt;E' da sempre un fan di Michael Jackson.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora, tutto è a posto e tutti sono felici.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-5515792623684723970?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/5515792623684723970/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=5515792623684723970' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/5515792623684723970'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/5515792623684723970'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2011/11/le-cose-che-funzionano.html' title='Le cose che funzionano.'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-7986484947264366443</id><published>2011-11-13T15:18:00.005+01:00</published><updated>2011-11-13T15:21:05.294+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='governo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Berlusconi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='#eraora'/><title type='text'>Io no.</title><content type='html'>Vado contro ogni singola questione sollevata sin da ieri sera.&lt;br /&gt;Il Governo Berlusconi merita la stessa dignità dei governi che lo hanno preceduto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E, inoltre, non è vero che non ha fatto niente, in questi anni. Che non ha saputo affrontare la crisi, l'occupazione, l'economia mondiale, il prestigio dell'Italia nel mondo, l'insoddisfazione dei giovani, le speranze svanite, le ambizioni sfumate, i sogni rimasti tali. &lt;br /&gt;Non facciamoci trarre in inganno... da ciò che viviamo!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A me, personalmente, il Governo Berlusconi ha fatto del bene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima ero stitico.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-7986484947264366443?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/7986484947264366443/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=7986484947264366443' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/7986484947264366443'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/7986484947264366443'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2011/11/io-no.html' title='Io no.'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-1348836570125683486</id><published>2011-10-12T10:45:00.003+02:00</published><updated>2011-10-12T10:54:48.597+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nicole'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Berlusconi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='castelli'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Arcore'/><title type='text'>Sono molto felice.</title><content type='html'>La cosa inquietante dei sogni è che sembrano così veri.&lt;br /&gt;E che, quando ti svegli, forse quelle cose lì le hai desiderate.&lt;br /&gt;Allora.&lt;br /&gt;Stanotte, ad un certo punto, ricevo una telefonata.&lt;br /&gt;"Pronto"&lt;br /&gt;"Sì, senti. Sono Berlusconi. So che non ti piaccio, ma tu non mi consoci. Vieni stasera a casa mia, e vediamo"&lt;br /&gt;"Ok", dico.&lt;br /&gt;La cena va bene, stiamo insieme, parliamo del Milan.&lt;br /&gt;Lui mi promette che non mi prende in giro, io gli dico che è basso.&lt;br /&gt;Ridiamo.&lt;br /&gt;A un certo punto fa: "Se vuoi dormire qui, visto che io non ti riaccompagno, lì c'è Nicole che ti fa vedere la camera da letto. Ci dormo anche io"&lt;br /&gt;Primo pensiero: questo mi incula.&lt;br /&gt;Secondo pensiero: oh, questo qui si incula tutti.&lt;br /&gt;Terzo pensiero: al bar vendono batida di cocco. Il barman è Roberto Castelli.&lt;br /&gt;(E' un guardasigilli. Quelli di Stato sugli alcolici, mi dice Nicole. Io annuisco, lei è molto carina)&lt;br /&gt;Be', fatto sta che mentre io ho un ottimo pigiama di flanella con gli elastici sui polsi e sulle caviglie, lui arriva vestito da sudamericano: orecchini di diamanti, collana con stemma della Mercedes d'oro al collo, accappatoio di spugna blu legato in vita che mostra un ventre gonfio e abbronzato, ciabattine di plastica della Champ.&lt;br /&gt;"Vedi? ll tuo Presidente è così", mi dice.&lt;br /&gt;Nicole si stringe nelle braccia e io non so cosa dire.&lt;br /&gt;"Posso dirlo al bar?"&lt;br /&gt;"Solo se c'è anche Gianni Morandi. A me lui piace molto, mi piace come si tiene in forma."&lt;br /&gt;Scopro che il mito di Berlusconi è la plastica: ci vogliono i secoli per distruggerla.&lt;br /&gt;Nicole è perplessa: se hai bisogno di qualcosa, mi dice, chiama Roberto Castelli.&lt;br /&gt;VAdo al bar. L'uomo è molto gentile. Rimpiange il periodo di quando era Ministro della Giustizia. AVeva basato tutto il suo Ministero sulla ditta Campari &amp; Rossi, di Sesto San Giovanni. Non ha funzionato.&lt;br /&gt;Ma qualcosa di quel periodo gli è rimasto: guarda i sigilli delle scene del delitto.&lt;br /&gt;"Quelli gialli e neri di CSI?"&lt;br /&gt;No. Usano nastro adesivo da pacco, in Italia.&lt;br /&gt;La crisi c'è per tutti.&lt;br /&gt;Vado a dormire felice.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-1348836570125683486?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/1348836570125683486/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=1348836570125683486' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/1348836570125683486'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/1348836570125683486'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2011/10/sono-molto-felice.html' title='Sono molto felice.'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-5992633333419752154</id><published>2011-09-17T18:25:00.005+02:00</published><updated>2011-09-19T18:21:54.233+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='governo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Claudio Amendola'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Berlusconi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='crisi'/><title type='text'>Fantapolitica.</title><content type='html'>Il Paese è in crisi, soprattutto perché non investe.&lt;div&gt;Ora, alla base di ogni Paese in decadimento c'è il fatto che l'istruzione fa schifo.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Ok. Immaginiamo un possibile scenario per recuperare il lustro italico.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Io i ho pensato.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Berlusconi si dimette e poi dice: "A me mi hanno eletto, e siccome voglio ancora poter dire le cosacce nelle orecchie delle belle signorine, resto capo del Governo"&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Va bene, la gente lo sa, a chi piace a chi no, ma chi se ne importa.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Al cittadino qualunque, se gli chiedi: "Ti importa?", il suo cervello dice: import- export. Al massimo, fa uno+uno e dice: "Cinese: pizzeria o ristorante?"&lt;/div&gt;&lt;div&gt;A questo punto, nuovo governo.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Letta fa riferimento a ben altre basi: partiamo dai giovani.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Cosa piace ai giovani?&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Deduzione logica: il Ministero dell'Istruzione va a Claudio Amendola (piace anche all'opposizione).&lt;/div&gt;&lt;div&gt;La cerimonia ha un catering romano, il cuoco è Max Giusti.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;A metà grigliata, Floriana del GF chiede un brindisi. Tutti ridono dopo che Scilipoti ha urlato Uaioming coi rutti. Quindi, le cose serie. Niente applausi.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Berlusconi si confessa: hanno scelto il Claudione nazionale perché è uno che sa tenere vivo lo spirito dei giovani. Da oggi in poi si chiamerà Claudione Cesaroni.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Lui accetta, a Francesca Neri le cose non sembrano tanto diverse.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;L'unico che ci rimane male è Di Pietro: a lui lo show piaceva senza nemici politici.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Non importa. Lo guarderà lo stesso.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;I vincitori del Grande Fratello ci sono rimasti male. Speravano di ottenere l'attenzione di Di Pietro tutta per l'oro. L'Italia dei Valori è un partito che abbraccia tutti, belli e Jonathan.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Ora, io non amo la politica e sono andato a ubriacarmi al bar. Volevo vedere se, bevendo un'intera bottiglia di ginepro, mi crescevano le foglie. Il pube ringrazia.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Fatto sta che ho basato la mia campagna elettorale sui rutti alla grappa. La barista si è innamorata di me.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Le ho fatto togliere il poster dei Cesaroni dal bar: sono geloso di Claudione Amendola.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;L'ho detto in giro e lui mi ha telefonato (al bar, io non ho il fisso in casa: ho rubato nei magazzini il rame che la Telecom usava per l'ammodernamento e l'ho venduto agli zingari che adesso girano intorno a via Suzzani. Tronchetti si è offeso e mi fa l'embargo telefonico): vieni anche tu nel Governo. Ti puoi tagliare i capelli gratis e il vino costa poco.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Non sempre è buono, ma lo porta Di Pietro, è gratis.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Non vengo, ho risposto. Non mi piace frequentare la gente che ti tocca il culo negli orinatoi del Parlamento per farti toccare la ceramica con il pisello.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Non dire che non è vero, Claudione! So che D'Alema lo fa a La Russa e viceversa sin dal 1985. Occhetto li aveva ripresi, ma niente. Mi sento in imbarazzo a sapere certe cose!&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-5992633333419752154?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/5992633333419752154/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=5992633333419752154' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/5992633333419752154'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/5992633333419752154'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2011/09/fantapolitica.html' title='Fantapolitica.'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-3226178237764445744</id><published>2011-09-09T12:11:00.005+02:00</published><updated>2011-09-09T12:29:34.419+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lapo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pisapia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='parcheggio'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Al Bano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Nici Vendola'/><title type='text'>Lapo mi ha dato un lavoro.</title><content type='html'>La cosa che mi colpisce di più di questi giorni è la difficoltà che ha Lapo di trovare parcheggio.&lt;br /&gt;"Pisapia ha promesso tanto, che faccia qualche cosa anche per lui", verrebbe da dire.&lt;br /&gt;Sbagliato: faccia il suo lavoro! Non è psicologo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il punto è che Lapo quest'estate è passato in vacanza in Puglia.&lt;br /&gt;Solo che, in Puglia, c'è una grande lotta.&lt;br /&gt;Da un lato, Nichi Vendola, che ha le sue promesse fatte agli elettori: vuole che nella stazione di Bari venga ripristinato il vecchio Vespasiano che aveva usato Badoglio e il Re nella fuga dell'8 settembre. La destra non vuole: perché riprendere cose così vecchie? La pipì falla a casa!&lt;br /&gt;Di contro, però, c'è Al Bano Carrisi.&lt;br /&gt;Al Bano si è scoperto omosessuale. Da quando l'ha scoperto (ha fatto l'amore con un contadino in una vigna) la moglie è tornata da lui: "Sei diverso da quando fai la pipì seduto, e per questo ti amo"&lt;br /&gt;E lui: "Ma dagli acuti che facevo, potevi accorgerti prima! Addio. Mi fidanzo con un tralcio di vite: almeno lui non mi lascia"&lt;br /&gt;Le cose entrano nel dilemma politico perché il viticoltore è del 37.&lt;br /&gt;Al Bano è sempre stato uno molto conservatore. Infatti, ha promesso al suo uomo che appena incontra uno più vecchio, lo molla e va con lui.&lt;br /&gt;"Sono gay, ma Berlusconi è di un anno prima di te: sono confuso da così tante informazioni. E comunque, no al Vespasiano perché la pipì si fa seduti. Io ho rovinato così tante relazioni, che spiace che i giovani facciano gli stessi errori".&lt;br /&gt;Intanto, Lapo, nella tenuta di Al Bano, aveva mentito sulla sua età e l'uomo, nella vigna, ha provato a saltargli sulla schiena citando gli antichi greci.&lt;br /&gt;Lapo ha un truma: da allora fa fatica a girarsi indietro, per questo parcheggia male.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualche giorno fa, mi suona il telefono di bachelite. E' lui: "Senti, ho saputo che sei un buon parcheggiatore in retromarcia: ho scoperto che i tuoi sono pugliesi... Ti offro 37.000 euro al mese, in Partita IVA: mi parcheggi la macchina?"&lt;br /&gt;Io ho accettato, ma se pensa che mi mischio con lui, si sbaglia di grosso.&lt;br /&gt;Ho subappaltato il lavoro alla Regione Puglia intera. Con quello stipendo, ci vivono in tanti.&lt;br /&gt;Nichi Vendola fa quello che può, però è fidanzato e parlare di retromarcia lo imbarazza.&lt;br /&gt;Anche perché Lapo parcheggia a Milano e, in treno, non conviene tanto fare Milano- Bari solo per parcheggiare un'auto. E' più i soldi che uno butta via in bottigliette d'acqua da mezzo litro che lo stipendio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pisapia non c'entra: da quando l'amministrazione milanese è in crisi, si è messo a guidare i tram.&lt;br /&gt;Se passi da piazza Axum verso le 22.13, ti saluta scampanellando ma non si ferma.&lt;br /&gt;Lo chiamano il tram del progresso.&lt;br /&gt;Sopra, c'è solo lui.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-3226178237764445744?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/3226178237764445744/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=3226178237764445744' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/3226178237764445744'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/3226178237764445744'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2011/09/lapo-mi-ha-dato-un-lavoro.html' title='Lapo mi ha dato un lavoro.'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-2823148598371458446</id><published>2011-09-07T09:35:00.006+02:00</published><updated>2011-09-07T10:24:52.367+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Novara'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Piero Angela'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Matrimonio'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Floriana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Dolce Gabbana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='marito'/><title type='text'>Uomini da marito</title><content type='html'>Visto che, con tutta questa crisi, non c'è lavoro, mi butto nella vita privata.&lt;br /&gt;Se mi sposo con una donna facoltosa, con un po' di fortuna, mi ritrovo a fare la dama di compagnia al suo cavallo mangiabiada.&lt;br /&gt;Solo che le donne hanno le paturnie, quindi ho pensato.&lt;br /&gt;Io, come uomo in età da marito, mi sento molto a posto.&lt;br /&gt;Diciamo che sono un buon esperto di calcio, di consistenza pasta De Cecco (sempre ottimo argomento di discussione nei bar) e di strutture in ega leggera per ombrelli.&lt;br /&gt;Ogni tanto, pronuncio 'Novara' per darmi un tono. E' un suggerimento che mi ha dato Piero Angela, una sera mentre l'ho pizzicato a cena con Floriana del Grande Fratello.&lt;br /&gt;Parlavano di Protoni e caramelle mou.&lt;br /&gt;"Ciao, Pierone! Come sta quel pirla di tuo figlio?", ma ho creato imbarazzo.&lt;br /&gt;"Novara!" ha detto Floriana. E tutto il ristorante giù a ridere.&lt;br /&gt;Quelli sì che sono uomini.&lt;br /&gt;"Gliel'ho insegnato io... " si è pavoneggiato lui&lt;br /&gt;"Se il pubblico è duro, prova con Trecate. Sono le battute per l'elite culturale: ma ridono poco", ha concluso prima di digerire con un bicchiere di Braulio della Valtellina.&lt;br /&gt;Comunque, nella classifica degli uomini da marito più desiderati, sono al 13 posto, prima di Ottavia Piccolo. Lei è contenta, molto, della sua posizione.&lt;br /&gt;Haber meno, lui vuole arrivare primo e scalzare Lando Buzzanca.&lt;br /&gt;Al 12 c'è Dolce Gabbana. Da quando hanno iniziato a fare la settimana vegana, una volta all'anno, stanno scalando la classifica. L'uomo piace all'uomo d marito. Soprattutto quando sono come quei due: uniti come un millepiedi.&lt;br /&gt;Se fanno una canzone, mi hanno promesso che gli devo preparare i panini.&lt;br /&gt;Io ho accettato, ma prima devono parlare con Bud Spencer. Tutti sanno quanto ami la cucina.&lt;br /&gt;"Sono perplesso", ha detto Dolce Gabbana, "preferisco farmi quattro penne con Piero Angela. Mi sembra più salutare..."&lt;br /&gt;"Quello è Lucianone Onder!", gli ho detto prima che Floriana facesse una scenata di gelosia e picchiasse Dolce Gabbana dopo essersi spalmata delle palline di pepe sbriciolate negli occhi.&lt;br /&gt;"Novara!" ho gridato, ma non funziona sempre.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-2823148598371458446?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/2823148598371458446/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=2823148598371458446' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/2823148598371458446'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/2823148598371458446'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2011/09/uomini-da-marito.html' title='Uomini da marito'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-4213355501451140033</id><published>2011-09-02T18:36:00.004+02:00</published><updated>2011-09-03T16:45:04.675+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Paola Marella'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nudisti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='balena'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='naturisti'/><title type='text'>Vacanze.</title><content type='html'>Allora, alla fine si dice sempre: le vacanze, che bella roba.&lt;br /&gt;Vero, verissimo, per carità.&lt;br /&gt;In vacanza ci sono però le spiagge brutte e quelle con le persone nude.&lt;br /&gt;I nudi giovani non ci sono mai, ma va be'.&lt;br /&gt;La cosa che più stupisce dei nudi è che il loro è un talento sprecato. Nessuno di quelli che ho incontrato aveva la pettorina con il numero per il campionato mondiale di abbronzatura integrale.&lt;br /&gt;Come mai, ho chiesto a un nuovo negro.&lt;br /&gt;E lui: "Guarda, ci sono i finlandesi che non ci danno tregua. E' vero che loro sono bianchi e biondi ed è uno svantaggio, ma hanno il sole continuato per 6 mesi e pam! Ci fregano"&lt;br /&gt;Infatti! Come dargli torto? Abbiamo fatto un esposto alla Camusso, ma ci ha detto che non a tempo e che ci vuole un controaltare.&lt;br /&gt;In nordafrica non sono andato. Per non cadere nel tranello del razzismo. Mi sembrava per lo menos cortese.&lt;br /&gt;Intanto, mentre coi nudi ero spiaggiato sulla sabbia, ho pensato: "Quella donna lì grassa e nuda com'è, sembra una balena. Cacciamola!"&lt;br /&gt;I nudi di solito ci tengono alla natura e gli è saltata la mosca al naso: "Ma come? Non lo sia che sono animali protetti?"&lt;br /&gt;"Sì, ma io dico di cacciarla via di qui: mi occlude la vista come le dita di un bambino piccolo occludono la produzione di palloni di Dolce e Gabbana!"&lt;br /&gt;"Per questo c'è lo sciopero del calcio?"&lt;br /&gt;"Sì, non hanno fatto in tempo a finire e Totti si è arrabbiato. Ha telefonato a Paola Marella e gli ha detto: "Senti, Paola: io senza quel pallone lì non gioco. In Italia, vogliono darci i pallone Tango e mi vergogno"&lt;br /&gt;E lei: "Ti capisco assolutamente. In Italia non c'è più gusto"&lt;br /&gt;Pum: sciopero.&lt;br /&gt;Comunque, io ero per lo spostamento della donna cetaceo, i nudi no.&lt;br /&gt;Loro dicono che gli animali sono da tutelare, soprattutto quelli in fin di vita della specie.&lt;br /&gt;"ok", ho risposto io, "ma io voglio cacciarli, perché mi piace il filetto di balena. Come la mettiamo con le libertà individuali?"&lt;br /&gt;Lui non ha saputo rispondere.&lt;br /&gt;Alla fine, faccio quello che voglio io: caccio tutti, balene, cerbiatti in amore, anziani.&lt;br /&gt;Prima o poi finiranno e, se le cose andranno come dicono loro, sarà mia premura chiedere scusa.&lt;br /&gt;Ma prima voglio le prove.&lt;br /&gt;Paola Marella è anche lei con me.&lt;br /&gt;L'unico problema è la galera. Se ci beccano a cacciare di frodo, ci mettono dentro.&lt;br /&gt;La cella sarà piccola, ma la Marella è una brava in queste cose.&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-4213355501451140033?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/4213355501451140033/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=4213355501451140033' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/4213355501451140033'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/4213355501451140033'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2011/09/vacanze.html' title='Vacanze.'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-6765097602114340342</id><published>2011-09-02T16:00:00.005+02:00</published><updated>2011-09-02T16:12:51.724+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='D&apos;Annunzio'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Vespa'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pastori'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Beccaria'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='scuola'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Piccolo Lord'/><title type='text'>Settembre.</title><content type='html'>Settembre è un mese importante: ricomincia tutto.&lt;br /&gt;Ora, sin dal 1976, i migliori a cominciare sono gli studenti dell'Istituto di ballo per ciechi "Il Piccolo Lord" di viale Monza. Basta che trovano l'aula e già sono bravi. 8.&lt;br /&gt;Le materie che insegnano sono principalmente ballo e mantenimento della forchetta lungo un piano pieno di sapone inclinato di 28 gradi.&lt;br /&gt;Ma Celsius.&lt;br /&gt;Come ci riescano, nessuno lo sa. Del resto, i ciechi sviluppano qualità incredibili.&lt;br /&gt;Fatto sta che, in capo a 3 anni, vai lì e ti diplomi giornalista.&lt;br /&gt;Come primo impiego, per vedere se sei bravo, ti mandano in Abruzzo a pascolare le capre.&lt;br /&gt;Altri, li mettono a smontare i picchetti della Falck: è patrimonio dell'Unesco, la fabbrica non c'è più da 20 anni, ma non sono molto legati alle tradizioni.&lt;br /&gt;Gli incidenti sul lavoro sono gli stessi.&lt;br /&gt;Quindi, dopo il praticantato, il tirocinio fa schifo, loro cambiano idea e si mettono a spingere le balle di fieno in direzione Ospedale Sacco di Milano.&lt;br /&gt;"Il mondo del giornalismo è malato, almeno i medici ci trattano bene. Un uovo al tegamino, qui, ci scappa sempre", dicono. Come dargli torto?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io mi sono diplomato al Beccaria, liceo classico. La cosa che mi piaceva di più era la materia di Smontare il motore della vespa.&lt;br /&gt;Andavo malissimo: era in greco antico.&lt;br /&gt;In realtà il liceo classico insegna il lavoro più vecchio del mondo: il meccanico.&lt;br /&gt;infatti, la macchina va a benzina sin da quando l'hanno inventata nell'800 e non è mai cambiato nulla.&lt;br /&gt;Persino le punture ora sono usa e getta, la macchina te la tieni 10 anni.&lt;br /&gt;Fate le punture a benzina! Durano di più.&lt;br /&gt;Fatto sta che i meccanici che escono dal liceo classico fanno schifo: e ci credo! La scuola dura 5 anni, loro ci mettono a imparare il greco antico 5 anni... mi spieghi quando hanno il tempo per leggere il manuale di istruzioni della Vespa?&lt;br /&gt;Possibile che nessuno lo abbia mai tradotto?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uno solo lo ha fatto: D'Annunzio. Solo che poi ha mischiato le lettere ed è venuta fuori la poesia Pastori.&lt;br /&gt;Da qui il tirocinio e il successo della scuola Piccolo Lord.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-6765097602114340342?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/6765097602114340342/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=6765097602114340342' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/6765097602114340342'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/6765097602114340342'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2011/09/settembre.html' title='Settembre.'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-533588776469551705</id><published>2011-07-27T23:57:00.003+02:00</published><updated>2011-07-28T00:37:46.855+02:00</updated><title type='text'>L'attesa della camomilla</title><content type='html'>Aspettare che l'acqua si scaldi è come bere una birra sgasata.&lt;br /&gt;Ti passa la voglia.&lt;br /&gt;Il mio problema non è tanto legato alla camomilla ma al fatto che porto gli occhiali.&lt;br /&gt;Quelli che non ci vedono bene, dipendono dalla vista più che dal palato.&lt;br /&gt;Io guardo la pasta che si cuoce e non l'assaggio.&lt;br /&gt;Mi fido del colore.&lt;br /&gt;Lo faceva anche Picasso.&lt;br /&gt;Il periodo rosa.&lt;br /&gt;Io, salato.&lt;br /&gt;L'ho letto in un libro, deve essere vero. L'autore l'hanno ritrovato sulle rive del Ticino che faceva la corte a uno scoglio. Ti pettino diversa, diceva, ma ti riconosco. Bellissima.&lt;br /&gt;E giù a limonare duro come adolescenti che mangiano i panzerotti.&lt;br /&gt;Fatto sta che io delego tutto alla vista.&lt;br /&gt;L'altro giorno, incontro Federica Villani che mi fa: "Porti gli occhiali per moda o perché ci vedi male?"&lt;br /&gt;Io non le ho creduto e le ho risposto: "Blu"&lt;br /&gt;Non ha capito la mia risposta e mi ha rotto gli occhiali.&lt;br /&gt;Fine della vista e delega ritirata.&lt;br /&gt;Ora, mi ritrovo a mangiare solo pasta scotta.&lt;br /&gt;"Non c'è nessunissimo problema", mi fa la Villani. Voleva essere invitata a cena. Si è tolta i suoi, di occhiali, ha sfilato le lenti con un colpo dello zoccolo, e ci ha messo le mie. Ma erano diverse: le mie quadrate, le sue rotonde.&lt;br /&gt;"Non c'è nessunissimo problema", ha preso le mie lenti e le ha ficcate a forza dentro. Quindi, con dello scotch di carta ha tappato gli spazi nella montatura che rimanevano vuoti.&lt;br /&gt;"Così provi intanto come stai con questa montatura; se poi ti trovi bene, mi chiami e io lo dico al mio amico che lavora al mercato ittico di CAMM; lui trafuga le lenti a contatto dagli occhi dei morti nel cimitero di Novara. Si trova bene, non si è mai lamentato nessuno; solo, le lacrime artificiali dei morti, quando le metti su, ti fanno vedere delle cose strane.&lt;br /&gt;Cataratte"&lt;br /&gt;"Bene, siamo a posto così" ed è andata via.&lt;br /&gt;Sono due giorni che vomito: le lenti sono al contrario e cammino male.&lt;br /&gt;Ma so che se dico alla Villani che non mi trovo bene, lei mi ride in faccia e mi costringe a passare tre giorni chiuso in cantina con il barista che fa i panini poveri del Giambellino. Io lo so che è un brav'uomo e lo fa per la famiglia, tuttavia non posso sopportare che per fare la bresaola si limi le ascelle.&lt;br /&gt;"Ma è di qualità superiore e io non voglio sapere da dove viene", dice la Villani: "Mangia!"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'uomo del bar adesso ha una bresaola di qualità superiore.&lt;br /&gt;Io ho male a una coscia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La mia ragazza non lo sa, che mi ha bresaolato la coscia. Pensa che sono andato al mare con la mia amante e che non ho messo la protezione solare sulle chele.&lt;br /&gt;Io non le dico niente, perché sono convinto che se le dico la verità divento omosessuale.&lt;br /&gt;Gli alieni non esistono, la bresaola non le piace.&lt;br /&gt;Sono in un bel guaio!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-533588776469551705?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/533588776469551705/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=533588776469551705' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/533588776469551705'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/533588776469551705'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2011/07/lattesa-della-camomilla.html' title='L&apos;attesa della camomilla'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-3252668182238504120</id><published>2011-07-22T12:28:00.004+02:00</published><updated>2011-07-22T12:43:03.887+02:00</updated><title type='text'>L'invida degli hobbies</title><content type='html'>Da quando uno è a casa, prova invidia.&lt;br /&gt;Io invidio profondamente chi ha i lavori poco impegnativi.&lt;br /&gt;Un mio amico conta le teste dei cinesi in via Polo Sarpi.&lt;br /&gt;Solo che, visto che beve, perde il conto. Son passato ieri da casa sua ed era a 72 e 1/2.&lt;br /&gt;L'ho guardato perplesso.&lt;br /&gt;"E' un cinese fan di Fellini"&lt;br /&gt;Va bene.&lt;br /&gt;Se era Scola no, ma Fellini ormai è internazionale.&lt;br /&gt;A me non è mai successo.&lt;br /&gt;Per riprendermi da questa invidia, ho deciso che avrei passato il mio pomeriggio a parlare con il pescivendolo di Porta Ticinese dei miei problemi d'infanzia.&lt;br /&gt;Lui mi dice sempre di no, mi vuole cacciare, ma in fondo ama i miei ricordi.&lt;br /&gt;Mi sdraio sul bancone e parlo per circa mezz'ora e mezzo di quello che ho fatto nel Natale dell'85.&lt;br /&gt;Le donne si fermano ad ascoltarmi quando parlo della mamma che stirava le camicie a mio papà mentre lui le indossava.&lt;br /&gt;Che donna di polso, dicono ridendo.&lt;br /&gt;Poi mi dicono che sono la loro orata preferita e mi pagano 89 cent al kg. Il prezzo non è alto, del resto abito lontano dal mare.&lt;br /&gt;Io vado via con loro lo stesso, tanto il pescivendolo ci guadagna col peso.&lt;br /&gt;Solo, che poi ogni sera devo togliermi le scaglie dalla schiena e viene fatica.&lt;br /&gt;Le donne lo fanno con un rastrello e mi obbligano a stare zitto.&lt;br /&gt;A me non piace per via che mi fa sentire un uomo oggetto, ma non posso dire niente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Brad Pitt ha le scaglie del capitone su un braccio. Angelina Jolie è gelosa.&lt;br /&gt;Per la Aniston lui si era fatto crescere la forfora.&lt;br /&gt;Per non saper né leggere né scrivere, una sera al bar di Ripamonti, ero con loro e ho detto: "Angiolina, le emorroidi a che punto sono nella tua classifica?"&lt;br /&gt;"Nessun uomo me le ha mai regalate...!"&lt;br /&gt;"Io sono uno possessivo: non le regalo, però so farle suonare come nacchere!"&lt;br /&gt;Dietro un cespuglio c'era la Cipriani che è impazzita.&lt;br /&gt;"Ti amo, papà!" ha gridato. Io non sono suo padre ma non sto a sottilizzare.&lt;br /&gt;SOno andato da lei.&lt;br /&gt;Sì, ho lasciato subito la Jolie in brodo di giuggiole proprio nel momento in cui mi dimostrava il suo amore facendosi installare due maracas nel labbro inferiore.&lt;br /&gt;Dopo questo gesto, tutti si dichiaravano pronti a vestirsi dei velluti che si usano per segnalare la presenza di un morto solo per lei. Ma lei niente: non aveva occhi che per me.&lt;br /&gt;L'ho lasciata. Le donne troppo collose non le sopporto.&lt;br /&gt;Poi, lei è una che si agita nel sonno: la sabbia nelle maracas non mi avrebbe fatto dormire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora sono fidanzato con la ragazza che lecca i francobolli giù al tabacchi di piazzale Baracca.&lt;br /&gt;E' ancora in forma, nonostante il lavoro. Come mai?&lt;br /&gt;Lo so. Nel tempo libero si allena a sparare i chiodi in fronte ai vitelli al macello di Lambrate.&lt;br /&gt;Fa a gara di velocità con Alba Parietti.&lt;br /&gt;Si rilassano, io sono contento che abbia amicizie sane.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-3252668182238504120?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/3252668182238504120/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=3252668182238504120' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/3252668182238504120'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/3252668182238504120'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2011/07/linvida-degli-hobbies.html' title='L&apos;invida degli hobbies'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-8578232932181416913</id><published>2011-07-21T10:50:00.004+02:00</published><updated>2011-07-21T11:18:19.051+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='#privilegi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pompei'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lucullo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cesare'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='#corruzione'/><title type='text'>Il problema della disoccupazione.</title><content type='html'>Il problema della disoccupazione, in Italia, è la digestione.&lt;br /&gt;Vero.&lt;br /&gt;Il disoccupato non lavora, quindi si fidanza con una ragazza brava, carina, che lo ama e lo ingrassa.&lt;br /&gt;Solo che poi si stendono insieme e lui non digerisce.&lt;br /&gt;Le galline sono felici dentro le gabbie, il disoccupato no.&lt;br /&gt;Per questo nasce il Fascismo. Da una situazione di disoccupazione indigeribile, ecco l'ammirazione per il popolo della Roma che fu: loro stavano sdraiati sul triclinio e digerivano lo stesso.&lt;br /&gt;Come?&lt;br /&gt;Non si sa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'altro giorno, sotto casa, incontro uno che esce dal tabacchi e mi fa: "Ho inventato la macchina del tempo"&lt;br /&gt;Bene, dico io. Bravo. Mi fai fare un giro?&lt;br /&gt;Potevo andare nel futuro a scommettere sui cavalli, ma ho deciso di andare a parlare con Lucullo.&lt;br /&gt;Volevo dirgli: "Lucullo, se mi spieghi come fai a digerire sdraiato, io ti dico chi ha vinto il Mondiale del 2006. Tu lo scrivi su un vaso, lo lasci a Pompei e noi lo troviamo. Tanto coi tempi ci siamo. Diventi meglio di Nostradamus"&lt;br /&gt;E lui: "Nostradamus qui est"&lt;br /&gt;Va be', ho risposto. Se dobbiamo partire dall'ABC, ci mettiamo sei mesi.&lt;br /&gt;Pensavo fossi più intelligente... chissà come mai non ti sei ancora strozzato con una banana.&lt;br /&gt;Poi mi ha invitato a cena e ho scoperto che uno schiavo gli sbatteva un badile sul ventre dopo mangiato. Lui sempre sdraiato sul triclinio.&lt;br /&gt;Faceva dei rutti che neppure all'esame di maturità per ingegneri sismici.&lt;br /&gt;Bravo, gli ho detto. Penso che potresti essere un buon senatore della Seconda Repubblica.&lt;br /&gt;Non ci credeva.&lt;br /&gt;Già, noi votiamo così. Li mettiamo tutti nudi davanti a Montecitorio, loro fanno una gara di rutti e quello che arriva più vicino (misto di rumore e odore, sia chiaro) al Quirinale, entra nel Governo.&lt;br /&gt;Così è nata la Lega di lotta e di governo.&lt;br /&gt;La gara delle tette, che non  è esclusiva per le donne, vale solo per le Regioni.&lt;br /&gt;Lucullo ha ammirato la civiltà del futuro e mi ha invitato a fare un viaggio a Pompei.&lt;br /&gt;Ho guardato l'orologio, ho visto che con l'eruzione c'eravamo quasi.&lt;br /&gt;"Io non vengo", ho detto. "ho un problema di vescica e il pavè mi fa male. Ma so che sei molto amico di Cesare. Suo figlio potrebbe diventare un capellone e dargli dei dispiaceri. Mandaci lui a Pompei che, prima o poi, in un modo o nell'altro, le cose si risolvono"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intanto, già che c'ero, ho pensato di risolvere un paio di questioni politiche.&lt;br /&gt;Ho fatto un salto nella macchina del tempo, per presentare Muccioli a Giulio Cesare.&lt;br /&gt;La storia d'Italia è degenerata con la corruzione dell'Impero Romano; sai mai che quell'uomo lì poteva risolvere le cose prima di fare tutto il casino che è successo dai Savoia in poi.&lt;br /&gt;Ma poi, forse, avrei fatto meglio a chiamare Steve Jobs.&lt;br /&gt;Li ho lasciati soli a parlare.&lt;br /&gt;Un giorno, gli porto anche Tonino Di Pietro.&lt;br /&gt;Speriamo bene.&lt;br /&gt;Salute!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Borghezio è in Europa, davanti a tutti. Ma non si sa a quale competizione abbia partecipato.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-8578232932181416913?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/8578232932181416913/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=8578232932181416913' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/8578232932181416913'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/8578232932181416913'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2011/07/il-problema-della-disoccupazione.html' title='Il problema della disoccupazione.'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-7744385474516853606</id><published>2011-07-02T16:39:00.004+02:00</published><updated>2011-07-03T10:59:27.623+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='notte'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Tyson'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Agassi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='citofono'/><title type='text'>Il primo sabato di luglio.</title><content type='html'>Nella notte, mentre sogno che Gesù è donna e mi sta per rivelare la vera storia d'Occidente (Annibale era gay e le Forche Caudine sono state la prima versione del Bunga Bunga berlusconiano), mi sveglio.&lt;br /&gt;Fuori piove, ma non è quello il problema.&lt;br /&gt;Il punto è che il citofono suona.&lt;br /&gt;Mi alzo.&lt;br /&gt;"Sì." dico. Non sono gentile, ma voglio vedere chi è gentile a quest'ora.&lt;br /&gt;I testimoni di Geova, forse. Ma non conosco nessuno che va a citofonare ai testimoni dei Geova.&lt;br /&gt;"Senti, sono Mike Tyson, ti aspetto giù, vorrei parlarti" mi fa.&lt;br /&gt;"Va bene, Mike, arrivo. Ma non è possibile che ogni sabato vieni qui e citofoni. Devi darti una regolata oppure va a finire che ti mando a reggere gli aquiloni ai bambini senza braccia dell'ospedale psichiatrico."&lt;br /&gt;"No, gli aquiloni no, sai che ho le vertigini al contrario"&lt;br /&gt;"Va bene, allora ti faccio assumere da Rocco Siffredi"&lt;br /&gt;Da quando non lavora più come attore, Rocco lo impiegano come elastico umano per il &lt;span class="st"&gt;&lt;em&gt;bungee&lt;/em&gt; jumping&lt;/span&gt; sul ponte del Lambro verso la centrale. Per tirare su la gente, una donna lo eccita e il suo membro fa da argano.&lt;br /&gt;Al Bano è invidioso. Solo che lui parla in dialetto e Rocco in inglese: è un punto nel CV da cui non si scappa.&lt;br /&gt;"Prendo un ombrello", dico a Tyson.&lt;br /&gt;No, dice lui, non ti preoccupare.&lt;br /&gt;Ormai sono 3 mesi che faccio l'ombrello umano -tu stai fermo, io prendo a pugni le gocce che cadono sopra la tua testa e non ti bagni. Sono uno piuttosto bravo- e oggi non ho problemi si soldi: te lo faccio gratis.&lt;br /&gt;Va bene, dico, e scendo.&lt;br /&gt;La pioggia non mi bagna, ma Tyson sputa. E' uguale.&lt;br /&gt;Cosa c'è?, dico. Lui scuote la testa e fa il timido.&lt;br /&gt;Andiamo al bar con le prostitute, le saluto e ordiniamo due caffè.&lt;br /&gt;Lui mi guarda: "le conosci tutte, non vorrei che gli dicessi i miei segreti"&lt;br /&gt;Non le conosco, ma non glielo dico: lui si fida.&lt;br /&gt;I suo segreti non interessano a nessuno.&lt;br /&gt;Il problema è che lui aveva una cotta per Rosanna Lambertucci, ma lei non ne vuole più sapere.&lt;br /&gt;Ha detto che ha provato a rimetterlo sulla giusta via (lui è sempre stato uno violento, ma l'amore cura tutto) con una dieta povera di sale. All'inizio andava tutto bene, poi però lei lo ha scoperto che leccava il sudore dai corpi dei suoi avversari.&lt;br /&gt;Volevo solo condire l'insalata, le ha detto.&lt;br /&gt;Lei non ci ha creduto ed è tornata dal suo vecchio amore: Agassi. Almeno lui è sincero e ha smesso di brucare le aiuole, da quando ha accettato la sua calvizie.&lt;br /&gt;E comunque, almeno, la sua dieta era migliore della tua, ti lascio.&lt;br /&gt;Senti, allora, gli ho detto. La Lambertucci io lo sapevo che era una fissata. Dovevi fare l'amante della Panicucci: ha già un uomo, chiede poche cose, non grida, si comporta ancora bene e coi capelli che ha puoi anche riempirci i cuscini. E' comunque un bel business.&lt;br /&gt;Ma tu no, hai deciso di fare questa cosa dell'ombrello umano. Per carità, l'imprenditoria va sempre incoraggiata, ma la Lambertucci è una donna piuttosto impegnativa.&lt;br /&gt;Lui si deprime.&lt;br /&gt;Allora, facciamo così: vai da Agassi, gli dici che ti mando io, gli chiedi indietro quei 273 euro che gli ho prestato quando siamo andati insieme da Mc Donald's in piazza Duomo e, visto che non ce li ha sicuro, occupato com'è a comprare lamette da barba all'Esselunga di Baranzate -del resto, se ti tagli i capelli anziché la barba, le lamette si spaccano-, gli spacchi una mano. Poi così siete pari.&lt;br /&gt;Li mi ha guardato contento, la soluzione gli piaceva, poi ha fatto dono a una prostituta di un anello con un orecchio al posto del brillante.&lt;br /&gt;Era ancora caldo.&lt;br /&gt;Forse ad Agassi piace il sadomaso e i soldi non me li darà mai.&lt;br /&gt;Devo mettermi in affari con Gambadilegno. Almeno, mi offre due noccioline e non mi sveglia di notte, che è occupato a lavorare.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-7744385474516853606?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/7744385474516853606/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=7744385474516853606' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/7744385474516853606'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/7744385474516853606'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2011/07/il-primo-sabato-di-luglio.html' title='Il primo sabato di luglio.'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-612614502170745493</id><published>2011-06-27T10:46:00.007+02:00</published><updated>2011-06-28T16:14:06.846+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='disoccupazione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Campari'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lavoro'/><title type='text'>Ho visto le nuvole.</title><content type='html'>Quando uno lavora, pensa sempre di avere delle idee bellissime che però non può sviluppare.&lt;br /&gt;Io, da quando non lavoro più, non ho più idee.&lt;br /&gt;Per esorcizzare la cosa, accendo la tv. Anche lì c'è gente senza idee che lavora e guadagna un sacco di soldi. Non aiuta, ma mi consolo.&lt;br /&gt;Con solo, un ossimoro.&lt;br /&gt;E allora mi deprimo e penso che dovrei essere unico. Ma mi accontento di essere anche soltanto raro.&lt;br /&gt;Allora, per fare quello diverso, non tolgo la felpa nonostante i 40 gradi all'ombra e decido di promuovere un deodorante che non ti fa puzzare.&lt;br /&gt;Non è vero, ma tanto alla televisione l'odore non si sente e le ragazze, che mi credono intelligente, si buttano ai miei piedi.&lt;br /&gt;Nel contempo, visto che sono uno dalle vedute larghe, dico anche che ho inventato un dentifricio che ti lavi i denti il lunedì e il venerdì hai ancora l'alito fresco.&lt;br /&gt;Io vivo da solo e la sera torno a casa e mi lavo, ma nessuno lo sa.&lt;br /&gt;Il mio deodorante costa 4.327 euro. Il dentifricio, se prendi il deodorante, te lo regalo.&lt;br /&gt;Il vantaggio è la spedizione: te li porto io a piedi da Cremona (Milano- Cremona però ci vado in treno), così che possiamo conoscerci di persona.&lt;br /&gt;Il rapporto con il venditore deve essere intimo.&lt;br /&gt;Così ci strusciamo le ascelle sull'uscio di casa per condividere un deodorante: è una manifestazione di stima e affetto.&lt;br /&gt;Una volta un signore mi ha chiesto di strofinarci gli inguini.&lt;br /&gt;Io non ho accettato, mi sembrava troppo. Poi ho scoperto che lavorava ai mercati generali di Milano, all'ittico di CAMM. Ho accettato, conveniva.&lt;br /&gt;Mi ha regalato per quel lavoro lì un kg di cernie.&lt;br /&gt;Erano pre muro di Berlino, ma sembravano ancora belle.&lt;br /&gt;Lui per convincermi ha tirato un morso alla testa della cernia e gli è rimasto su attaccato un molare d'oro. Ho pianto.&lt;br /&gt;Io, da piccolo, ho decapitato il pesce rosso di mia sorella.&lt;br /&gt;Fatto sta che ho deciso di sviluppare la mia creatività da disoccupato in altro modo.&lt;br /&gt;Da allora, il pomeriggio, mi sdraio sul prato dell'eliporto di Bresso e mi fermo a guardare le nuvole bevendo Campari e mordendo teste di cernia.&lt;br /&gt;I vecchi mi chiamano barbone, ma io faccio due esperimenti.&lt;br /&gt;1. vado al bar a ricaricare il Campari e cerco di capire quali delle ottuagenarie presenti possano farsi convincere a praticare un lifting al seno per la cifra di 2.346 euro+IVA (opero io, senza licenza. Il problema è che loro pensano sia un'avance e non mi pagano. Mi chiamano uomo oggetto, io le chiamo donne posacenere. I loro mariti pensano che io sia Gesù perché non fumo).&lt;br /&gt;2. Mi metto al sole non tanto per vedere se l'alcol mi sale prima in testa, quanto per capire quale sia la quantità necessaria di Campari per sudare rosso. Ho bevuto 2 litri, e niente. In compenso, sono il primo uomo sulla terra con la lingua fatta di truciolato. Lecco l'erba per sentire in bocca la pasta del capitano e sono contento: mi sento dello show biz.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre esperimento, guardo le nuvole e cerco le idee geniali che avevo quando lavoravo. E' vero, assumono le forme più strane e poetiche.&lt;br /&gt;Mi sento come un adolescente alle docce della stazione Centrale: non so proprio dove guardare.&lt;br /&gt;Ma è questione di fantasia, dipende da quanta ne hai.&lt;br /&gt;Ne ho vista una che sembrava la parte posteriore di un'apparecchiatura elettrotecnica in vetroresina. Mi sono chiesto se avesse una buona conducibilità elettrica.&lt;br /&gt;Fine del Campari, fine della fantasia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-612614502170745493?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/612614502170745493/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=612614502170745493' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/612614502170745493'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/612614502170745493'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2011/06/ho-visto-le-nuvole.html' title='Ho visto le nuvole.'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-3149867653016993247</id><published>2011-06-22T19:49:00.008+02:00</published><updated>2011-06-27T10:44:25.126+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='sabbietta'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='gatti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lavoro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='bruciare'/><title type='text'>Chi dorme.</title><content type='html'>La mattina suona la radiosveglia e cantano i Pooh.&lt;br /&gt;Li celebrano perché sono morti, penso.&lt;br /&gt;Un incidente automobilistico che li consegna alla storia.&lt;br /&gt;Ma poi mi dico che non possono morire, altrimenti li avrebbero già uccisi.&lt;br /&gt;Quindi, visto che non ho nessuno che mi mette fretta, cerco di imparare a memoria la loro canzone.&lt;br /&gt;(Roby Facchinetti non vuole essere chiamato nonno, ma Papone. Povero bambino: già sua mamma è la Marcuzzi. E poi esistono i detrattori di Freud...)&lt;br /&gt;Sapere a memoria le cose è importante. In generale, ogni giorno, cerco di memorizzare almeno 1 parola nuova.&lt;br /&gt;Oggi è respargimentazione. Non so che cosa significa, ma ognuno ha il diritto di coltivarsi i suoi hobby.&lt;br /&gt;Il mio hobby di luglio sarà l'accalappiamento delle mosche tramite utilizzo di sabbietta per gatti usata. Ho letto su un giornale free press che è una tecnica molto usata in Australia.&lt;br /&gt;Chi ci è andato, me lo ha confermato.&lt;br /&gt;Tanto le mosche amano la merda e non conoscono il nord e il sud.&lt;br /&gt;Tu cerchi la mosca, aspetti che si fermi, quindi la ricopri di felina.&lt;br /&gt;Visto che le mosche sono contente, i gatti anche, ho pensato che fosse un buon modo per instaurare nuovi rapporti.&lt;br /&gt;Ho conosciuto una ragazza. Le ho raccontato che vedo le nuvole a forma conica, utilizzabili secondo le mie più moderne teorie per praticare, artigianalmente e senza licenza, la blefaroplastica. Ci siamo baciati prima ancora di dire stica. Ero a blefaro e l'avevo già conquistata.&lt;br /&gt;Mentre dormiva, ho preso la sabbietta dei gatti (2, grassi) della Chiaretta e gliel'ho versata sulla nuca. La tecnica ha funzionato, ma lei non ha apprezzato.&lt;br /&gt;Poi, ho dovuto bruciare il letto, ma con le manifestazioni di questi giorni sono andato su Libero (mi hanno fatto assomigliare a Che Guevara, ma coi baffetti da Hitler: sono bipartisan, loro) e la cosa si è rivelata comunque utile.&lt;br /&gt;Per cercare di capire a meglio il fenomeno, ho fatto la stessa cosa al bar.&lt;br /&gt;C'è una barista nuova.&lt;br /&gt;Una birra, ho chiesto. Lei si è girata e VUM! Un attimo: la nuca piena di sabbietta.&lt;br /&gt;Lei mi guarda e mi dice: ti amo perché sei impulsivo.&lt;br /&gt;Io accetto di buon grado, la bacio e, per vivere felici in Equador coi soldi dell'assicurazione, diamo fuoco al bar.&lt;br /&gt;Libero mi ha dato un anticipo sull'anteprima dell'incendio e un accenno a Primavalle. Dovevo comunque rendergli conto: dopo il primoa rticolo, abbiamo instaurto un buon rapporto dare avere.&lt;br /&gt;La cosa però non è stata indolore.&lt;br /&gt;Ogni mattina, mi sveglio e chiamo la mia amica Chiaretta per conoscere le vicende intestine dei gatti. Lei però ormai sa che sono io e non mi risponde più.&lt;br /&gt;Ha trovato un lavoro e non vuole darmi il copyright. Infatti, la sabbia tira un casino e so che lei la rivende alla società Autostrade perché è un'imprenditrice della Salerno Reggio Calabria. Più i gatti cagano, più dura l'asfalto. Li purga facendogli mangiare le crocchette al tonno e prugne.&lt;br /&gt;Son due giorni che il suo fidanzato sta male.&lt;br /&gt;Lei è molto felice: ha il comando della tv.&lt;br /&gt;Il problema è che io per chiamarla dall'Equador dove come lavoro brucio i bar e le automobili che compro per truffare la assicurazioni spendo un sacco di soldi. La Chiaretta non risponde ma ha la segreteria telefonica.&lt;br /&gt;E' comunque business, io la capisco. Anche moralmente, ha ragioni valide.&lt;br /&gt;Preferisce fregare lo Stato che aiutare me con le donne.&lt;br /&gt;Ognuno è fatto a modo suo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-3149867653016993247?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/3149867653016993247/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=3149867653016993247' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/3149867653016993247'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/3149867653016993247'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2011/06/chi-dorme.html' title='Chi dorme.'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-3223179407887537552</id><published>2011-06-22T19:22:00.004+02:00</published><updated>2011-06-28T16:08:12.083+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='candele'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='#paolo bordigoni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='disoccupazione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='sci'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='tomba'/><title type='text'>Vita da casa</title><content type='html'>Ora che non ho più un lavoro sono preoccupato. Non tanto per i soldi, o per il cibo.&lt;br /&gt;Finché un uomo ha una mamma, non è mai single.&lt;br /&gt;La cosa che più mi preoccupa è che divento uno di quelli che sono attivisti. Finché uno c'ha un lavoro, mattina e sera pensa a quello e via. Appena uno resta a casa, pensa e va in piazza.&lt;br /&gt;Io non ho niente contro quelli che protestano, anzi. Bravi!&lt;br /&gt;E batto le mani. Da casa.&lt;br /&gt;La cosa però -è un problema- che a me mi è sempre piaciuta è veder consumare le candele. In piazza, non posso farlo: c'è vento. Poi, in questi giorni qui, capita che è anche umido e fa caldo. Quelli della piazza mi vedono e mi dicono di spegnere ché fa ancora più caldo.&lt;br /&gt;In Grecia, infatti, usano i laser. Da noi, i laser, li usano allo stadio.&lt;br /&gt;Forse, è che noi italiani siamo confusi.&lt;br /&gt;Io, visto che amo veder consumare le candele, ho scritto ad Alberto Tomba. Lui è uno dei più grandi consumatori di cera per candele esistenti. All'inizio, quando era giovane, faceva lo slalom non coi paletti ma con gli stoppini accesi. Visto che era povero (ha fatto il Carabiniere perché in una manifestazione aveva sentito lo slogan la disoccupazione), sciava nudo.&lt;br /&gt;Le foto non sono mai venute fuori. Io ce lo ho salvate tra le foto della cresima di Paolo Bordigoni.&lt;br /&gt;Comunque, anche i suoi erano poveri e non potevano permettersi l'abbonamento per le piste. Quindi si allenava di notte, nudo, e spegneva gli stoppino quando passava facendo i peti che chiamavano la congestione. Se si appartava per espletare la purga, il padre controllava le candele accese , lo beccava e lo purgava di più.&lt;br /&gt;Devi imparare a soffrire, gli diceva. Lui, al padre, era molto legato. Per seguire questo insegnamento da grande, ha cambiato allenatore e papà.&lt;br /&gt;Ha imparato a purgarsi da solo a 27 anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il padre di Tomba ha allenato con la tecnica delle purghe anche Totti.&lt;br /&gt;Si volevano molto bene.&lt;br /&gt;Tomba non ha mai risposto alle mie lettere.&lt;br /&gt;Io non me la prendo: condividere le passioni è come condividere le donne. Qualcuno si tira sempre troppo il lenzuolo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-3223179407887537552?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/3223179407887537552/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=3223179407887537552' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/3223179407887537552'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/3223179407887537552'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2011/06/vita-da-casa.html' title='Vita da casa'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-1350758816849731611</id><published>2011-05-08T19:21:00.006+02:00</published><updated>2011-05-08T19:36:55.272+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='denti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='disoccupazione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Moratti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ultima settimana'/><title type='text'>L'inizio della fine: venerdì sono disoccupato.</title><content type='html'>L'ultima settimana di lavoro comincia domani.&lt;br /&gt;Non mi lamento, per carità. Non mi piace affezionarmi alle persone, figurati ai posti di lavoro.&lt;br /&gt;Però, la sedia era comoda.&lt;br /&gt;Poi da settimana prossima ho un impegno. Ho messo gli occhi sulla ragazza cinquantenne, sola, del circolo bocciofilo che versa il barbera con la mano sinistra. La destra, ha subìto l'amputazione del pollice. Se riuscisse a prendere il bottiglione da 3 litri, mi stupirei e le direi subito: "Ti amo".&lt;br /&gt;Questo non succede. Però, una con un'abilità così è da sposare subito.&lt;br /&gt;Infatti, già ieri, ho pensato di illuderla parlandole di matrimonio.&lt;br /&gt;Lei ha fatto cadere il barbera di un signore anziano che l'ha colpita più volte con gli incisivi da passeggio.&lt;br /&gt;Bene così, è giusto che si abitui. Io, i miei incisivi, li uso anche contro gli ausiliari della sosta.&lt;br /&gt;Loro spesso mi ringraziano per non aver usato i molari. Quella è gente che ha capito come va il mondo.&lt;br /&gt;"Come stai?"&lt;br /&gt;"C'è chi sta peggio", dicono.&lt;br /&gt;"Chi, ad esempio?"&lt;br /&gt;E indicano prima i cartelli della Moratti, poi fanno vedere i glutei. Lindi, rosei.&lt;br /&gt;E allora?&lt;br /&gt;Se fanno troppe multe, visto che siamo in campagna elettorale, la Letiziona la sera li chiude nella stazione degli autobus di viale Sarca e li fa picchiare dagli odontotecnici.&lt;br /&gt;Quella è gente che coi denti ci lavora e sa come usarli senza lasciare lividi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Comunque, l'ultima settimana di lavoro mi fa stare male. Anche l'autostima ne risente.&lt;br /&gt;Io, per sentirmi meglio, allora vado nei sottopassi della stazione Garibaldi, di notte, e seguo le ragazze. Mi metto gli stivali coi tacchi di legno, così che si senta nettamente che sto arrivando.&lt;br /&gt;Loro hanno paura, io batto più forte e le faccio scappare.&lt;br /&gt;Non lo faccio per loro, ma almeno mi fanno sentire qualcuno.&lt;br /&gt;Grazie. Poi torno a casa e, per addormentarmi, mi conto i molari. Undici, perfetto.&lt;br /&gt;(Sì, la donna che mi dorme accanto è Letizia Moratti. L'altro suo amante è un odontotecnico che ci prova con me.  Non avremo mai una relazione. Io accetto i denti che strappa agli ausiliari in regalo, per non offenderlo: alla fine la strada ormai l'ha fatta)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Resta il fatto che la ragazza del barbera ha un debole per me. Ma non posso dirlo a Letizia prima delle elezioni. Non mi piace sentirmi responsabile di una eventuale debacle.&lt;br /&gt;Spero che vinca, così mi tolgo un peso dallo stomaco e posso non lasciarla più perché è una fallita.&lt;br /&gt;Ma se crede che poi la aiuto a fare il sindaco -viste che sono stato il più grande organizzatore della salsicciata di Bollate- non ha capito l'antifona.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La mattina mi sveglio e mi tocco la barba da pedofilo. Dovrei tagliarla?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-1350758816849731611?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/1350758816849731611/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=1350758816849731611' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/1350758816849731611'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/1350758816849731611'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2011/05/linizio-della-fine-venerdi-sono.html' title='L&apos;inizio della fine: venerdì sono disoccupato.'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-2465386311280133717</id><published>2011-04-27T21:30:00.007+02:00</published><updated>2011-04-27T22:00:28.606+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ufficio'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='tv'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='casting'/><title type='text'>Ho capito il mio lavoro (a delinquere).</title><content type='html'>Il mio lavoro è così: io chiamo delle genti che amano la televisione, parlo con loro e mi informo un po' su quello che fanno, quello che gli piace, quello che no, la loro vita standard.&lt;br /&gt;Poi, le genti che amano la televisione, gli dici: volete venire da noi, ché vi controlliamo per capire se c'avete la faccia giusta?&lt;br /&gt;Loro dicono di sì, io sorrido alla cornetta del telefono e siamo felici.&lt;br /&gt;Ci servono tot persone ogni tot giorni.&lt;br /&gt;E fin qui, il lavoro. Come quando scopri dei soldi in una giacca invernale e li spendi, senza averlo deciso prima.&lt;br /&gt;Poi, arriva il giorno in cui hai dato l'appuntamento a queste genti che amano la televisione, e scopri che alcuni nel tuo ufficio (Marzullo e la Villani) scompaiono.&lt;br /&gt;Dicono che vanno a fare il castin, e dopo un po', tornano con delle valigie enormi che hanno riempito 'durante il castin'.&lt;br /&gt;E va bene così.&lt;br /&gt;Loro tornano, sembrano felici, il castin può essere andato più o meno bene, ma tutto ok, dicono.&lt;br /&gt;E io e Paolo, nell'ufficio, non ci preoccupiamo e chiamiamo ancora degli sconosciuti, facendoci i fatti loro e parlando con loro come se fossimo amici amici amici.&lt;br /&gt;Poi tu basta che dai confidenza a uno e anche se non lo hai mai visto, sembra che siete disposti a saltarvi sulla schiena vicendevolmente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A me sembra che tutto sto casino, loro (Marzullo e la Villani) lo facciano con uno scopo preciso.&lt;br /&gt;Noi chiamiamo le genti che amano la televisione e gli diciamo: venite qui, ché vediamo se voi piacete alla televisione. Loro vengono e loro (Marzullo e la Villani) -contemporaneamente- vanno via e tornano con la valigia piena di castin.&lt;br /&gt;Sempre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'altro giorno, ho chiamato al castin uno che poi si è presentato con la Jaguar.&lt;br /&gt;La Villano e Marzullo si sono guardati e si sono sfregati le mani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dicono che vanno a fare i casting, loro (Marzullo e la Villani).&lt;br /&gt;A casa mia, si chiama rubare.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-2465386311280133717?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/2465386311280133717/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=2465386311280133717' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/2465386311280133717'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/2465386311280133717'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2011/04/ho-capito-il-mio-lavoro.html' title='Ho capito il mio lavoro (a delinquere).'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-5087023538107856303</id><published>2011-04-26T21:37:00.002+02:00</published><updated>2011-04-26T22:01:21.114+02:00</updated><title type='text'>Il lavoro ci renderà.</title><content type='html'>Il contributo di ogni lavoratore si trova nella pausa pranzo.&lt;br /&gt;Quanto più uno sta fuori, tanto più contribuisce all'azienda.&lt;br /&gt;Su otto ore di lavoro, quattro sono in pausa pranzo, due sono in bagno.&lt;br /&gt;In realtà, io mi annoio, ma non lo faccio vedere. Altrimenti, l'azienda ci resta male.&lt;br /&gt;Una mia collega, è stata in pausa sei mesi. E' tornata e non l'hanno più voluta.&lt;br /&gt;Si sono offesi: doveva stare in pausa di più.&lt;br /&gt;Lei per ripicca ha chiamato Fabrizio Corona per minacciarli: se non la riprendevano, lui faceva i rutti e le scoregge in dialetto. Vale doppio: primo perché si offendono i terroni, secondo perché si offendono i rutti.&lt;br /&gt;I rutti sono molto permalosi, si sa. Sono i cugini cattivi dei nani e non sanno stare agli scherzi.&lt;br /&gt;Loro, quelli dell'azienda, l'hanno ripresa dentro -Corona è uno che ci sa fare- e la spediscono in Germania a lavorare.&lt;br /&gt;Lei, in fondo, è felice. Oggi abbiamo mangiato insieme e lei ha deciso di prendere la palla al balzo. Ha ingoiato un chilo di vernice arancione e ha fatto, in redazione, il classico rutto a bolla.&lt;br /&gt;Tutti hanno applaudito mentre l'ambulanza la portava via.&lt;br /&gt;Nel mio ufficio, il suo sorriso sostituisce l'occhio di Napolitano.&lt;br /&gt;Ne siamo fieri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io, per non saper né leggere né scrivere, ho deciso di sposarmi con la ragazza del bar in cui vado per il caffè, con il mio collega mentre in ufficio manca la corrente.&lt;br /&gt;Così, se Corona non mi risponde al telefono, io comunque sono al sicuro.&lt;br /&gt;Ma se la barista crede che la aiuto, si sbaglia di grosso.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-5087023538107856303?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/5087023538107856303/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=5087023538107856303' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/5087023538107856303'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/5087023538107856303'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2011/04/il-lavoro-ci-rendera.html' title='Il lavoro ci renderà.'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-7556844161402913600</id><published>2011-04-16T11:40:00.006+02:00</published><updated>2011-04-16T12:21:14.390+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Gerry Scotti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='macchina aziendale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lavoro'/><title type='text'>2 settimane di duro lavor.</title><content type='html'>Da quando ho trovato lavoro, cioè circa due settimane, ho scoperto che non posso più permettermi degli hobby.&lt;br /&gt;Il motivo è presto detto. Se io mi faccio un hobby nuovo, poi lo devo dire ai miei colleghi. Spesso, loro ridono, io mi sento in soggezione e lo abbandono.&lt;br /&gt;Da quando sono lì, ho lasciato a metà già due hobby già a buon punto: la costruzione del ponte di Messina con le sopracciglia che le donne si sfilano dai pori nei bagni e lo scavo del nuovo canale che porterà l'acqua dolce dai Navigli al Seveso con le forchette. Mi sembravano cose importanti, la mia ragazza mi aveva prestato anche la sua bicicletta -ancora bella- per controllare i lavori di notte. Via, finiti.&lt;br /&gt;Perciò, l'unico hobby che posso permettermi -durante l'orario di lavoro- è quello di mangiare male.&lt;br /&gt;In azienda, è bello condividere le cose coi colleghi. Serve per avere qualcosa di cui parlare. Me lo ha confessato Roby Facchinetti. Lui era il più bravo dei Pooh, ma non poteva andare via per colpa di Riccardo Fogli che gli aveva rubato il pettine. Poi cerca oggi, cerca domani, Fogli è andato via, uno si stanca e le cose sono finite lì.&lt;br /&gt;L'hobby di mangiare male non è il massimo, ma le grandi multinazionali sono contente. E' diverso dal bere il vino del pavese: non si sente l'odore di alcol quando sudi. Inoltre, al massimo dicono, quello che si ammala è 1 su un milione. In Italia, le vittime ogni venti anni, sono stimate come segue: 57 adulti, 2 nani, un gatto e un grande obeso.&lt;br /&gt;A estrazione.&lt;br /&gt;Per i primi 60 non possiamo fare niente, è una cosa istituzionale: al massimo, un servizio sul tg2 o la tessera dell'Esselunga.&lt;br /&gt;Il problema è l'obeso: l'estrazione è taroccata. Hanno venduto la malattia a Libero e quelli sono imprenditori.&lt;br /&gt;Tutti sanno che gli italiani stravedono per i personaggi famosi grandi obesi, di solito Gerry Scotti. Dopo di lui, in lista d'attesa, c'è Bud Spencer e Giampiero Galeazzi. Fuori dal podio, Nadia Rinaldi e Gerry Calà (-10 punti per omonimia).&lt;br /&gt;Scotti non dice niente perché è una persona educata, però Amadeus lo prende in giro con Carlo Conti e tutti sanno che questa cosa gli crea dei grandi pruriti.&lt;br /&gt;Per farlo star bene (anche se così è escluso dalle tradizioni aziendali), mangia il riso. In verità, il riso è OGM. La famiglia lo sa, ma non dice niente. In fondo, dice la Multinazionale, è un'ipoteca sul futuro. Visto che Gerry porta i soldi a casa, quando lui muore, loro potranno fare causa ai produttori del Monferrato. Loro non lo sanno ma non hanno le prove. Perciç, gli porteranno via tutto (una scatola di cachi e 18 cassette di legno della birra Peroni, ricordo di una vacanza in Salento) e la famiglia Scotti potrà vivere serenamente il lutto.&lt;br /&gt;Un precedente in Italia c'è: Funari nel 1984.&lt;br /&gt;Lui ce l'aveva con il tabaccaio di Fulvio Testi che gli ha venduto delle caramelle Tabù nere. Lo ha accusato di essere razzista e gli voleva rovinare il pubblico che, ogni giorno, assisteva allo spettacolo della distribuzione delle sigarette (proiezioni ogni ora a .13 e .47; costo biglietto 250 lire).&lt;br /&gt;Per evitare lo sputtanamento su pubblica piazza, il tabaccaio ha regalato a Funari una fornitura di sigaretta a vita. Poi Funari è morto e le sigarette adesso vanno a Tremonti che le gestisce come può.&lt;br /&gt;Male.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-7556844161402913600?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/7556844161402913600/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=7556844161402913600' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/7556844161402913600'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/7556844161402913600'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2011/04/2-settimane-di-duro-lavor.html' title='2 settimane di duro lavor.'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-4911914843844581283</id><published>2011-03-22T11:32:00.005+01:00</published><updated>2011-03-22T12:16:06.842+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lega'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='mattarello'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='bitume'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Confalonieri'/><title type='text'>Il lavoro delle braccia</title><content type='html'>Andare a fare i colloqui è come operarsi al fegato.&lt;br /&gt;Sai che  c'è speranza di farcela, ma dopo non resisti e ti vai a bere una bella birra.&lt;br /&gt;Comunque, è il desiderio di farsi del male.&lt;br /&gt;E se il male non viene dal fegato, la birra è fredda e io mi auguro una congestione.&lt;br /&gt;Ma spesso non succede niente e io piango.&lt;br /&gt;Perchè? Io non ho mai tutte le skills che mi richiedono.&lt;br /&gt;Ogni volta che dicono 'skills' a me viene in mente Skeleton.&lt;br /&gt;Ma non glielo dico. Piango.&lt;br /&gt;Spero, magari, che la pietà faccia il suo corso.&lt;br /&gt;Per ora, l'unico corso che devo fare è quello di Vercelli. Mi hanno offerto 200 chili di bitume da spalmare per terra, ad agosto, senza limitare il traffico. Il lavoro è affascinante, si conoscono anche un sacco di gente. Tra di loro, si conoscono.&lt;br /&gt;Sopra gli 80, spesso. Ma ti offrono il bianchino e ti iniziano alla vita coniugale.&lt;br /&gt;L'unico problema è che, per via della crisi, per stendere il bitume mi hanno offerto un mattarello.&lt;br /&gt;Io ho provato a chiedere se mi facevano fare una prova, chè se al massimo finiva male, mi portavo via il mattarello e lo rivendevo al programma della mattina di Mastrota.&lt;br /&gt;Lui, si sa, è uno dalle larghe vedute. Ha visto il fondo del barile, l'ha raschiato: per tenersi un lavoro, ha dovuto vendere la sua compagna  Natalia Estrada. E' lei che ora gestisce il traffico di bitume e lastricati pedonali in Lombardia.&lt;br /&gt;Quindi ti capisce e, se può, ti dà una mano.&lt;br /&gt;Ora, è in affari con un mio amico Cristian che vende le protesi in ospedale e gestisce il traffico delle anche di seconda mano.&lt;br /&gt;Si fa un po' fatica a pulirle dal sangue, ma vengono via dai vecchi come gli stecchini degli spiedini ben cotti.&lt;br /&gt;La loro carne è flaccida e si sfila. Intanto, io non mangio più spiedini troppo cotti ormai da tempo: li conservo. Ho letto che quando uno li presenta, gli spiedini fanno sempre figura.&lt;br /&gt;Li porto ai colloqui e mi faccio bello del fatto che, nel mio frigo, la muffa verde sta combattendo contro quella nera e, soprattutto stia vincendo.&lt;br /&gt;Io credo che questa lotta determini l'avanzamento della Lega nel PdL. Non le debello per non alterare la vita democratica nel Paese.&lt;br /&gt;Se mi chiama Bersani, vediamo se trovo una muffa rosa chiaro e la metto dentro. Poi, insieme scegliamo il candidato.&lt;br /&gt;Io sono orientato su Confalonieri. Loro sono amici e poi non ci sarebbe più da discutere. Ballarò finalmente ritorna quello che era in origine: un programma danzante da prima serata su Rai Uno per bambini che hanno problemi agli arti inferiori ma poi guariranno; Santoro un programma sul Natale.&lt;br /&gt;E se è festa tutti i giorni, siamo tutti felici.&lt;br /&gt;Io, faccio una grigliata e vi regalo un mattarello bitumato.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-4911914843844581283?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/4911914843844581283/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=4911914843844581283' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/4911914843844581283'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/4911914843844581283'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2011/03/il-lavoro-delle-braccia.html' title='Il lavoro delle braccia'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-5406144269366037701</id><published>2011-03-16T10:58:00.003+01:00</published><updated>2011-03-16T11:10:30.324+01:00</updated><title type='text'>Persone ragionevoli</title><content type='html'>Capita che tu vai a un colloquio e ti capita di trovarti di fronte delle persone ragionevoli.&lt;br /&gt;Che, principalmente, discutono della tua età.&lt;br /&gt;Ora, uno studia, fa il master, cerca lavoro, cambia lavoro, cerca lavoro, parla di lavoro.&lt;br /&gt;Il lavoro è parlato.&lt;br /&gt;Anche perché più di questo non si può fare.&lt;br /&gt;I datori di lavoro si dividono in tre categorie. La prima, quelli che ti offrono uno stage di un mese e ti chiedono come mai, quando altri come loro ti hanno offerto uno stage di un mese, non ti hanno tenuto più di un mese.&lt;br /&gt;Penso che il termine &lt;span style="font-style: italic;"&gt;mese&lt;/span&gt; per loro significhi qualcos'altro.&lt;br /&gt;Come 'politicamente corretto': si riferisce ad altro.&lt;br /&gt;"Mi fai un caffé politicamente corretto?" e ti ci mettono la samba.&lt;br /&gt;Perché il governo è ballerino, sì.&lt;br /&gt;Ai tempi del primo governo Andreotti, ad esempio, ti mettevano lo stravecchio.&lt;br /&gt;Il più giovane era proprio lui, Andreotti.&lt;br /&gt;Immorale.&lt;br /&gt;(Volevo dire &lt;span style="font-style: italic;"&gt;immortale&lt;/span&gt;, ma non me la son sentita di correggere)&lt;br /&gt;Fatto sta che allora dopo queste quisquilie sulle mensilità, senza ovviamente parlare di stipendi, capita che quelli dei colloqui ti chiedano come mai sei così &lt;span style="font-style: italic;"&gt;vecchio&lt;/span&gt;. Non dicono vecchio, ma lo fanno intendere.&lt;br /&gt;Università, Master, prove di adattamento, la crisi... chissà come mai non ho un lavoro.&lt;br /&gt;E allora tu rispondi: "Mi andrebbe bene anche uno stage. Non retribuito. Almeno faccio esperienza"&lt;br /&gt;"Ma tu, di lavoro, che fai?"&lt;br /&gt;E tu non capisci, storci il naso.&lt;br /&gt;"Se ti puoi permettere di non essere pagato, significa che prendi i soldi da qualche altra parte, no?"&lt;br /&gt;C'hanno ragione. Io, come hobby, faccio lo stage e come lavoro faccio qualcos'altro.&lt;br /&gt;Non fa una piega, non fa una grinza, non fa un plissé.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io, ormai, ai colloqui non ho più niente da dire.&lt;br /&gt;Al massimo mi esprimo a gesti.&lt;br /&gt;Tra poco, soffrirò di tunnel carpale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il mio avvocato mi ha chiesto in matrimonio. Dice che con i soldi che gli dò, potremmo mantenere una famiglia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-5406144269366037701?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/5406144269366037701/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=5406144269366037701' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/5406144269366037701'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/5406144269366037701'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2011/03/persone-ragionevoli.html' title='Persone ragionevoli'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-8505026981145372456</id><published>2011-03-09T18:16:00.005+01:00</published><updated>2011-03-09T20:43:07.155+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ferrovie'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='La Russa'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Amadeus'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nord'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='medici'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lavoro'/><title type='text'>Insistenze</title><content type='html'>Io non trovo lavoro e, visto che ho del tempo, ho deciso di farmi degli hobby.&lt;br /&gt;Il mio hobby di questi giorni è fare il malato.&lt;br /&gt;Ogni mattina mi alzo, faccio un rutto, bevo, vomito la forchetta intera che ho mangiato la sera prima e vado in ospedale.&lt;br /&gt;Non dico mai che cosa ho fatto, ascolto i medici che si arrabattano sulle diagnosi.&lt;br /&gt;Secondo la maggior parte dei medici, è strano vomitare forchette intere.&lt;br /&gt;Altri, invece, dicono che è strano che un cretino come me ingoi le forchette.&lt;br /&gt;Io, per non deludere nessuno, dico sempre di sì. Finora mi sono preso dodici colpi apoplettici, un infarto, due colpi d'aria e uno di tosse, una dozzina di spaventi d'asporto e una milza.&lt;br /&gt;E' comunque un bel da fare. Io comunque insisto a vedere se riesco a trovare qualcosa. Sorrido bene.&lt;br /&gt;La milza non c'entrava niente, ma già che ero lì, l'ho presa. Sembrava ancora bella, nessuno guardava. Sai mai che non riesca a barattarla al bar con una birra. Perché noi giovani, alla fine, siamo tutti sorrisi e fegati.&lt;br /&gt;Il venerdì, ho una milza che avanza, e visto che il barista del mio bar è sudamericano, so che lui contrabbanda in organi.&lt;br /&gt;Sia da Chiesa che d'interno. Gli ho già venduto due metri d'intestino tenue ancora buono per i diverticoli o per restaurare un organo dell'800, un'ipoteca sui reni e sulla pelle e, visto che sono motociclista, ho appaltato alla sua compagna, un set di denti in buono stato qualora mi succedesse qualcosa.&lt;br /&gt;Un cliente fisso, vecchio, mi fa: mi daresti mica a me un femore, chè ho visto che tu hai la testa dei femori ancora sane e io no?&lt;br /&gt;L'ho guardato e gli ho detto: lo farei con piacere, ne ho due apposta e la mia educazione cattolica mi induce al dono; se non fosse che uno dei lavori che devo fare è testare le garze arrotolate sulle teste dei femori e lasciate lì dopo le operazioni.&lt;br /&gt;Sono cose serie, gli ho detto. Metti che poi operano un calciatore e gli lasciano la garza, una carriera buttata in malora!&lt;br /&gt;Infatti. Una pacca sulla spalla, abbiamo bevuto un bicchiere. Io intanto, è un po' che zoppico. Ma lo stipendio è buono e non mi posso lamentare.&lt;br /&gt;Ne parlavo l'altra sera al bar con Amadeus. Lui traffica in organi di bambini da vendere ai ristoranti cinesi: loro pagano bene, la fatica è moderata, riesce a incastrarlo bene con i lavori che fa in tv, e gli ospiti del ristorante cinese sono contenti perchè credono di mangiare cibi illegali come la tartaruga o intestino di rana.&lt;br /&gt;Se sapessero che invece di cervello di scimmia c'è quello di un bambino andrebbero su tutte le furie. Del resto, pure io: pago per quello che prendo, se mi dai altro non è giusto che paghi per quello che ho ordinato.&lt;br /&gt;L'unico che ragiona male, in questo senso, è La Russa: pensa infatti che la voce roca sia sexy e si lamenta per il gusto di gridare. Non è che non è sexy, solo che lui va nelle trasmissioni con conduttori uomini e non può esercitare il suo sex appeal.&lt;br /&gt;Andasse dalla Bignardi, ma non ci va. Quindi, visto che anche i cinesi sono maschi, mangia e zitto. Anche perché non si parla con la bocca piena.&lt;br /&gt;L'unica che lo adora è la Setta, Monica, ma i figli dicono che La Russa ha l'alito macchiato e non lo vogliono. L'alito macchiato è un problema. Ce l'ho anche io.&lt;br /&gt;Io, se potessi, direi a La Russa di provare a entrare in un coro gospel. Lì le donne ci sono, e quelle che non sono donne, compensa con la voce. Magari si innamora pure lui e tutto è bene quel che finisce bene.&lt;br /&gt;Io, nei cori gospel, ci sono stato dal 97 al 2001. Poi ho digerito il pranzo di Natale e mi hanno allontanato. Dicevano che chi si macchia la vestaglia, deve cucinare le ostie del prete.&lt;br /&gt;Non me la son sentita.&lt;br /&gt;Adesso canto sui treni delle Ferrovie Nord. Io sorrido meno, loro pagano poco, ma comunque regalo la serenità ai pendolari.&lt;br /&gt;Mi è sembrato un buon compromesso e per ora viaggio gratis.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-8505026981145372456?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/8505026981145372456/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=8505026981145372456' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/8505026981145372456'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/8505026981145372456'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2011/03/insistenze.html' title='Insistenze'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-5621616710273777132</id><published>2011-03-03T10:14:00.007+01:00</published><updated>2011-03-03T10:55:58.589+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='bambini'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='sputi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lavoro'/><title type='text'>Ogni giorno è un giorno nuovo.</title><content type='html'>A un certo punto del giorno, verso le 10.23, suona il telefono e tu hai la bocca piena sputi.&lt;br /&gt;Lo sputo è segno di grande autorevolezza. L'ho letto sul Giornale di qualche tempo fa. Al Giornale, sputano perchè sono autorevoli e vanno in tv.&lt;br /&gt;Io, che vorrei essere autorevole, ho degli amici che mi chiamano Lama.&lt;br /&gt;Luciano per i più amici.&lt;br /&gt;Sono uno che si presta, diciamo.&lt;br /&gt;Il colloquio di lavoro. Facile. Prendi il treno, vai. Cammini, chilometri. Torni indietro, perché il lavoro è dietro casa. Sono in ritardo e vado corsa.&lt;br /&gt;Mi aiuta a tenermi in forma.&lt;br /&gt;Se non c'è l'aspetto fisico, nessuno si fida.&lt;br /&gt;Infatti, io amo presentarmi ai colloqui sudato.&lt;br /&gt;Significa che ci tieni. L'alone sotto l'ascella è più grande quanto più sei affezionato al posto di lavoro che non hai.&lt;br /&gt;Di solito, uso un deodorante a 'espulsione programmata'. E' particolare. Tu non lo metti sotto le ascelle, ma in bocca. La salivazione aumenta, ma devi stare attento ai segnali del ricovero.&lt;br /&gt;Dopo un po' di pratica, diventi bravo: la saliva si fa densa e tu diventi professionale anche nello sputo sotto le ascelle.&lt;br /&gt;Dopo una settimana fai gli sputi a C. Autorevolezza autoreferenziale. I più bravi fanno il filo e lo staccano di netto con un colpo di lingua davanti ai datori di lavoro. A loro, sicuro spetta un lavoro da dirigente.&lt;br /&gt;Io mi accontento di meno e i fili spezzati li mostro alle fiere di paese. Amo i sentimenti.&lt;br /&gt;Il lavoro che il datore di lavoro mi offre è bello. Si sta all'aperto, grandi rapporti sociali.&lt;br /&gt;E, dice, l'autorevolezza è un elemento importante. Mi alzo, batto le mani, e sputo oltre la sua poltrona. Centro la foto della sua mamma. Vecchia, vestita di grigio, una donna ancora bella.&lt;br /&gt;Lui resta affascinato e mi dice che, se sono single, lui ha una figlia di 8 anni e un'eredità pesante sulla schiena. Si offre di pagarmi anche il mutuo di un pied-à-terre per single visto che su sua figlia non vuole che sputi. Io le sputerò, lo sappiamo entrambi, ma non glielo dico. Bene così.&lt;br /&gt;Dieci minuti dopo, ci sono dentro fino al collo: scelgo le bomboniere.&lt;br /&gt;Mentre l'esaminatore non mi vede, per riaffermare i punti di forza sulla scelta dei posti al pranzo di matrimonio, mi autorevolizzo spingendo sulla vescica. Non funziona: dopo bevo dell'Uliveto e mi faccio un bollino di pipì sui jeans. Me lo ricordo sputandomi sulle scarpe. Il metodo funziona ma non sempre. Sconsigliato nei paesi caldi. Comunque.&lt;br /&gt;In due ore divento"Vietatore ufficiale del giuoco del pallone nei cortili dei condomini".&lt;br /&gt;Sono soddisfatto, il peso della raccomandazione si fa sentire. C'è tutto, responsabilità, dinamica, rapporto con le altre persone, problem solving, forbici.&lt;br /&gt;Le forbici sono fondamentali in ogni rapporto.&lt;br /&gt;Prendo 25.000 euro all'anno e lavoro poco. Rinuncio a 5.000 euro, ma ottengo lo sputo libero.&lt;br /&gt;Bene, il lavoro è mio, guardo i bambini, mi piacciono, io non piaccio a loro ma è giusto così.&lt;br /&gt;Ogni giorno combatto la paura di essere pedofilo e mi trattengo.&lt;br /&gt;La colpa è di Paolo Bonolis. Bim Bum Bam ha fatto una cattiva impressione sulle generazioni future dei rapporti tra le persone.&lt;br /&gt;Bonolis è colui che ha scatenato il mondo della pornografia: sono tutte persone che non riescono a dimenticare Uan.&lt;br /&gt;Chi va con le nere, è per Four.&lt;br /&gt;Chi da piccolo adorava Kermit la rana,  l'infermiere  nel reparto nefrologia dell'ospedale Niguarda di Milano. Per questo vogliono fare uno stagno.&lt;br /&gt;Ad ognuno il suo.&lt;br /&gt;La mia ragazza nuota benissimo perchè io adoravo Sampei.&lt;br /&gt;Il nostro rapporto va a gonfie vele perchè, anche se le sputo addosso, lei è sott'acqua e non se ne accorge. Lei è felice, io pure, abbiamo i nostri spazi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-5621616710273777132?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/5621616710273777132/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=5621616710273777132' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/5621616710273777132'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/5621616710273777132'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2011/03/ogni-giorno-e-un-giorno-nuovo.html' title='Ogni giorno è un giorno nuovo.'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-668013840230337411</id><published>2011-02-23T17:38:00.005+01:00</published><updated>2011-02-23T18:17:30.881+01:00</updated><title type='text'>Son comunque soddisfazioni.</title><content type='html'>Con il fatto della crisi, si è diffusa l'idea che siamo noi giovani che abbiamo la puzza sotto al naso e non vogliamo fare i lavori. C'è talmente tanto pieno di lavoro, qui, che adesso che arriva la gente dal Nord Africa, tempo un anno, e sono tutti occupati in quei lavori che non voglio fare io.&lt;br /&gt;Io, che la puzza ce l'ho perchè non ho più l'acqua in casa e che ho anche parenti terroni (quindi non sono disoccupato la rispetto le tradizioni), mi presto a fare tutto. Ma visto che è un po' che presto senza risultato, prima di chiamare Borghezio e chiedergli di dirmi le parolacce così vado da vespa, mi sono organizzato.&lt;br /&gt;Per avere un lavoro non importa la preparazione: devi fare colpo.&lt;br /&gt;Ho letto su una rivista che le donne trovano molto affascinante l'uomo un po' barbone, che si lascia andare, che soffre. Quindi, soprattutto quando ho un colloquio, tendo a bermi quei due o tre bicchieri di vino che mi fanno sentire un po' più disperato. A volte, bagno le dita e le passo sotto le ascelle. Preferisco il mosto, ma non è sempre disponibile. A volte, uso l'aceto balsamico, quando voglio uno stipendio più consistente. Se faccio colpo, posso offrire anche un'insalata da Mc Donald's senza pagare le salsine.&lt;br /&gt;Questo ai colloqui lo dico: serve per dare l'idea che sono uno attento ai particolari.&lt;br /&gt;Chissà, poi magari una donna direttrice di azienda figlia di parlamentare nipote di un operatore opedaliero si innamora di me e mi sistemo.&lt;br /&gt;Ecco, con questa tecnica qui del bere, ho irretito già una ragazza che lavora in un centro di collocamento di Milano, zona Corso Lodi. Quando le ho detto che sono laureato è vero ha storto il naso, ma poi ha scoperto che non mi lavo da metà dicembre, si è innamorata e mi trova dei lavori fantastici.&lt;br /&gt;L'ultimo in ordine cronologico è andare a dipingere con lo smalto trasparente della Collistar le ungule dei cavalli dopo le corse all'Ippodromo di Milano. Uno pensa che è un lavoro di merda, ma si sbaglia.&lt;br /&gt;In primo luogo, non devi sforzarti troppo di meningi, perchè il cavallo è raro che ti parli dell'ultimo film di Nanni Moretti. Poi, è anche facile perchè l'ultimo film di Moretti ha il titolo in latino, e all'università delle corse di San Siro si studia l'ingese il milanese l'arabo il Sanscrito ma il latino no. Certo, ci vuole pazienza: il pennello dello smalto è piccolo; ma almeno stai all'aria aperta.&lt;br /&gt;Bravo, bel lavoro, dice: ma i calci, come fai? Quello è bel problema ma la ragazza di Corso Lodi, che ci tiene a me, mi ha messo al dopo gara. Il cavallo è stanco e non ha voglia di prendere la gente a calci. Poi, quando vedo che comunque un cavallo è agitato per diversi motivi (spesso è colpa del guardalinee che ha dato il fuorigioco alla Roma) gli dico: Senti, io non c'ho mica tanto tempo da perdere chè devo andare a vendere in nero i cappelli che ho rubato sulla riva del Ticino a quelli che lavorano in nero al mercato ittico a Lambrate; stai buono che se ti dipingo male l'unghia, va a finire che pensano che sei malato e ti sparano. Lui si calma.&lt;br /&gt;E fa bene: la gestione dei cavalli a San Siro è affidata ai reduci della lotta armata che non sono riusciti a mettere in galera. Mancanza di prove.&lt;br /&gt;L'idea è di Cossiga che, per debellare il Terrorismo e non far scontento nessuno, ha detto: "io vi faccio continuare a sparare, ma ai cavalli. Voi vi sfogate, vi fate quelle belle risate che si fanno le persone con la pistola, ma basta con questa storia del terrorismo chè io voglio cambiare la 128 e prendere una bella Duna senza che voi me la incendiate. E poi vi mando a Milano coi socialisti che è un posto, se vi sapete muovere... poi diventate Sindaco"&lt;br /&gt;Ci hanno messo un po', lui è morto, ma magari questa è la volta buona.&lt;br /&gt;Ecco, fa sempre simpatia parlare di politica, ma meglio farlo nell'antibagno, non qui.&lt;br /&gt;Dicevamo: per fare questo lavoro qui, comunque, ci vuole sempre un bel cervello. Io non ho la laurea in psicologia, ma quel trucco lì del bere che affascina le donne, lo riciclo coi cavalli. Quindi, dopo che ho bevuto il mio bicchiere, la mattina mi faccio anche una bella masticata di fieno. Così il cavallo si affeziona e io non ho problemi di orari la mattina.&lt;br /&gt;La mia ragazza, però, non è molto contenta. Dice che ho l'alito amaro.&lt;br /&gt;E tu non baciarmi con la parte dietro della lingua, le ho detto. Usa la punta e senti solo il dolce del fieno. Non ha voluto. Adesso siamo in crisi e piuttosto che baciarmi mi tira le testate sulle labbra.&lt;br /&gt;Per lei è lo stesso, per me anche, alla fine la vita è fatta di compromessi e stiamo bene così.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-668013840230337411?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/668013840230337411/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=668013840230337411' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/668013840230337411'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/668013840230337411'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2011/02/non-ce-mai-fine-al-peggio.html' title='Son comunque soddisfazioni.'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-4161862532656284184</id><published>2011-02-18T12:29:00.003+01:00</published><updated>2011-02-18T12:37:08.587+01:00</updated><title type='text'>Il lavoro uccide l'uomo.</title><content type='html'>"Cerchiamo tirocinante nel campo della toelettatura, 12 mesi non retribuiti, anzi si paga pure il corso", da Lavoce.info.&lt;br /&gt;Poi succede che la gente si uccide.&lt;br /&gt;Ma non è colpa di nessuno, dico.&lt;br /&gt;Son cose che capitano.&lt;br /&gt;Ma se mi butto dal balcone, son cose che cadono.&lt;br /&gt;No words.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-4161862532656284184?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/4161862532656284184/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=4161862532656284184' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/4161862532656284184'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/4161862532656284184'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2011/02/e-poi-uno-dice-che.html' title='Il lavoro uccide l&apos;uomo.'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-1599905286484887766</id><published>2011-02-14T10:35:00.008+01:00</published><updated>2011-02-14T15:32:50.339+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='colloqui'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='disperazione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lavoro'/><title type='text'>Gli esami non finiscono mai, i colloqui sono al telefono.</title><content type='html'>Suona il telefono, e io che cerco lavoro rispondo.&lt;br /&gt;"Pronto, sì, lei è uno di quelli che stanno cercando lavoro? Io sono Franca di Lavorare Stanca"&lt;br /&gt;Annuisco. Non rispondo, non serve. Quelli delle agenzia interinali sono come i segugi: i disoccupati li riconoscono dall'odore. Di solito di stantio, ma questo è un altro paio di maniche.&lt;br /&gt;"Ecco, allora. Lei quanto è disperato, da uno a dieci? No, perchè c'è un lavoro, ma è in base alla sua disperazione che potremmo vedere un po' come collocarla nel campo lavorativo"&lt;br /&gt;Il mondo del lavoro è diviso in categorie: i fighi, che guadagnano molto e non fanno un cazzo, e gli stronzi, che si fanno un culo così e che, un cazzo, lo guadagnano. Spesso, come si dice in questi casi, in forma retroattiva.&lt;br /&gt;Nella prima categoria, spesso, ci sono quelli che non cercano il lavoro. A loro, il lavoro capita.&lt;br /&gt;L'unica cosa che capita a me, sono le influenze.&lt;br /&gt;E le malattie mortali.&lt;br /&gt;Ma meglio le influenze. Le accetto con più virile sopportazione.&lt;br /&gt;Ed è tutto ciò che mi rimane del sentirmi un vero uomo.&lt;br /&gt;Quello, e resistere alla tentazione di mangiare i boeri e sperare di vincerne degli altri.&lt;br /&gt;Fatto sta che funziona così: se sei disperato a livello uno, ti tocca il lavoro d'ufficio; due, lavoro in negozio; tre, magazzino; quattro, lavare le docce dei bagni degli Autogrill sulla Torino Venezia; cinque, spazzare la tratta autostradale Barberino Roncobilaccio e cercare di spingere la nebbia oltre le montagne; sei, analizzare la tenuta di umidità delle centraline della vecchia Sip e decidere quali possano essere riutilizzate come silos per il risposo dei barboni; sette, iscrivere i disoccupati a dei corsi che possano poi abituarli a essere barboni e dormire nelle centraline di cui sopra (spesso è l'opportunità offerta a coloro che si sono occupati, una volta esaurito il lavoro, del punto sei); otto, pulire le scarpe dei Carabinieri d'istanza a Verbania- Cusio- Ossola (provincia chiamata anche Cerbera; il lavoro non sarebbe neanche male se i Carabinieri in questione non pensassero che questo lavoro tu debba farlo con loro immersi nel lago, da cui il detto diffuso nell'arma: metto le scarpe a mollo con il Carabiniere); nove, trovare il motivo buono per cui i golden retriver sono marroni e non d'oro, e convincere l'Europa a cambiare il nome in Brown Retriver (progetto molto interessante finanziato dal Ministro dell'Economia, Tremonti, su spinta del Premier: durante la crisi, qualsiasi cosa che faccia pensare all'oro crea speculazione; se smettiamo di parlarne, finisce anche quella fastidiosa tradizione che si sta sviluppando nelle regioni Marche e Abruzzo di fondere i cani in questione alla ricerca di oro; se la Bonaccorti prende quello che ha detto, per primo in quelle regioni fitte di Golden Retriver, le parole 'verna' e 'aurea' lo uccide) (i più cattivi e meschini, pensano che questa usanza sia nata dopo un corso di inglese frequentato da amici del figlio di Bossi nelle Marche/ Abruzzo, ma sono cattiverie); dieci, infine, star con la lingua attaccata alternatamente prima al ghiaccio vero poi al ghiaccio sintetico per certificare che ci vuole lo stesso tempo per entrambi perché si attacchi. Sono questioni di diritti garantiti dalla costituzione e non ci si può metter becco.&lt;br /&gt;Al massimo la lingua.&lt;br /&gt;"Allora, signore, a che punto siamo? C'è un offerta al livello sette: analisi e degustazione di involucri per supposte infantili"&lt;br /&gt;"Perchè dovrei.. ?"&lt;br /&gt;"Il suo Cv: lei è laureato, la facevo più intelligente. Fase anale e fase orale, nei bambini, sono molto vicine. E poi c'è un grande sviluppo della pedofilia e non possiamo farci trovare impreparati. Sai mai che è, anche quello lì, un reato che sbloccano... ti piace l'arancia?"&lt;br /&gt;Preferisco la prugna"&lt;br /&gt;"Facile così, buoni tutti con la prugna nel culo, non sei abbastanza disperato, chiamerò un altro. Poi tu hai un tono che, secondo me, poi ti metti a fare gli scherzi e se un criminolgo ha la diarrea con la D'Urso, andiamo nei casini noi. A te ti tengo buono per la campagna telefonica sulla soddisfazione sul posto di lavoro degli albanesi del circo che lavano la schiena ai cammelli e tengono alta la percentuale di grasso nelle loro gobbe"&lt;br /&gt;Click.&lt;br /&gt;Mia mamma: peccato, sono sempre e comunque delle belle opportunità e non possiamo mica avere la puzza sotto il naso.&lt;br /&gt;Lei ha tutta la ragione del mondo e io i sensi di colpa.&lt;br /&gt;Dovevo fare il fabbro.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-1599905286484887766?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/1599905286484887766/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=1599905286484887766' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/1599905286484887766'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/1599905286484887766'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2011/02/gli-esami-non-finiscono-mai-i-colloqui.html' title='Gli esami non finiscono mai, i colloqui sono al telefono.'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-5520313393928766248</id><published>2011-02-07T14:52:00.008+01:00</published><updated>2011-02-11T19:12:50.940+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='reni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fegato'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cervello'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='macchina aziendale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lavoro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='crisi'/><title type='text'>Il mio posto di lavoro della crisi.</title><content type='html'>Visto che di lavoro non ce n'è, per via della crisi, uno si mette a fare praticamente tutto.&lt;br /&gt;Io sono uno di quelli che non hanno la puzza sotto il naso e, se a fine giornata, la puzza è sotto le ascelle non dico niente.&lt;br /&gt;Al massimo mi lavo.&lt;br /&gt;Ma poco, perchè c'è crisi e bisogna stare schisci.&lt;br /&gt;Ora come ora, come lavoro, cerco i reni.&lt;br /&gt;Non importa che siano ancora belli: diciamo che chi non ce li ha non è molto esigente e si accontenta del fatto che siano compatibili. Un po' come quelli con gli orecchini al prepuzio: questione di compagnia.&lt;br /&gt;Il lavoro in sè è anche bello, i compagni sono simpatici, il capo è una persona disponibile.&lt;br /&gt;Anche lo stipendio non è male: ti danno il fisso (1250 euro al mese) e in più gli incentivi (200 euro lordi a rene. Se tu conti che, con un po' di astuzia, uno li preleva a coppie, a fine mese hai su un bel gruzzoletto).&lt;br /&gt;io mi trovo abbastanza bene, l'azienda mi ha dato anche la macchina. La Fiat Bravo che ho in dotazione, nera, non va male. Solo, quando decidi di dare una scossa agli affari e decidi di investire quelli che chiedono l'elemosina ai semafori, si ammacca facilmente.&lt;br /&gt;Da dire c'è anche che questa cosa di investire i poveri non è neppure troppo intelligente. Infatti la fanno i principianti come me. Quelli che lavorano da un po' di tempo, lo sanno che i poveri hanno il vizio di bere e si ubriacano, come Guccini. I loro reni lasciano il tempo che trovano.&lt;br /&gt;Ma c'è crisi, e tutto fa brodo. Non ci si può permettere di fare gli schizzinosi e di lasciar giù un rene, pure se gonfio e spugnoso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Spesso mi chiedono come mai ho scelto il settore reni. Quando sono entrato io in azienda (l'altro ieri) c'era aperta anche una posizione in 'cervelli' e una in 'fegati'.&lt;br /&gt;C'è da dire che son sono male, anzi. Il cervello è quello più redditizio (1800 euro di fisso + 472 euro lordi di bonus), solo che i capi in quei settori lì sono più esigenti.&lt;br /&gt;Infatti, per politica aziendale, se il procacciatore non raggiunge il minimo sindacale -1 pezzo al mese- ce lo deve mettere di tasca sua.&lt;br /&gt;Io, visto che c'è crisi, ho pensato che è facile, molto facile, che gli affari vadano male.&lt;br /&gt;Mi son voluto tenere via due mesi di bonus, tutto qui.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-5520313393928766248?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/5520313393928766248/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=5520313393928766248' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/5520313393928766248'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/5520313393928766248'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2011/02/il-mio-posto-di-lavoro-della-crisi.html' title='Il mio posto di lavoro della crisi.'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-8541668947851231944</id><published>2011-02-07T10:38:00.003+01:00</published><updated>2011-02-08T09:41:07.295+01:00</updated><title type='text'>Il blocco del traffico del cervello.</title><content type='html'>Visto che ieri era una giornata in cui non si poteva girare in macchina, ho comprato il giornale e non l'ho letto.&lt;br /&gt;Io leggo il giornale solo stando in macchina con il motore acceso. Mai si dica che non contribuisco a fare il milanese.&lt;br /&gt;Io, quando voglio fare il milanese, prendo l'auto e, siccome non so dove andare, a motore acceso nel parcheggio mi leggo il giornale.&lt;br /&gt;Sì, sono un perdigiorno patentato.&lt;br /&gt;E lo dimostro stando in macchina.&lt;br /&gt;Certo, c'è anche chi potrebbe dire che uno ha la macchina, ma non ha la patente.&lt;br /&gt;C'è anche gente che ha le orecchie ma è sorda; io mica vado a dirgli qualcosa.&lt;br /&gt;Soprattutto non gli stacco le orecchie.&lt;br /&gt;C' è gente che ha l'autoradio ma non la macchina. Magari la mette nel box, incastrata in una scatola di legno coi fili e a lui sta bene così.&lt;br /&gt;Chi sono io per dirgli che non deve farlo?&lt;br /&gt;Comunque.&lt;br /&gt;Oggi che si può andare in macchina, mentre ero nel solito parcheggio a buttare nell'aria i miei due euro di benzina, ho scoperto che a Milano c'è un sacco di gente che aspetta le domeniche senza traffico per fare delle cose.&lt;br /&gt;In ordine (sparso o comunque non scelto da me):&lt;br /&gt;Morello Sarcina Sgarbi Sinigaglia; Baresi Gardini Montanari Bocola.&lt;br /&gt;A parte il fatto che non so chi cazzo siano, solo Baresi lo conosco, ma adesso non è che mi frega poi tanto.&lt;br /&gt;Questi qui, ieri, sono tutti andati in giro a vedere la città e rilassarsi.&lt;br /&gt;Non capisco. Io mi rilasso sul divano, mica andando in giro a scarpinare come un ciula.&lt;br /&gt;Certo, magari poi la sera se mi metto a scarpinare, mi guardo le gambe, toniche, leggermente pelose, dure, ancora belle nonostante l'età (parlo di Baresi), e sono felice.&lt;br /&gt;Io non ho niente da fare.&lt;br /&gt;E allora, se voglio rilassarmi vado a piedi fino a Lambrate e torno (20 km) quindi mi metto a camminare sulle ginocchia per stare a casa.&lt;br /&gt;Il mio portinaio cosparge le scale di sassi e sale di Maratea solo per me e lo ringrazio.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-8541668947851231944?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/8541668947851231944/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=8541668947851231944' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/8541668947851231944'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/8541668947851231944'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2011/02/il-blocco-del-traffico-del-cervello.html' title='Il blocco del traffico del cervello.'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-2163744664579379788</id><published>2011-02-06T15:33:00.003+01:00</published><updated>2011-02-08T09:37:50.640+01:00</updated><title type='text'>Barcamenarsi.</title><content type='html'>Il prossimo che mi dice che chi sa scrivere deve reputarsi una persona fortunata, gli rispondo che, a me, poteva andarmi peggio solo se nascevo in Ruanda.&lt;br /&gt;Io scrivo, ok? E fin qui è già una presa di posizione.&lt;br /&gt;Posizione seduta, generalmente; prona per quelli del mestiere.&lt;br /&gt;Ma non c'entra.&lt;br /&gt;Perchè io faccio riferimento a quel gruppo di persone che cercano di accumulare cose da fare, del tipo: scrivere di cucina su un blog delle mamme;&lt;br /&gt;di cinema su un blog di sinistra;&lt;br /&gt;di caccia su una testata liberale;&lt;br /&gt;di economia su un sito comunitario;&lt;br /&gt;di impatto ambientale su un sito di nudisti;&lt;br /&gt;di coprofagi su un sito di scambisti;&lt;br /&gt;sono un insider di un forum di amanti del tacchino;&lt;br /&gt;il martedì, giovedì e sabato mattina offro consulenze matrimoniali;&lt;br /&gt;mercoledì mattina rispondo alle domande relative alla presenza di gatti nuotatori nella Martesana (No, sono topi, tendo a rispondere);&lt;br /&gt;mercoledì pomeriggio rispondo al centralino della polizia di Greco relativamente alle telefonate di mamme che cercano i propri figli nei pressi della Martesana (No, sono topi, tendo a rispondere);&lt;br /&gt;quando ho tempo, scrivo di sport su un blog di destra (qui mi trovo molto bene, nonostante l'apparente contraddizione: io amo lo spirito di comunità che si trova nel gioco di squadra, loro trovano nello sport il culto del superuomo. Ma finché non affrontiamo l'argomento in maniera chiara e decisa, tutto resta nell'ombra e a noi va bene così. Ogni sera ci sono grandi abbracci -che affermiamo essere virili, per non sembrare froci- e lunghe annusate di ascelle puzzolenti per riaffermare la nostra mascolinità).&lt;br /&gt;Ma del resto, uno come deve fare?&lt;br /&gt;(Chiedilo ai topi, tendo a rispondere)&lt;br /&gt;Ho provato anche a mangiarmi le unghie per fare merenda, ma non basta.&lt;br /&gt;Allora, ho provato a farmi crescere le unghie e, ciò che avanzava (non molto a dir la verità) ho provato a barattarlo con qualche euro di benzina.&lt;br /&gt;Il benzinaio era abbastanza schifato dalla proposta e mi ha fatto ciucciare con un tubo di discutibile provenienza, ma tuttavia ancora bello, ciò che era finito nel serbatoio.&lt;br /&gt;Poi, rifacendo il conto, son rimasto in debito di 11,5 cm di unghie da restituire in comode rate mensili per 22 mesi. Ho dovuto discutere a lungo per l'unghia dell'alluce, perchè diceva che era fuori standard della comunità europea, ma alla fine l'ho spuntata con un corso di degustazione.&lt;br /&gt;Quindi, ho provato a cercare di aiutare le mie finanze come progettista architetto in aiuto ai bambini che non si trovano tanto bene a giocare con il Lego.&lt;br /&gt;Son durato poco, devo dire la verità. I bambini sono fortemente polemici, quando gli si spiega che le regolamentazioni comunali del piano urbano del comune di residenza non prevedono la presenza di un dinosauro nel garage del papà.&lt;br /&gt;Il papà è sindaco.&lt;br /&gt;Bisogna che conoscano il disincanto, questi bambini qui, anche se sono loro quelli cui facevo riferimento all'inizio, quando parlavo di barcamenarsi: io non mi barcameno ma vengo menato in barca.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-2163744664579379788?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/2163744664579379788/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=2163744664579379788' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/2163744664579379788'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/2163744664579379788'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2011/02/barcamenarsi.html' title='Barcamenarsi.'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-1842275432434083531</id><published>2011-01-31T18:21:00.004+01:00</published><updated>2011-02-02T10:44:35.354+01:00</updated><title type='text'>Le partenze.</title><content type='html'>"Ma perché non te ne vai?"&lt;br /&gt;Se ne vanno tutti. Quelli che vendono aspirapolveri in Germania, quelli che fanno i corsi di inglese a Londra, quelli che vanno a vendere le birre Peroni a Madrid, quelli che finiscono a montare le bici a Bruxelles. Conosco uno che è andato in Albania a vendere servizi turistici.&lt;br /&gt;Secondo me, tra un mese, è in galera. Ma questo è un altro discorso.&lt;br /&gt;Il punto è che stanno tutti meglio di te. Perchè osano, dicono; perché hanno coraggio.&lt;br /&gt;E io non ce l'ho il coraggio?&lt;br /&gt;Certo che ce l'ho! Guardo la tv tutti i giorni e non c'ho nemmeno gli incubi, dico...&lt;br /&gt;Diciamo che io mi sono rotto, il c..oraggio, di avercelo.&lt;br /&gt;Che poi, a guardare bene, forse ci vuole più coraggio a restare qui.&lt;br /&gt;Allora, ricominciamo da capo.&lt;br /&gt;Secondo me, è questione di persone cui ispirarsi.&lt;br /&gt;Io ero indeciso tra Maurizio Costanzo e Renzo Arbore.&lt;br /&gt;Ho scelto Renzo Arbore.&lt;br /&gt;Il clarinetto, oppure Bingo Bango Bongo sono così geniali che devono epr forza avere un significato escatologico.&lt;br /&gt;Non so, magari no. Però c'ho avuto un flash.&lt;br /&gt;Sto diventando uno dei più grandi accaniti sostenitori della fuga dei cervelli.&lt;br /&gt;Fate bene, via! Andatevene! L'Italia è un paese da due lire (con un'inflazione molto alta, oltretutto... le due lire di oggi non valgono nemmeno una lira di ieri, fai te...), i politici sono tutti dei cialtroni, i preti vanno coi bambini (all'estero no, sia chiaro. Sono i preti italici che sono degli zozzi!) e l'aria è irrespirabile. Ah, la tv fa schifo. Invece, nel Benelux, mi hanno detto che ogni sera uno show nuovo. Non si capisce cosa dicano, ma quello è tutt'un'altra storia.&lt;br /&gt;No, perchè diciamo. Più se ne vanno, meno siamo. Per questo Arbore...&lt;br /&gt;E io posso finalmente smettere di sentirmi come una mucca legata all'anello dei basamenti di cemento dei porti.&lt;br /&gt;Vieni via anche tu?, fa meno uno.&lt;br /&gt;No, io non me ne vado.&lt;br /&gt;Cazzo, più uno.&lt;br /&gt;Ma come no? hai detto anche tu che l'Italia bla bla bla...&lt;br /&gt;Sì, ma per me è diverso. Io qui c'ho la mamma...Andate, andate pure, voi...&lt;br /&gt;Sì, affan.. Ma cordialmente.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-1842275432434083531?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/1842275432434083531/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=1842275432434083531' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/1842275432434083531'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/1842275432434083531'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2011/01/le-partenze.html' title='Le partenze.'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-3730652008689910225</id><published>2011-01-31T12:20:00.002+01:00</published><updated>2011-01-31T12:25:06.777+01:00</updated><title type='text'>Questione di educazione.</title><content type='html'>Io credo fermamente che la questione lavoro sia legata alla formazione materna.&lt;br /&gt;Se mia mamma mi avesse insegnato che chiedere permesso non serve a una mazza, io credo che avrei anche un lavoro.&lt;br /&gt;E invece no.&lt;br /&gt;Io chiedo permesso, e loro mi dicono: stai fuori.&lt;br /&gt;Allora, da oggi si cambia.&lt;br /&gt;Per far capire che sono uno determinato, per prima cosa smetto di lavarmi.&lt;br /&gt;O meglio. Non è che smetto proprio, mi dò delle tempistiche.&lt;br /&gt;Non sto più in doccia dopo i sei minuti. Sapone, non sapone non importa.&lt;br /&gt;Almeno, se non si ricordano del mio Cv, si ricordano del mio odore.&lt;br /&gt;Puzzo? Embe? Chè sei razzista?&lt;br /&gt;Non ho capito, ti tieni il vecchio con la prostata, la signora che c'ha il pannolino e non ci puoi stare accanto in ascensore, il bambino che ha i denti sotto le ascelle e io, che ho solo l'odore, mi cacci?&lt;br /&gt;Ho capito: leccami l'alluce e dimentico tutto.&lt;br /&gt;Perchè uno deve andare lì e battere la lingue finchè il dente è caldo.&lt;br /&gt;Bisogna vertere sulle forme di pensiero liberal che il cattolicesimo ci ha insegnato:  ricordatevi che Gesù era disoccupato.&lt;br /&gt;Hanno aiutato lui, hanno aiutato Ruby, perchè nessuno aiuta me? Forse dei avere la U nel nome?&lt;br /&gt;(poi diciamocela tutta: se non iniziano a darmi qualche lira per quello che faccio, fai te che poi l'aiuto me lo deve dare fratel Ettore, perchè finisco sotto i ponto della Centrale).&lt;br /&gt;(E non facciamo dell'umorismo sull'andare ad Arcore, perchè l'unica cosa che posso permettermi -anche a volerlo fare, sia chiaro. Non voglio farlo, ma a vole... ndolo... va be'.)&lt;br /&gt;(Il fatto che Troia e Trota abbiano solo una lettera che li differenzia, ma nessuno ci ha mai messo un occhio?)&lt;br /&gt;Comunque.&lt;br /&gt;Mi hanno detto che bisogna avere anche un piccolo punto di arroganza.&lt;br /&gt;Da ieri ho una forma, per i colloqui. Quando vado via, li guardo e insisto:&lt;br /&gt;"Ok, se mi chiamate, bene. Se non mi chiamate, sappiate che siete str...?"&lt;br /&gt;"onzi?"&lt;br /&gt;"trani. Mica sono così maleducato"&lt;br /&gt;e se non si ricorda... mi ricordo io.&lt;br /&gt;E alle 6, quando escono, li aspetto sotto e li meno.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-3730652008689910225?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/3730652008689910225/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=3730652008689910225' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/3730652008689910225'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/3730652008689910225'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2011/01/questione-di-educazione.html' title='Questione di educazione.'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-6485779294692574850</id><published>2011-01-27T11:18:00.006+01:00</published><updated>2011-01-27T15:20:16.547+01:00</updated><title type='text'>Il lavoro dei miei sogni.</title><content type='html'>Io, ad un certo punto, credevo anche di averlo trovato, il lavoro dei miei sogni.&lt;br /&gt;Solo che lui non se ne è accorto.&lt;br /&gt;Oppure se n'è accorto ed è scappato, perchè ormai anche i lavori hanno paura di impegnarsi seriamente in una relazione stabile.&lt;br /&gt;Bastardi maledetti.&lt;br /&gt;Quando esco dai colloqui falliti, mi succedono sempre cose stranissime.&lt;br /&gt;Una volta, esco da un colloquio, loro praticamente mi prendono per il culo tutto il tempo:&lt;br /&gt;"Guarda, siediti pure dove vuoi"&lt;br /&gt;Mi guardo attorno, non c'è la sedia.&lt;br /&gt;Come Fantozzi, mimo di essermi seduto su una sedia.&lt;br /&gt;Io ho la giacca, loro sono a Roma e ovviamente qui a Milano faceva più caldo.&lt;br /&gt;Se non ho il lago di Como sotto le ascelle, diciamo che me la gioco con il lago di Bracciano.&lt;br /&gt;Anche perchè Braccia- no e ascelle... va be', tremo da solo.&lt;br /&gt;Le domande:&lt;br /&gt;"Sai cosa facciamo noi della televisione?"&lt;br /&gt;La televisione...? Non è che sono tecnici del tubo catodico?&lt;br /&gt;"No. va be'. Sai cosa facciamo noi che lavoriamo come autori in televisione?"&lt;br /&gt;I carpentieri edili, penso.&lt;br /&gt;Oppure siete come quelli che vendono gli accendini alle prostitute per accendere i fuochi lungo le strade, penso.&lt;br /&gt;Comunque rispondo in maniera assennata.&lt;br /&gt;"Ti piace la televisione?"&lt;br /&gt;Certo, cazzo. Cosa credi che sia venuto a fare, fin qui? Pensi che voglia entrare nella tv per distruggerla dall'interno? E chi credi che sia, Amadeus?!&lt;br /&gt;Va be', il colloquio va come va.&lt;br /&gt;Loro, gentilissimi, mi dicono anche di non farmi più vivo, non chiamare, non disturbare, alla fine è stato bello così, perchè rovinare tutto?&lt;br /&gt;Ma io non ci sto: basta! Bisogna reagire! Mica siamo qui a prenderci per il culo, no?!&lt;br /&gt;Io non sopporto di essere trattato così!&lt;br /&gt;Mica sono la vostra pezza da piedi! Basta!&lt;br /&gt;RIVOLUZIONE! Vendetta!&lt;br /&gt;Vaffanculo, sibilo tra i denti, mentre mi avvicino alla porta.&lt;br /&gt;Andatevene tutti affanculo, ripeto mentre afferro la maniglia.&lt;br /&gt;Apro.&lt;br /&gt;Tiro.&lt;br /&gt;Non si apre.&lt;br /&gt;Tiro più forte.&lt;br /&gt;Non si tira.&lt;br /&gt;Scuoto.&lt;br /&gt;Non si scuote.&lt;br /&gt;"Scusate, per piacere: non riesco ad uscire, mi aiutate?"&lt;br /&gt;Che eroe, che sono.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-6485779294692574850?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/6485779294692574850/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=6485779294692574850' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/6485779294692574850'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/6485779294692574850'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2011/01/il-lavoro-dei-miei-sogni.html' title='Il lavoro dei miei sogni.'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-868477098615373057</id><published>2011-01-22T17:01:00.004+01:00</published><updated>2011-01-22T17:15:46.691+01:00</updated><title type='text'>Gli uomini di buona volontà</title><content type='html'>Son due le cose: o ci credi o no.&lt;br /&gt;Io ci credo. Io mi sbatto.&lt;br /&gt;E ai colloqui ci vado.&lt;br /&gt;Esco di casa, faccio dieci minuti a piedi. Prendo il treno, cambio, corridoi, metropolitana, centomila fermate, due o tre volte ho anche paura che mi ciulino il portafoglio, leggo, sto attento, scendo.&lt;br /&gt;Sono dall'altra parte della città.&lt;br /&gt;Cerco la strada, chiedo informazioni, trovo la via, contollo il numero civico.&lt;br /&gt;Ovviamente sono dall'altro lato.&lt;br /&gt;Attraverso, cammino, corro, sono in anticipo.&lt;br /&gt;Bene, buongiorno, sì, Gloria?, sì la chiamo.&lt;br /&gt;Intanto compili il questionario.&lt;br /&gt;COmpilo, faccio, sto attento, le date.&lt;br /&gt;Tocca a me, sono agitato che nemmeno dal medico per sapere il test dell'AIDS.&lt;br /&gt;Perchè, hai rapporti occasionali? Sì, ma non sessuali.&lt;br /&gt;E allora di cosa ti preoccupi?&lt;br /&gt;Sai mai che... E poi: che cosa mi convocavano a fare, se non c'era niente di cui...?&lt;br /&gt;Va be'.&lt;br /&gt;Comunque, il colloquio va bene. Sono sciolto, tranquillo.&lt;br /&gt;Se non prendono me, non prendono nessuno.&lt;br /&gt;Faccio quello che vuoi, magazzino, faccio le scatole, bolle, pacchi, tutto.&lt;br /&gt;Faccio anche il caffè e, se mi impegno, faccio anche le uova.&lt;br /&gt;Fresche, freschissime, stai scherzando?&lt;br /&gt;Cosa hai studiato, università, laurea, Master, tutto... bene...gli ultimi lavori, cosa ti piace, sai l'inglese? Certo! Bene bene... il lavoro è da magazziniere, lo sai, sì? Certo...&lt;br /&gt;Il Master, ok perfetto... Bene...&lt;br /&gt;Ancora una cosa: Un milione, novecentrosettantaduemila, quattrocento venticinque, virgola 17 fratto la radice quadrata di millesettecento quarantadue, virgola 3?&lt;br /&gt;Sì, so anche questo, bene...&lt;br /&gt;Lei annuisce, io sorrido. Dopo mezz'ora e tutto sto sudore, sorrido, sì... Dai, cazzo, se non mi prendono a me... Se non era rigore questo!&lt;br /&gt;Lei si alza, annuisce, sorride... sembriamo due scemi, sorridiamo... nemmeno se facciamo lo spot ai dentifrici.&lt;br /&gt;Ah, la società dell'apparenza!&lt;br /&gt;Dimenticavo, mi fa. Il posto lo abbiamo dato via ieri. Volevamo conoscerti e ti abbiamo fatto venire fin qui... ma tranquillo, appena troviamo un posto, è tuo! Hai preferenze?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sì, vorrei fare il garzone in un panificio. Oppure consegnare l'Ore Sette del Corriere.&lt;br /&gt;Lei scuote la testa.&lt;br /&gt;Io vado, affranto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Ah, scusa: posso chiederti una cosa?"&lt;br /&gt;"Certo!", rispondo.&lt;br /&gt;"Un cappuccino, grazie"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PS: Ora. Faccio i sogni e il mio cervello mi fa incontrare uno che mi fa:&lt;br /&gt;"ok, tu non trovi lavoro. Il problema è legato alla crisi, e la crisi è legato all'imbarazzo in cui si trovano le compagnie petrolifere. La colpa è di Amadeus che non vuole vendere le sue quote dell'Agip all'IP. Ha quattro azioni soltanto, ma pare ci tenga molto.&lt;br /&gt;Appena lui si convince a cederle, stai tranquillo, la cosa del tuo lavoro si risolve. Basta averci la voglia e la buona volontà."&lt;br /&gt;E mi sento rassicurato.&lt;br /&gt;Amadeus maledetto.&lt;br /&gt;Amen.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-868477098615373057?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/868477098615373057/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=868477098615373057' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/868477098615373057'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/868477098615373057'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2011/01/gli-uomini-di-buona-volonta.html' title='Gli uomini di buona volontà'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-5359109841685612754</id><published>2011-01-21T10:50:00.004+01:00</published><updated>2011-01-21T11:11:01.516+01:00</updated><title type='text'>Telefonate</title><content type='html'>Quando si aspetta una telefonata, sembra di capire a fondo cosa provano i padri in sala parto.&lt;br /&gt;Non è un'ansia, di più. Non è solo un'attesa carica di angoscia, è diverso.&lt;br /&gt;Sembra di aspettare... l'uccisione del maiale.&lt;br /&gt;Avete presente -tutti, ovvio... assassini da macelleria- dicevo, avete presente il pianto del bambino? Il maiale piange così.&lt;br /&gt;Solo, che non si capisce bene che cazzo pianga a fare.&lt;br /&gt;Scappa, no? E lui piange. Divincolati, mordi, fai quello che puoi.&lt;br /&gt;Invece no.&lt;br /&gt;Lui sta lì, immobile. Grufola appeso per i piedi.&lt;br /&gt;Pure io.&lt;br /&gt;Ma il mio coltello è il telefono.&lt;br /&gt;Non suona, non vibra, non piango.&lt;br /&gt;Bestemmio, proprio come il maiale.&lt;br /&gt;Solo che il mio coltello è immobile.&lt;br /&gt;E se suona... è mia madre.&lt;br /&gt;"Vieni a mangiare?"&lt;br /&gt;"No, mamma..."&lt;br /&gt;"Ma mangi?"&lt;br /&gt;"Sì, mamma"&lt;br /&gt;"Sicuro?"&lt;br /&gt;"Sì, mamma"&lt;br /&gt;"Ma..."&lt;br /&gt;tu tu tu tu tu tu&lt;br /&gt;Essere scortesi non è bello.&lt;br /&gt;Ma nemmeno essere maiali è bello.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da quando cerco lavoro e aspetto una telefonata, non faccio tutte quelle cose che inibiscono le risposte.&lt;br /&gt;Come è cambiato il mio comportamento.&lt;br /&gt;In ordine:&lt;br /&gt;non spengo più il telefono;&lt;br /&gt;non faccio più la cacca;&lt;br /&gt;non faccio più la doccia;&lt;br /&gt;(veicolatori di telefonate)&lt;br /&gt;vietato uscire;&lt;br /&gt;(distrattore)&lt;br /&gt;vietato andare in box;&lt;br /&gt;(non prende)&lt;br /&gt;vietato andare in posti dove c'è troppa musica;&lt;br /&gt;la vibrazione mi mette ansia.&lt;br /&gt;La sento anche quando non c'è niente.&lt;br /&gt;E visto che tengo il telefono nella tasca dei jeans, ho sempre una mano sui coglioni.&lt;br /&gt;La gente mi evita.&lt;br /&gt;Sono turbato, molto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stanotte ho sognato che c'era gente che mi offriva lavori diversi.&lt;br /&gt;Moltissimi.&lt;br /&gt;Poche ore dappertutto.&lt;br /&gt;Sottopagati.&lt;br /&gt;E io accettavo.&lt;br /&gt;Neppure nei sogni uno si libera dalla crisi.&lt;br /&gt;Uno di questi lavori era raccogliere palline fecali di capra (esiste il termine fecale? Era merda, comunque) da mangiatoie di mucca.&lt;br /&gt;Per l'igiene.&lt;br /&gt;Io rispondevo: "Ma se stanno sempre con il muso nel fango, che cosa caz..."&lt;br /&gt;"Stai zitto o..."&lt;br /&gt;"Mi cacci?"&lt;br /&gt;"No, mi devi lavare i piedi"&lt;br /&gt;Son stato zitto e mi son messo giù a raccogliere.&lt;br /&gt;Il fatto poi che sia arrivato Cesare Cesaroni, accaldato e vestito da maratoneta, e ci si sia buttato dentro, senza sapere delle capre... be', ad un certo punto, ridevo insieme a Claudio Amendola.&lt;br /&gt;Non so come sia la dinamica dei sogni.&lt;br /&gt;Ma loro ridevano.&lt;br /&gt;Io pure.&lt;br /&gt;Poi abbiamo cacciato Max Giusti dal sogno perché ci annoiava tremendamente, a me e Amendola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ah, oggi vado a un colloquio.&lt;br /&gt;Laurea Master e esperienza pregressa.&lt;br /&gt;Ho tutto.&lt;br /&gt;Soprattutto una laurea e un Master.&lt;br /&gt;Lavoro?&lt;br /&gt;Magazzinaggio.&lt;br /&gt;No work, no pain.&lt;br /&gt;Senza lavoro non c'è pane.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-5359109841685612754?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/5359109841685612754/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=5359109841685612754' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/5359109841685612754'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/5359109841685612754'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2011/01/telefonate.html' title='Telefonate'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-1190274518903049406</id><published>2011-01-17T16:19:00.003+01:00</published><updated>2011-01-17T16:48:08.000+01:00</updated><title type='text'>Oggi vado a un colloquio.</title><content type='html'>L'altro giorno mi chiamano e mi fanno: "Siamo interessati al tuo Cv. Vieni?"&lt;br /&gt;Cerco lavoro e quindi, ecco, ci vado.&lt;br /&gt;Entro e nessuno mi caga.&lt;br /&gt;Avanzo e nessuno mi caga.&lt;br /&gt;Forse sono troppo occupati a lavorare, mi dico.&lt;br /&gt;e invece no.&lt;br /&gt;Mi chiamano, faccio il colloquio, mi siedo e tutto il resto e, durante... nessuno mi caga.&lt;br /&gt;Praticamente, il colloquio sembrava che lo facessi io a degli sconosciuti.&lt;br /&gt;Anche perchè non solo non mi hanno detto quello che devo fare. Non mi hanno detto quello che avrebbero dovuto fare loro.&lt;br /&gt;Inoltre, non mi hanno chiesto nemmeno quello che ho fatto.&lt;br /&gt;L'unica cosa chè ho scoperto: se ci paghi, allora lavori.&lt;br /&gt;Ma come? Già io non ho voglia di lavorare in generale, devo pure pagare per lavorare? Ma tu pare? Sarebbe come dire che non solo devo fare la prostituta, ma dare via il culo deve pure diventare il mio hobby?!&lt;br /&gt;Guardo il signore e mi viene un dubbio: forse non ci siamo capiti. O forse non ho capito io. Non rispondo.&lt;br /&gt;E fatto sta che io i soldi non glieli voglio dare.&lt;br /&gt;E voglio vedere: già pago con difficoltà le tasse, le scarpe e persino le pizze che ho già mangiato, figuriamoci se poi devo pagare anche quello che NON compro!&lt;br /&gt;Poi, punto due.&lt;br /&gt;"Lei deve capire che il lavoro, uno deve crearselo..."&lt;br /&gt;In che senso, scusi?&lt;br /&gt;E me lo spiega. E a me mi viene voglia di sputare tre volte per terra, come in Russia, per scacciare il diavolo.&lt;br /&gt;Io capisco che c'è crisi. Ma approfittarne è da bastardi!&lt;br /&gt;Il tipo mi fa: tu devi procacciarci i clienti. Come fare? Vai dai più deboli, da quelli che non ce la fanno... i pensionati, no? Gli uomini cui le mogli hanno tolto i figli! Le badanti straniere senza permesso di soggiorno... praticamente, pensa: se tu riesci a trovare una persona che sai che pagherà male, allora... meglio!&lt;br /&gt;Così noi gli diamo 1000 euro, gliene chiediamo 1170, no? Loro non ci pagano e noi aumentiamo! Non ci pagano? E noi, ancora!&lt;br /&gt;Insisti a non pagare? E noi ti portiamo via la casa, la macchina, la radio, le cassette di cachi, quello che hai... e comunque ci guadagni, capisci?&lt;br /&gt;E se prendi i disperati, allora ci guadagni anche tu!&lt;br /&gt;Ok, a questo punto... quanto?&lt;br /&gt;Boh, fa lui, un tot a cliente.&lt;br /&gt;Ok, ma quanto?&lt;br /&gt;Boh, un tot... tipo.. mille lire, no? Tu mi porti un cliente e io ti dò mille lire..&lt;br /&gt;Lui, soddisfatto, mi tende la mano.&lt;br /&gt;Ci guadagni tu e ci guadagno io, no?&lt;br /&gt;Io la guardo e penso a Pertini: cosa devo fare, sputarci sopra o morderla?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-1190274518903049406?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/1190274518903049406/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=1190274518903049406' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/1190274518903049406'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/1190274518903049406'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2011/01/oggi-vado-un-colloquio.html' title='Oggi vado a un colloquio.'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-6675880249122052893</id><published>2011-01-09T15:41:00.003+01:00</published><updated>2011-01-09T15:45:17.732+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Oh, ma avete mai cercato lavoro?&lt;br /&gt;Nel senso. Non UN lavoro, ma IL lavoro.&lt;br /&gt;Che  fai?, dice.&lt;br /&gt;Lavoro, signora.&lt;br /&gt;Sì, ma che lavoro?&lt;br /&gt;Eh, che lavoro? Il lavoro!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sembra più difficile che camminare in un campo di ortiche senza mutande.&lt;br /&gt;Uno ci prova, fa quello che può, ci crede, ma alla fine... il telefono è muto.&lt;br /&gt;Io faccio anche le prove. A volte, prendo il cellulare e mi telefono.&lt;br /&gt;A volte, chiedo a mia madre di telefonarmi per sapere se il telefono funziona.&lt;br /&gt;Ma appena un attimo dopo, mia madre mi chiede: ma come stai?&lt;br /&gt;Io subito: CLANG! Riattacco.&lt;br /&gt;Sia mai che mentre sono al telefono con lei, loro mi chiamano e trovano occupato!&lt;br /&gt;Mia madre mi detesta. Ho ancora dei rapporti con i miei solo perchè mi vedono deperire e ogni tanto mi invitano a mangiare.&lt;br /&gt;Mi nutrono, ma non mi amano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Va be'. Vado a scongiurare di solelvarli anche da questo incarico.&lt;br /&gt;Buona giornata.&lt;br /&gt;Grazie.&lt;br /&gt;Si figuri.&lt;br /&gt;Sempre gentilissimo, lei.&lt;br /&gt;Ovviamente.&lt;br /&gt;Certo.&lt;br /&gt;grazie, ciao&lt;br /&gt;Ciao.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(ma appena mi giro, sento un sibilo: ma vedi sto stro... e io: ma vattene aff...)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-6675880249122052893?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/6675880249122052893/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=6675880249122052893' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/6675880249122052893'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/6675880249122052893'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2011/01/oh-ma-avete-mai-cercato-lavoro-nel.html' title=''/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-6190352373201142204</id><published>2011-01-08T18:47:00.004+01:00</published><updated>2011-01-08T18:52:43.318+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Uno ricapita per caso in certe parti, dopo tanto tempo. Come quando ci si ritrova a ripassare nei posti dove siamo stati anni e anni prima in vacanza.&lt;br /&gt;Io ricordo esattamente un muro, appena entrati nella città di Pitigliano, che aveva un buco e una lucertola che ci camminava sopra.&lt;br /&gt;Mi chiesi se ci aveva mai messo la lingua, in quel buco, quella lucertola.&lt;br /&gt;Quando ci sono tornato, era diventato un buco più grosso e qualche mozzicone ci galleggiava dentro. Pioveva e io avevo i piedi bagnati e la maglietta mi pesava sulle spalle.&lt;br /&gt;Ecco cosa. C'è qualcosa che ti viene, che ti prende, che non si sa che cosa sia, no?&lt;br /&gt;Ma poi si sta lì e si guarda. Si guarda ogni cosa, si cerca di recuperare un qualche dettaglio che ci era sfuggito, che magari è cambiato e, solo il notarlo, lo fa sembrare un ricordo più vivido.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il punto è che certe volte, quando uno ricapita in quei posti, in quelle situazioni, l'unica cosa che si avverte è il sapore amaro del tempo che è passato.&lt;br /&gt;Non so, sarà che dalla mia finestra, sotto lo scuro e sotto la nebbia, la città sembra immersa in un barattolo di burro sciolto.&lt;br /&gt;E tutto quello che provo è un'enorme stanchezza, per quello che non riesco a fare.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-6190352373201142204?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/6190352373201142204/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=6190352373201142204' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/6190352373201142204'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/6190352373201142204'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2011/01/uno-ricapita-per-caso-in-certi-posti.html' title=''/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-2934296991816850670</id><published>2008-05-29T11:08:00.002+02:00</published><updated>2008-05-29T11:10:55.872+02:00</updated><title type='text'>Diciassette.</title><content type='html'>Già, il numero della sfortuna.&lt;br /&gt;Ma non importa.&lt;br /&gt;Il blog chiude qui.&lt;br /&gt;E' stato un tentativo, divertente certo.&lt;br /&gt;Sicuramente piacevole.&lt;br /&gt;Purtroppo, però, non ha avuto l'esito sperato.&lt;br /&gt;Non importa.&lt;br /&gt;Chi non fa, d'altra parte, non falla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ah, ancora una cosa.&lt;br /&gt;Chi volesse, posso mandare tutto il file.&lt;br /&gt;Una mail qui.&lt;br /&gt;teoalcirco(at)hotmail(punto)com&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Teo&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-2934296991816850670?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/2934296991816850670/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=2934296991816850670' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/2934296991816850670'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/2934296991816850670'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2008/05/diciassette.html' title='Diciassette.'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-9069519694669960899</id><published>2008-04-24T10:50:00.003+02:00</published><updated>2008-04-24T10:55:00.105+02:00</updated><title type='text'>Sedici</title><content type='html'>&lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Nel capitolo precedente: si può essere felici anche con poco.&lt;br /&gt;Si può essere felici anche con meno.&lt;br /&gt;L'importante è capire per cosa si è felici.&lt;br /&gt;E a questo qui, probabilmente, secondo me, basta stare con lei.&lt;br /&gt;Anche perché, secondo me, non ci sta proprio capendo niente.&lt;br /&gt;Ma ti pare che si va in giro per tutta Milano come dei deficienti?&lt;br /&gt;E poi, ancora secondo me, qui qualcuno porta sfiga.&lt;br /&gt;Muoiono tutti...moriranno anche loro!&lt;br /&gt;Almeno, adesso, son vicini a qualcosa... a qualsiasi cosa...Ma cosa?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E invece a qualcosa, non eravamo vicini per un cazzo. E questo pesava anche su di me che, lo sentivo nelle dita, non riuscivo a toccare più niente. Tutto era rimasto sospeso a livello di parole. O di banalità da quattro soldi, come i gialli delle fiction televisive campioni d’incasso. Per un po’ ci si poteva anche giocare su, girare alla scoperta di chissà che America, cercare strade nuove, alcune da imparare altre ben note, poter decidere che auto prendere e quindi sentirsi un po’ ricco e un po’ in incognito ogni volta.&lt;br /&gt;Solo che dopo un po’ che se ne parla, se ne parla un po’ meno, sempre meno, finché la cosa scema e poi non se ne parla più. Come un sogno che diventa ambizione, quindi un progetto e poi diventa un ricordo.&lt;br /&gt;Fuori pioveva, e pioveva anche tanto. Era domenica mattina, e l’inverno era lì senza che sapessi dove fossero i maglioni. Sentivo le gocce battere sui vetri come aghi secchi di pino. &lt;br /&gt;Appoggiato sui gomiti e sul bancone, pensavo che sarebbe stato difficile, per la squadra di casa, giocarsi la partita a San Siro, con le zolle che si alzano, l’erba pesante, le pozzanghere davanti alle porte e tutto il resto. Per non parlare delle dita dei piedi degli spettatori che si sarebbero atrofizzate sugli spalti. Però, per quanto mi riguardava, cambiava poco. Ero all’asciutto e il calcio lo seguivo poco. Oppure, ero semplicemente vittima della pigrizia che assale ogni persona quando fuori fa freddo. Ma va’. Era solo l’incipit della stanchezza che nasce sempre dopo l’inizio.&lt;br /&gt;Infatti, dopo averne discusso con Emily a casa mia, ci eravamo trasformati in una sorta di Starsky ed Hutch all’italiana. Automobile anni 70, giri immani per la città seguendo delle piste che erano basate più sulle intuizioni, che su dei sospetti. E buttarci la sera sul divano, insieme come due note di un accordo,  mi bastava a ricaricare le pile per il giorno dopo. Però poi non bastò più, e anziché ricaricare al cento per cento, si arrivava all’ottanta. Poi al settanta, al sessanta, al quarantacinque. E così via, verso lo zero. &lt;br /&gt;Me ne accorsi quando feci il terzo pieno in tre giorni. Alla Fiat Cinquecento, una macchina che praticamente consumava come un Vespino. La cosa non era più sostenibile. Certo, era bello aver di che parlare per ore e naufragare nelle strade, ma non avevamo concluso niente e, sinceramente, più che stanchezza, sentivo la noia salirmi nelle gambe. &lt;br /&gt;Provavo la stessa sensazione da piccolo. Ad un certo punto dell’estate, forse qualche giorno prima di ferragosto, volevo lasciare i nonni in Molise e tornare a casa, a Milano. Nonostante sapessi che anche di quello mi sarei stancato presto e mi sarebbero mancate le patatine a forma di bambino della nonna, qualcuna senza un braccio o una gamba. Ma volevo tornare a casa mia e basta. Per sentire ancora una volta quell’odore di chiuso di due mesi e ritrovare nei cassetti le macchinine nascoste nel timore di chissà cosa.&lt;br /&gt;Tanto più che la Cinquecento era uscita di molto dal confine del gioco. Qualche giorno prima, fu proprio la vecchia Fiat bianca a darmi uno dei più grandi dispiaceri. Nessun guasto, certe meccaniche durano quarant’anni, figurarsi, ma lei, parcheggiata nel box, muso in avanti e sterzo girato di 90 gradi, be’, non era la stessa cosa. Sarà stato forse per nostalgia, ma era una questione di linea, di stile, che l’Alfa aveva e la Cinquecento no, tutto qui. O forse era solo questione d’amarezza, visto che l’Alfetta me l’avevano portata via dei ladri vigliacchi, di notte, senza nemmeno accenderla. Anche perché, a far girare il motore, uno se ne sarebbe accorto. &lt;br /&gt;Certi suoni sono come i pianti dei proprio figli. &lt;br /&gt;Avevano fatto un lavoro di fino. Serratura de garage intatta, addirittura avevano richiuso la porta. Ai Carabinieri, durante la denuncia, sembrò strano. Secondo loro ero un drogato ubriacone che l’aveva parcheggiata chissà dove e se l’era scordato. Inoltre risultavo anche essere un disoccupato qualsiasi, e per fortuna. Se avessero saputo dove lavoravo, magari mi mettevano pure un galera. &lt;br /&gt;O forse lo sapevano e quel gioco di sottintesi e “noi sappiamo che tu non sai” li divertiva un mondo. Invece io piangevo, le guance calde e l’aria quasi liquida in gola. &lt;br /&gt;Sin dalla mattina mi ero svegliato con un groppo allo stomaco che non riuscivo a collegare a nulla. Forse alle mille sigarette fumate ogni giorno. Ma le mani tremavano e il perché non lo trovavo in nessuna spiegazione razionale. &lt;br /&gt;E quando scesi ad aprire il box, vedere che solo l’ombra del tubo di scarico sul muro indicava la presenza dell’Alfa, mi fece cadere in ginocchio. Cominciai a singhiozzare, senza temere il mio volto di fronte ai vicini.&lt;br /&gt;Più che derubato, mi sentivo tradito, dall’Alfetta che aveva deciso di andare con qualcun altro. E se nemmeno l’Arma riconosceva la sincerità delle mie lacrime, non serviva a niente continuare a dare spettacolo.&lt;br /&gt;Fatto sta che non firmai la denuncia. Tanto, a quel punto, la voglia di fare qualsiasi cosa fuori dall’ordinario, mi era passata da un pezzo. &lt;br /&gt;A Emily invece no. Le idee le venivano tante quante le gocce di pioggia che ora mi martellavano sulla testa e sull’asfalto. Sembrava non le importasse nulla del mio stato d’animo. D’altronde, l’avevo assecondata in ogni modo, senza pretendere nemmeno una sua qualche spiegazione riguardo al suo accanimento. Credeva avessi solo voglia di qualcosa di diverso in una quotidianità che non mi dava proprio niente. E io non mi ero preso la briga di spiegarmi.&lt;br /&gt;Ma ora che i soldi sostanzialmente cominciavano a finire, non mi sembrava più il tempo di perdere tempo.&lt;br /&gt;Anche questo, Emily lo sapeva. Se n’era accorta dal mio modo di cambiare le marce, sulla pigrizia delle doppiette, dalla maniera di non accompagnarla nelle biblioteche. Ogni cosa cominciava a darmi fastidio, persino quel suo modo di volermi distrarre. Ma non capendo che non mi aiutava affatto, per conto suo, andava avanti. Ma dove?&lt;br /&gt;Partendo dalla morte del Turri, aveva cominciato a studiare i piccioni. Aveva letto che davvero erano tra gli animali più evoluti della propria specie, avvalorando l’articolo e le tesi del giornalista. Eravamo tornati in Sormani e aveva letto l’articolo dieci, cento, mille volte. Pensava che ci fosse sfuggito qualcosa, un minimo particolare, che costituiva la chiave di svolta della vicenda.&lt;br /&gt;E invece, niente. Avevamo dopo un mese le stesse informazioni che avevo io la prima volta.&lt;br /&gt;E di giri così, a vuoto, ne avevamo fatti mille. Negli uffici comunali, per capire gli spostamenti, ma il signor Anselmo risultava essere sempre stato residente lì. Niente. Al catasto, per capire i cambiamenti interni dell’appartamento, eventuali ristrutturazioni o cose simili. Niente. Persino alla società dei telefoni, per trovare un minimo spiraglio. Niente. Eravamo tornati all’appartamento dei signor Anselmo. L’avevamo ricostruito, grazie alle foto che aveva fatto Emily perfettamente. In ogni minimo particolare. E l’avevamo sviscerato in ogni più nascosto angolo. Mi chiedevo se stessimo cercando realmente qualcosa o se lavorassi part time per un’impresa di pulizie. Niente.&lt;br /&gt;Ma le cose, se devono andare in un certo modo, continuano ad andare in quel certo modo. Noi avevamo girato per giorni e giorni senza cavare un ragno da un buco, anzi. Al catasto, tra carte e scartoffie, a casa, tra pentole e poltrone, ovunque insomma, di ragni ne avevamo trovati fin troppi. Ma solo quelli, niente di utile. Era stata la goccia e il vaso.&lt;br /&gt;E così, anziché a quell’attività becera, mi ero dedicato al tabagismo a tempo pieno. &lt;br /&gt;In macchina non si fumava, ma appena fuori, le natiche appoggiate alla lamiera, accendino e sigaretta. E Emily andava, entrava, leggeva, faceva. E io fuori a spipazzare. Placido e rassegnato come un coccodrillo.&lt;br /&gt;E ogni volta che usciva da qualsiasi posto, in silenzio, i passi in quattro quarti, entrava in macchina, aspettava che finissi, se stavo finendo, e diceva: “Niente”, scuotendo il capo.&lt;br /&gt;Dopo un po’, nemmeno l’andai più a prendere. Veniva lei da me, a scuotermi. Un caffé insieme e poi si usciva. E ancora una giornata, fino a sera, a fumare sigarette e a sentirmi dire: “Niente”, mentre scuoteva il capo.&lt;br /&gt;E va be’. E poi, al buio, nella mia cucina che puzzava di chiuso e colazioni, da quanto ci stavo, si faceva il riassunto. Sempre allo stesso modo, con quei soli quattro elementi da poveri che avevamo.&lt;br /&gt;E se nemmeno quattro indizi fanno una prova, figurarsi quattro elementi.&lt;br /&gt;Un tuono suonò dietro le finestre. Il citofono trillò come un trapano, ma non mi mossi di un centimetro.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-9069519694669960899?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/9069519694669960899/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=9069519694669960899' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/9069519694669960899'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/9069519694669960899'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2008/04/sedici.html' title='Sedici'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-1779720883303775227</id><published>2008-04-04T11:48:00.000+02:00</published><updated>2008-04-04T11:51:15.819+02:00</updated><title type='text'>Quindici</title><content type='html'>&lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Nel capitolo precedente: le cose scivolano così.&lt;br /&gt;Uno fa un passo alla volta. Poi sembra che non serva a niente.&lt;br /&gt;Prendi loro. Vanno, fanno, disfano.&lt;br /&gt;E sembra anche che non serva a nulla.&lt;br /&gt;Ma poi magari a qualcosa serve.&lt;br /&gt;A qualcosa serve sempre.&lt;br /&gt;Questo lo sanno tutti.&lt;br /&gt;Ma a cosa, purtroppo, non lo sa nessuno.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La luce della televisione illuminava la stanza in maniera intermittente. Se non avesse avuto l’audio, sarebbe stata una degna alternativa a un abatjour.&lt;br /&gt;Emily non ne aveva voluto sapere di andare via, e mi aveva seguito lungo le scale dei box, in casa, fino in cucina. Non capivo a fondo il suo comportamento, ma i suoi passi in quattro quarti, in effetti, non mi dispiacevano affatto. &lt;br /&gt;Tolsi il volume alla televisione, e mi sedetti al tavolo. Lei di fronte a me.&lt;br /&gt;Non sapevo se il mio viso era messo in ombra dalla sua testa, ma restava il fatto che io, negli occhi, non riuscivo a vederla. La luce dello schermo, alle sue spalle, le evidenziava il perimetro dei capelli, come fosse un’aura moderna. O la vecchia pubblicità dell’AIDS.&lt;br /&gt;Mentre pensavo a queste cose, lei, come se a casa mia ci fosse già stata, prese i bicchieri dalle ante sopra il lavello e la bottiglia di vino dallo sgabuzzino. Ondeggiava sulle anche quasi come una ballerina.&lt;br /&gt;Era un vino della Valtellina, di quelli buoni che sempre provengono da uve di Nebbiolo. Non potevo esimermi dalla constatazione che era uno dei miei preferiti. &lt;br /&gt;“Ma come facevi a saperlo?” le domandai. &lt;br /&gt;“Tutti, in tutte le case, hanno dei bicchieri sopra il lavello e il vino, lo tengono nello sgabuzzino e nelle ante in fondo in cucina. A meno che non sia a vista, d’accordo. Come le posate. Sono sempre nel primo cassetto. Facile, no?”&lt;br /&gt;In effetti aveva ragione. Ci sono particolari che rientrano nel codice genetico delle persone. &lt;br /&gt;Per i francesi la R uvulare, per i tedeschi la durezza e rigidità, per le svedesi la bellezza, per i cinesi il riso. Non si scappa.&lt;br /&gt;Fatto sta che, seduti uno di fronte all’altra, i pensieri ci imbrigliavano quasi fossero fango. Non riuscivo a fermarne nemmeno uno, come se in realtà non pensassi, e probabilmente per Emily era lo stesso. Negli appartamenti accanto al mio, si sentiva la vita sfilare indifferente ai miei bisogni. I rumori di piatti e di televisioni annunciavano la cena, insieme al vociare sommesso sulla giornata appena trascorsa, che non avevo mai capito. Quando i miei genitori si raccontavano in maniera più o meno concitata ciò che era loro successo, da bambino sciocco mi ci arrabbiavo. Non capivo che senso avesse condividere una giornata normale, proprio per loro che, in condivisione, oramai avevano già tanto tempo.&lt;br /&gt;Eppure, quella sera con Emily di fronte, ne sentii il bisogno. &lt;br /&gt;E fui pronto per sfiorarle una mano, la allungai lentamente con fare distratto e sentivo il sangue che cominciava a scorrere velocemente nelle vene. La muscolatura delle falangi sembrava gonfiarsi e inibire i movimenti, come quando le braccia diventano di legno dopo aver fatto uno sforzo da portuali. Potevo quasi sentire il contatto, potevo immaginare di sfiorarla, quando iniziò a parlare. E tutto si ruppe. Rilassai i muscoli tesi e inspirai.&lt;br /&gt;“Sentiamo”, dissi scontento.&lt;br /&gt;A lei non tornavano i conti. Si lamentava del mio procedere a tentoni. Che cosa pretendeva. Mica ero un investigatore privato. E poi chi ha detto che procedevamo in modo sbagliato, dal momento che c’è un modo giusto o sbagliato di procedere se, per procedere, si ha un punto verso cui procedere. &lt;br /&gt;“Perché se questo punto non c’è, mi dici che senso ha, cara?” mi stavo stizzendo ed ero acido. In primis, perché non sopportavo le critiche. Secondo, perché avevo altre intenzioni. Infine, perché se uno si mette nei casini, deve sbrigarsela da solo. E poi volevo fare altro, ecco.&lt;br /&gt;Ma nonostante il mio malumore, continuò.&lt;br /&gt;“Anche se è morto?”&lt;br /&gt;“Anche se è morto. Poteva pensarci prima.”&lt;br /&gt;“Sì. Pensarci prima a morire”&lt;br /&gt;“No. Pensarci prima e basta. Prima di mettersi nei casini. La morte, alla fine, è sempre dietro l’angolo. Per questo uno deve sempre seguire la massima di Confucio:” le risposi trionfale citando il signor Anselmo, “fatti i cazzi tuoi”.&lt;br /&gt;L’avevo stesa ed era chiaro. Ma anziché sentirmi un piccolo Cesare, mi sentivo un piccolo imbecille.&lt;br /&gt;Forse perché l’avevo ferita. &lt;br /&gt;Ma non importava, ci sono situazioni in cui tutto è lecito. Soprattutto quando lo scambio è uno a uno: o io o lei. E in quel caso, in ogni caso, era meglio io.&lt;br /&gt;Però restava un fondo di vero, nell’affermazione di Emily. E forse per recuperare, forse perché anche io ne ero convinto, glielo dissi.&lt;br /&gt;“In effetti, le cose non tornano. La lettera per il Turri che aveva scritto a me. E il Turri era morto una decina di anni prima. E il signor Anselmo non poteva non saperlo, se poi sulla tomba c’era un signor Nessuno che mi aspettava. Bo.” Conclusi. Bevvi il vino nel bicchiere d’un fiato, come fanno gli anziani dopo una mano di carte venuta male, nei circoli di bocce.&lt;br /&gt;Emily invece sorseggiò. E leccandosi il labbro superiore, cominciò.&lt;br /&gt;“Senti. Vediamola così. Mi hai detto dell’odore di caffé. E nemmeno con la Comare, la cosa non rientra. Allora quello può essere un punto. Punto che non rientra però con la casa. O non ci abitava in quella casa, o a te, ti ha mentito.&lt;br /&gt;Nella lettera che ti ha spedito, ha detto che sarebbe partito per un lasso di tempo abbastanza ampio. Allora, ad esempio, perché l’affitto scade tra sei mesi e non subito?”&lt;br /&gt;Come è strano notare che, quando le discussioni si fanno più focose e le distanze diventano maggiori, anche il linguaggio cambia. e diventa più forbito.&lt;br /&gt;“Sì, magari è un’idea. Ma magari ci sono anche delle difficoltà contrattuali, che ne sai. O forse, la sua idea di tanto tempo può essere anche un mese. O forse non voleva perdere la casa. Che ne sai. Certo non aveva calcolato di morire!”&lt;br /&gt;“Può essere, va bene. Ma come ti spieghi il Turri. Voleva che venissimo a conoscenza della sua morte, della tipologia più che altro, no?” e, mentre mi spuntava un sorriso sopra i denti, Emily si irrigidì fino a gelarmi con gli occhi. Abbassai la testa e, se avessi potuto, avrei abbassato anche le orecchie sugli occhi. Finsi che invece non mi era capitato niente, cercando le sigarette in tasca. Ottima trovata, per recuperare la mia posizione. &lt;br /&gt;Spesso con Emily mi sentivo così. Un giocatore fuori ruolo alla mercè dei cronisti. E quelli dei lei erano gli occhi dell’allenatore che ti rimproverano e allo stesso tempo ti spronano. Una cicatrice che poi, per forse tutto il campionato, tra l’orecchio e l’angolo della bocca, con quanti punti di sutura vuoi, non sarà mai del tutto rimarginata. Sbadigliai.&lt;br /&gt;“Probabilmente, volevano che arrivassi fin lì, idiota. Non ci hai pensato?” mi rimbrottò.&lt;br /&gt;Il tabacco e la carta cominciarono a bruciare sfrigolando. &lt;br /&gt;“Probabile. Non sapevo di questo tuo fiuto, però. Allora adesso dobbiamo aspettare che qualcuno o qualcosa ci dica che fare, semplicemente.”&lt;br /&gt;“No. Cerchiamo di capire il tuo odore di caffé.”&lt;br /&gt;“Ma da dove partiamo, capa?” un po’ mi stavo cominciando a divertire. Anche se le redini dovevano tornare in mano mia. Il signor Anselmo conosceva me, non lei. Aveva lasciato tutto a me, non a lei. Aveva spedito la lettera a me, non a lei. Glielo feci presente.&lt;br /&gt;“Chiaro. Allora arrangiati. Io vado a casa. Fattelo da solo” disse mentre le gambe della sedia cominciarono a trascinarsi sulle piastrelle del pavimento.&lt;br /&gt;“No, no, aspetta. Ok, facciamo insieme” e lei si rimise a sedere, respirando paziente come una mamma.&lt;br /&gt;“Ancora una cosa, Emily. Perché mi ha detto di prendermi cura di te, se non vi siete mai conosciuti?”, le chiesi con il dubbio venuto fuori come un singhiozzo.&lt;br /&gt;“Senti. Io non lo conoscevo. Però anche a te ha detto che ti trovava bene, anche se un po’ dimagrito. Evidentemente ti osservava e, se osservava te, avrò visto anche me. Non ti pare?”&lt;br /&gt;Mi aveva battuto. Anzi, mi aveva proprio fregato. E nel suo volto contratto si notava chiaramente che aspettava una mia risposta che confermasse la sconfitta.&lt;br /&gt;Con un cenno di assenso gliela concessi. Ma pensai che lì dentro ero io l’uomo, cercando il qualche modo di pareggiare la partita. E poi io giocavo in casa. E non contava niente che i gol fuori casa valessero doppio. In questa competizione, per lo meno, non importava.&lt;br /&gt;“Va bene, dai. Vuoi una sigaretta?” dissi. Se non avessi avuto l’ultima battuta, quella di chiusura del discorso, sarei andato troppo giù. Dovevo ripreparare la piana di contesa.&lt;br /&gt;Però, me ne rendevo conto, questo gioco cominciava a piacermi. O forse mi piaceva stare con lei.&lt;br /&gt;“E domani allora andiamo a prendere la Cinquecento. Dobbiamo cominciare a pensare come il signor Anselmo. L’ho visto nei film”, dissi fiero di una mia conclusione, spegnendo il mozzicone nel posacenere. Non ci riuscii del tutto. Un filo di fumo si alzava ancora. Mi alzai e vi misi dentro un po’ d’acqua. Avevo sempre avuto paura dei fuochi.&lt;br /&gt;Emily scosse la testa come a dire no, ma non lo disse. Avevo proprio voglia di andare in giro con quella scatolina bianca.&lt;br /&gt;Lei, fu chiaro, capì il mio pensiero. &lt;br /&gt;“Togliti quel sorriso dalle labbra. Sembri uno stupido”. Sorrise, come solo in certi momenti si sorride. Allungai il dito a sfiorarle il labbro inferiore, come se così facendo potessi rapire un po’ di quella bellezza ingenua. Il lampadario rifletteva l’ombra del mio braccio sul tavolo, il calore del respiro che le usciva dal naso mi sfiorava il dorso della mano. Non mi vennero in mente né il bue né l’asinello, ma quel vago odore di marsiglia che si alzava nella cucina mi scuoteva alla bocca dello stomaco.&lt;br /&gt;Nella testa e davanti agli occhi mi scorrevano veloci le immagini degli ultimi giorni. Quel finto enigma cui non sapevamo rispondere, quell’inchiesta da poveri in cui c’eravamo imbarcati più con curiosità che con istinto poliziesco e le mani di Emily che si agitavano lente nel suo modo di parlare.&lt;br /&gt;La mascella si mosse e si contrasse nel desiderio di baciarla. Stava cambiando qualcosa, tra noi e intorno a noi.&lt;br /&gt;Forse, davvero, eravamo vicini a qualcosa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-1779720883303775227?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/1779720883303775227/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=1779720883303775227' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/1779720883303775227'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/1779720883303775227'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2008/04/quindici.html' title='Quindici'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-6377507251579160572</id><published>2008-03-21T12:52:00.000+01:00</published><updated>2008-03-21T12:57:56.192+01:00</updated><title type='text'>Quattordici</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Nel capitolo precedente: be', mi sembra che siano arrivati a buon punto, no?&lt;br /&gt;Lui che scopre praticamente niente. E quel tizio chi è? Boh.&lt;br /&gt;Solo che poi c'è un altro tizio che ti dice di andare a vedere un giornale. Mah, sarà.&lt;br /&gt;Sarà che questi due mi sembrano due scemi.&lt;br /&gt;E lei che sembra che un po' alla volta... ma sì, ma sì.&lt;br /&gt;Questi due, va a finire che limonano.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;&lt;span &gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Girai la macchina verso via Larga, dopo un semaforo mischiato con quei palazzoni a specchio che nascondono gli impiegati. Procedevo a sbalzi, senza più dire una parola. Emily probabilmente pensava che fossi rimasto scosso dalla sua azione reazionaria di bucarmi la macchina, ma non era quello il motivo. Era chiaro però, da come muoveva le mani, intrecciate come mozzarelle, che iniziava in lei a muoversi il senso di colpa.&lt;br /&gt;Fu a metà di via Larga, dopo un negozio che vendeva divise e ammennicoli militari, che staccai male la frizione e spensi la macchina allo scattare del verde. Fui sorpreso quanto lei di quel gesto.&lt;br /&gt;Non mi era mai successo. Ed entrambi sapevamo bene quanto ciò potesse danneggiare valvole e pistoni. Senza calcolare i dischi della frizione che si erano chiusi di scatto.&lt;br /&gt;Ma anziché maledirmi, scoppiai a ridere. Di un riso che mi obbligò a fermare la macchina davanti alla fermata di un autobus, senza curarmi come era ovvio del divieto di sosta e di fermata. L’autobus sarebbe arrivato comunque, si sarebbe fermato in mezzo alla carreggiata e l’indifferenza dei passeggeri avrebbe svolto ugualmente il suo ruolo. E quando questo successe, mi sentii circondato da milioni di formiche che svincolano l’ostacolo. &lt;br /&gt;La preoccupazione di Emily fu evidente quando iniziò a mangiarsi le unghie. La cura che dedicava alle sue mani non bastava alle sindromi nervose. Però bastava a sgelare la situazione e a cominciare il discorso sul Turri. Quanto a strategie di difesa, ero un vero mago.&lt;br /&gt;“Un attimo, adesso te lo dico” mentre già le lacrime mi scendevano, superati gli zigomi, facendo lo slalom tra i peli di barba. &lt;br /&gt;“Ho trovato l’articolo che parla del Turri”, dissi tra i singhiozzi ottusi che il fiato interrotto mi provocava.&lt;br /&gt;E le dissi tutto. In un intervallo variabile tra i due minuti e la mezz’ora. Non riuscivo più a trattenermi.&lt;br /&gt;“Poveraccio”, fu il suo commento dopo aver saputo dei piccioni. D’altra parte i giornalisti ci vanno a nozze con storie del genere. Il gusto del macabro ha sempre fatto buon gioco al successo di un articolo, e non importava l’impostazione di partito o liberale del giornale, in questi casi. E il fatto che il Turri stesse percorrendo i Navigli con la sua 127 non dava meno colore al pezzo.&lt;br /&gt;Ma era a questo punto la cosa più divertente. Sembrava si volesse descrivere una nota caratteristica della città meneghina, la quantità di piccioni presenti nel centro di Milano aveva affascinato da sempre i turisti. Ma che i piccioni stessi, da animali innocui e sufficientemente stupidi, si trasformassero in arma di morte e distruzione, non era mai stato nemmeno considerato. Invece, questa volta si erano ribellati. Non si sa se contro il rumoroso motore delle macchine degli anni ’70, o se contro uno sgarbo subito nella propria zona, come nei grandi film di gangster ormai andati. Restava il fatto, ben descritto nell’articolo, che uno stormo di piccioni –ma poi, i piccioni si spostano a stormi?- aveva attaccato la macchina del povero Turri. Ma non solo. Il primo dei suddetti volatili gli aveva addirittura rotto il finestrino, lasciando su uno spuntone le penne, mentre un secondo, che lo seguiva a ruota, gli si era ficcato con il becco nella tempia. &lt;br /&gt;A questo punto, il Turri era uscito fuori di strada, “per lo spavento” aveva detto la Polizia, “già morto” diceva il giornale, ed era finito nel Naviglio Grande. Se fosse morto affogato o se fosse stato ucciso dai piccioni non era ancora chiaro. Segnale più che manifesto, invece, erano le cagate di piccione rimaste sulla zona, fatto inquietante e inconcepibile. Come se i piccioni volessero comunicare ai civili che dovevano lasciare a loro la zona. &lt;br /&gt;E non finiva qui. Il giornalista, giunto sul posto prima dell’Arma, si lasciava andare in disquisizioni pseudo scientifiche, e aggiungeva che i piccioni, uno dei volatili più evoluti della loro specie, i corvidi, anticamente cacciavano e uccidevano proprio grazie al becco. E ancora, che il movimento altalenante della testa, avanti e indietro, era un retaggio del passato: infatti, proprio questo congegno a molla del collo, permetteva loro di attutire l’impatto e di restarci secchi. In questa maniera, quindi, era stato ucciso il Turri.&lt;br /&gt;“Divertente, no?” dissi, senza riuscire a fermarmi.&lt;br /&gt;No, per lei non era divertente. Con gli occhi spalancati e le mani rapprese, Emily era sconvolta.&lt;br /&gt;Non credevo che la mia capacità narrativa fosse tanto poco coinvolgente. E più la cosa a me faceva ridere, e più Emily mi guardava spalancando gli occhi. Ad un certo punto mi fermai, temendo forse che i bulbi le uscissero dalle orbite.&lt;br /&gt;“Cosa c’è”, le chiesi. Non mi sembrava tanto assurdo ridere di una morte improbabile. Forse perché non era un mio parente, ovvio, ma non mi sembrava tanto assurda. Come quella del veterinario che doveva liberare una mucca costipata. Ma fumava e, col peto atomico della mucca, aveva preso fuoco. Certe storie metropolitane già fanno ridere in quanto leggende, figurarsi se diventano realtà.&lt;br /&gt;Ma lei non era d’accordo. Lo considerava sciocco e di cattivo gusto. E poi c’era morta una persona che, seppure non conoscevo direttamente, era pur sempre un amico del signor Anselmo. &lt;br /&gt;“Argomentazione fiacca”, le risposi indispettito. Non è possibile che ad una persona, che di gusto già non ride mai, le si taglino le gambe di netto una volta che si diverte, che cazzo. &lt;br /&gt;Basta. Mi era stata rovinata la giornata. Sarei rimasto di cattivo umore fino a sera. &lt;br /&gt;Riaccesi la macchina che, unica soddisfazione, partì al primo colpo. Misi la freccia, la prima, con l’intenzione di portarla a casa, metterla a riposo nel box e bere un bicchiere di vino. Che Emily si arrangiasse. Per quanto mi riguardava, poteva anche tornarsene a piedi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-6377507251579160572?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/6377507251579160572/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=6377507251579160572' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/6377507251579160572'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/6377507251579160572'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2008/03/quattordici.html' title='Quattordici'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-6718393066085897295</id><published>2008-03-14T11:34:00.000+01:00</published><updated>2008-03-14T11:40:19.259+01:00</updated><title type='text'>Tredici</title><content type='html'>&lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Nel capitolo precedente: oh, finalmente pare le cose cambino un attimo. Un attimino.&lt;br /&gt;Poi vediamo.&lt;br /&gt;Ma il fatto è che questo qui si muove sulla scia dell'emozione.&lt;br /&gt;Un minimo di vento caldo e lui è già in mutande.&lt;br /&gt;Sembra di essere quasi in quei film degli anni 80 in cui non succede niente ma poi è successo un casino di roba, tanta che tu non te ne sei nemmeno accorto e poi è tardissimo e forse non è successo, credi, nulla perché ti sei addormentato sul più bello, e poi gli amici invece ti dicono 'Oh, ma che figata! Il film di ieri, non l'hai visto?' e tu, sì sì, l'ho visto, ma a me non sembrava granché e ti senti un po' scemo perché mica ti sarai addormentato per davvero con un film così stramaledettamente bello...&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al bar non lasciai trasparire più niente, anzi. Mi dedicavo ai clienti e alle signorine con un’attenzione quasi fastidiosa. A volte, con cenni blandi della mano, addirittura mi invitavano ad allontanarmi. I tavolini di ferro erano costantemente lindi e puliti, come se temessi un’improvvisa visita di un ispettore d’igiene. Lì, dove non mettevano nemmeno piede i vigili urbani. In quanto tali, ovvio, non in quanto uomini, visto che, in quanto uomini, ci mettevano qualcosa di più di un piede. L’unico elemento che mi fregava, invece, era l’ascolto dei GR. Mi preoccupava. Pensavo che da un momento all’altro sarebbe uscito qualcosa di particolare, che mi riguardava più o meno direttamente. Tenevo la sigaretta fra i denti, per i minuti di cronaca. Solo allo sport, lasciavo che l’indice e il medio della destra facessero riposare i muscoli della mandibola. &lt;br /&gt;Spesso, sollevando la mano dal bancone, lasciavo l’impronta del palmo. Come nelle caverne primitive, quasi.&lt;br /&gt;Però tutto mi sembrava filare liscio. &lt;br /&gt;Un giorno, Emily mi chiese un passaggio per tornare a casa. Smontavamo insieme, coincidenza o volontà, e io non vidi alcun motivo per negarglielo. Dalla sera al cimitero, non ci eravamo quasi rivolti parola a riguardo.&lt;br /&gt;Avevo bisogno di rompere gli indugi. Mentre si aggiustava con le mani la gonna sul sedile, le parlai. Dei sospetti e dei poliziotti, di quel poco che sapevo e di quel tanto che immaginavo. &lt;br /&gt;“Era l’ora che ti decidessi. Anche io ho delle cose da dirti. La tomba del Turri. C’era un tizio che ti aspettava. E invece ha trovato me. A Musocco, piangevo per la paura”&lt;br /&gt;“E cosa ti ha detto.”&lt;br /&gt;“Certo, non mi ha fatto niente!”, si mise a gridare.&lt;br /&gt;Non l’avevo mai sentita farlo. Nemmeno a fingere gli orgasmi. Doveva aver avuto paura per davvero. E poi non aveva niente, di cosa dovevo preoccuparmi. E dal momento che era tornata a lavorare, nemmeno lo stupro era cosa da avvalorarsi. Mi stupii però del fastidio che poteva crearmi la sua voce in quella tonalità acuta. Bisognava smettesse, per il mio bene.&lt;br /&gt;“Sì che mi preoccupo, scusa”, cercai di recuperare, “ma dimmi. Allora?”&lt;br /&gt;Insomma. Questo tizio che aveva incontrato lei aveva mandato l’altro tizio a tenermi compagnia e a riferirmi quello che era stato riferito a me. Voleva tenermi occupato, ovvio.&lt;br /&gt;“Per questo poi a cena non se n’è cavato un ragno da un buco. Continua”, intervenni.&lt;br /&gt;Emily concluse. E la cosa mi puzzava. Non sapevo perché, ma il mio sesto senso mi diceva che sarei tornato la sera a casa troppo stanco per guardare un film. Però, la cosa stava cominciando a divertirmi.&lt;br /&gt;In primo luogo, il tizio della tomba le aveva dato il nome di un giornale e consigliato di leggere l’articolo del giorno in cui era morto il Turri, la pagina della cronaca. &lt;br /&gt;“E basta?” domandai quasi stizzito.&lt;br /&gt;“Basta”, mi rispose Emily. “poi dobbiamo aspettare”&lt;br /&gt;“Non mi torna un particolare. Che cosa c’era scritto nella lettera del signor Anselmo.”&lt;br /&gt;“Niente. Era una sorta di lasciapassare perché il tizio al cimitero ci riconoscesse.”&lt;br /&gt;“E perché ci hai messo tutto quel tempo per uscire. In fondo non avete parlato molto”, le chiesi temendo di uno straordinario piuttosto macabro.&lt;br /&gt;Si incazzò. “Coglione. Sai perché vivo così, e sai anche che non mi piace. Ci ho messo tanto perché ha voluto assicurarsi su chi fossi. Aspettava un uomo e mi presento io. Ti pare?” &lt;br /&gt;Quindi prima tappa, la Biblioteca Sormani, l’unica che possedeva microfilm e archivi di quasi tutti i giornali. I malumori di Emily erano secondari. Il fatto che guardasse fuori dal finestrino, con il naso attaccato al vetro, non mi toccava minimamente. Se non per il fatto che, al vetro, l’unto del naso sarebbe rimasto. Ma forse non era il caso di farglielo notare adesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Che morte da sfigato” fu il mio primo commento. I muscoli della faccia erano rimasti tesi per soffocare il riso. Non riuscivo a trattenermi. Ero in una biblioteca, d’altronde.&lt;br /&gt;Riavvolsi il microfilm su cui era stato trasferito il giornale del mese in cui era morto il Turri, e lo riconsegnai. &lt;br /&gt;Con le labbra ancora tirate, lungo le scale respirai i libri e le voci degli studenti ai quali una volta ero appartenuto pure io. Non li invidiavo affatto, con i loro giorni persi di ozio tra una vacanza ed un esame. Anzi. Se avessi potuto, avrei detto a tutti loro, uno per uno, che quella condizione era la stessa di chi, seduto sulla tazza, non ha più niente da dare ma vuole finire il capitolo del libro che sta leggendo. &lt;br /&gt;Sorridevo anche a quest’idea, ma uscii. Parcheggiata tra le strisce gialle dei portatori d’handicap stava l’Alfa; appoggiata con l’anca al cofano, invece, Emily fumava. &lt;br /&gt;Era stata una dimostrazione di forza. Aveva urlato, biascicato e persino sbattuto la portiera per non farmi parcheggiare in quello spazio. Minacciandomi di una multa salatissima e della rimozione.&lt;br /&gt;“Benissimo”, le avevo risposto. “Allora tu resti giù a curarmi la macchina”.&lt;br /&gt;Era rimasta talmente di sasso che non si era mossa. E io avevo colto l’attimo per fuggire via veloce dalla situazione.&lt;br /&gt;Appena mi vide, inspirò ed espirò velocemente. Guardò con lentezza il braciere che aveva in mano e fece per calarlo, ancora acceso, sulla scocca gialla. &lt;br /&gt;Questa volta fui io a rimanere pietrificato. Sembrava che lo stesse facendo a me. Addirittura, mi parve di essere come in quelle performance di body art, in cui l’artista o il deficiente, a scelta, si conficca una graffetta nell’uretra e si accappona la pelle dello spettatore per il dolore che non prova. &lt;br /&gt;Le unghie di Emily si fermarono a mezzo centimetro dalla vernice. Sentivo io il calore che c’era in quella piuma di spazio.&lt;br /&gt;“Non provarci mai più” sibilò.&lt;br /&gt;“Certo, mia padrona” fu quello che telepaticamente le trasmisi. Non ero in grado di parlare. Sentivo un peso alla bocca dello stomaco, appena dietro allo sterno. Mi mancava il fiato, la bocca aperta a fessura.&lt;br /&gt;Respirai a fondo, come fosse la prima volta. E permisi alle scarico delle auto e dei riscaldamenti di placcarmi ancora un po’ i polmoni di argento e di catrame.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-6718393066085897295?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/6718393066085897295/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=6718393066085897295' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/6718393066085897295'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/6718393066085897295'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2008/03/tredici.html' title='Tredici'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-1096111127849577256</id><published>2008-03-07T16:37:00.000+01:00</published><updated>2008-03-07T16:42:23.754+01:00</updated><title type='text'>Dodici</title><content type='html'>&lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Nel capitolo precedente: ok, sì. Accetto la lettera. Ma poi il destinatario è morto. Incidente d'auto, ha detto il portinaio terrone.&lt;br /&gt;Magari era sbronzo.&lt;br /&gt;Va be', dicevo. &lt;br /&gt;Ok, sì. Accetto anche il fatto romantico di leggergliela al cimitero Maggiore.&lt;br /&gt;Anche se mi sembra una roba un po' da necrofili.&lt;br /&gt;Che schifo.&lt;br /&gt;Ma tanto lui non è entrato.&lt;br /&gt;E ha trovato un altro tizio, lì fuori. Sembra che lo seguano tutti.&lt;br /&gt;Però, magari, sto tizio, qualcosa, la sa davvero.&lt;br /&gt;Se lo porta via.&lt;br /&gt;Mentre Emily si è pure commossa, alla tomba.&lt;br /&gt;Deve essere una dolce, lei.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E invece, faticoso non lo fu affatto. Un po’ perché il tipo che ci eravamo portati a cena, non sapeva niente più di quello che già aveva detto, un po’ perché la cena fu tuttavia piacevole. Emily, dopo qualche bicchiere di rosso di Puglia, aveva tirato fuori un’anima aggressiva e ironica che non le avevo ancora scoperto. Io e il mendicante scoprimmo invece di aver frequentato lo stesso liceo, e quindi sembrò quasi una rimpatriata con un vecchio amico. Certo, se non avessimo ordinato tre bottiglie di Primitivo così, su due piedi, non sarebbe successo nulla. Però, l’abbiamo fatto e tutto è andato come è andato.&lt;br /&gt;Tornando a casa tuttavia, con il filo di vento che passava dal finestrino e mi alzava i capelli sulla tempia sinistra, mi resi conto che non era stato fatto un altro buco nell’acqua. Non in toto, almeno.&lt;br /&gt;Nel senso. Se prima i sospetti che avevamo sulla morte del signor Anselmo si basavano su illazioni di una vecchia e su sentimenti personali, ora invece, dopo il legame con Turri, avevamo scoperto che qualcosa di più c’era. E se c’era invischiata la Polizia, l’idea diventava una certezza. &lt;br /&gt;Almeno questo, dai telefilm degli anni ’70 l’avevo imparato.&lt;br /&gt;Unico problema: non sapevo da che parte sarei partito né a che punto sarei arrivato. E dubitavo fortemente anche di Emily che, sicuramente, avrei tirato in mezzo. Non ero abbastanza coscienzioso per lasciarla fuori da tutto. E soprattutto, non volevo stare solo. Mal comune, mezzo gaudio d’altra parte. E se si dice, un suo fondamento ce l’avrà pure. Mi piaceva ripeterlo, mi dava sicurezza.&lt;br /&gt;Ero infervorato, e quella sera parcheggiai la macchina come non facevo da tempo. Culo verso il fondo del box, chi se ne frega del muro e della Vespa, fanali e muso pronti ad uscire. E le ruote anteriori leggermente girate. Bisognava tornare ad essere pronti e veloci.&lt;br /&gt;O almeno convincersi di esserlo, altrimenti mi sarei pisciato immediatamente addosso. &lt;br /&gt;O forse era il vino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Apriamo il giornale radio di questa mattina con un servizio di cronaca che ha colpito tutta l’opinione pubblica italiana.&lt;br /&gt;UOMO MUORE AFFOGATO NEL NAVIGLIO GRANDE: INCIDENTE O ALLARME AMBIENTALE?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È morto questa notte, a bordo della sua 127, Alessandro Turri, privato cittadino di circa 50 anni. Lo ha trovato dentro il Naviglio Grande la squadra sommozzatori del Comune di Milano, dopo aver ricevuto notizia dell’incidente da una signora che ha assistito alla vicenda. Secondo le forze dell’ordine, questo è un incidente come tanti ne succedono a Milano. Ma secondo l’anziana signora che ha visto la scena, il Turri non è sbandato semplicemente.&lt;br /&gt;“No, no. Io ho visto. C’erano tanti piccioni, gli sono andati addosso. Gli hanno spaccato tutti i vetri, lo hanno colpito e poi lui è finito nel Naviglio!”&lt;br /&gt;A supporto di questa testimonianza, ci sarebbero i vetri dell’auto frantumati –rottura tuttavia che può essere ricollegata anche alle necessità di recupero dell’auto- e un foro di un diametro di circa due centimetri sulla tempia della vittima.&lt;br /&gt;Il problema dei piccioni, in una città come Milano, è sorto all’attenzione della stampa e delle Istituzioni ormai da qualche anno. Da quando, circa dieci anni fa, uno stormo ha attaccato la sfilata delle nuove camionette date in dotazione alle pattuglie dei Carabinieri meneghine, arrivando quasi a colpire gli esponenti del Governo di allora giunti come ospiti. Senza però causare alcun danno, fortunatamente.&lt;br /&gt;Probabilmente, in entrambi i casi, è stato violato il territorio che i piccioni avevano riconosciuto come proprio. E quindi hanno attaccato.&lt;br /&gt;Ma è possibile? Secondo Marco Merinei, uno dei maggiori esperti in materia, sì.&lt;br /&gt;“I piccioni sono tra i più evoluti della propria specie. E anticamente avevano proprio questa caratteristica. Infatti, basti pensare che riescono a raggiungere in picchiata più di 100 chilometri all’ora, che riescono a individuare le fonti di calore nei corpi degli altri esseri viventi, che riescono a rimanere illesi nell’impatto grazie al loro collo a molla”&lt;br /&gt;Siamo davvero in pericolo?&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Da Milano, Libero Maria Della Valentina.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-1096111127849577256?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/1096111127849577256/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=1096111127849577256' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/1096111127849577256'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/1096111127849577256'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2008/03/dodici.html' title='Dodici'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-2722189576641031696</id><published>2008-02-21T10:02:00.000+01:00</published><updated>2008-02-21T10:08:34.339+01:00</updated><title type='text'>Undici</title><content type='html'>&lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Nel capitolo precedente: va', guardalo. Lancia via la sigaretta come avesse detto chissà che verità.&lt;br /&gt;E invece si è messo solo a fare quello che gli aveva detto di fare il vecchio. Prendere un minimo la situazione in mano, tenerla un minimo in pugno.&lt;br /&gt;Sì, tanto in pugno che appena ha deciso di andare da solo dal Turri, con lui ci va anche Emily.&lt;br /&gt;Bel pugno di cioccolato, che ha questo qui.&lt;br /&gt;Butto via anche io il mozzicone, va.&lt;br /&gt;Rientriamo.&lt;br /&gt;Ché qui fuori fa veramente freddo e mica posso star qui a pettinare le bambole.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giravano i numeri rossi sul contachilometri e osservavo le strade in ogni loro angolazione, giusto per cambiare, ma mi stavo cominciando a scocciare. Sempre con la stessa dinamica, le stesse posizioni, le mani attorno al volante. Emily guardava fuori con gli occhi spenti del piccione. Stringeva tra le mani la busta che dovevamo consegnare, ma solo Dio sa quanta voglia avrebbe avuto di aprirla. Lei, io no. Io sono uno che nelle cose ha sempre voluto starne fuori e non sapere niente. A meno che non fosse a livello di pettegolezzo, sia chiaro. Perché lì, allora, fa ridere. Mica come in queste storie, la fine delle quali non si vede mai.&lt;br /&gt;Trovato il numero civico, sistemai la macchina al solito posto. Da quando ci facevo caso, avevo scoperto che gli handicappati sono molto ben distribuiti in città.&lt;br /&gt;Il portiere era una persona di piccola statura. In divisa, manifestava quanto il palazzo volesse essere signorile e distinto, con marmi e vetri, ottoni e tappeti che, nonostante la pioggia, mascheravano in malo modo il fatto che fosse una delle tante cooperative fasulle. Cooperative sociali all’inizio, ma poi tutti pronti a guadagnarci qualche soldino. &lt;br /&gt;Non avevo la più pallida idea nemmeno di come pormi. Non ero mai stato bravo a inventare balle nemmeno quando dovevo coprirmi con mia madre. Figurarsi adesso che la cosa era una semplice formalità.&lt;br /&gt;Spacciandoci per dei figli di un lontano cugino, avevamo chiesto informazioni sul Turri. Geneticamente, si sa, i portinai sono inclini alla chiacchiera. Soprattutto quelli dei palazzi bene, che sono saturi di informazioni su una certa fetta di società e non sanno nemmeno loro come fanno a trattenersi. &lt;br /&gt;Si pizzicava i baffi, nell’angolo di destra, contento di trovarsi ad essere il protagonista di un dramma non cercato. Parlava con un accento pugliese, con quelle inflessioni dialettofone che per molti restano solo suoni molto aperti, ma senza un significato.&lt;br /&gt;Però capimmo tutto. Dai quattro “che c’amma fa’?” fino ai più difficili giri di parole per dirci che il nostro Turri Alessandro era morto in un incidente d’auto circa quindici anni prima. Un colpo di sonno, un malessere, non ricordava. Parlava come un verbale redatto dalla stradale, come se anziché saperlo per passaparola, fosse venuto a conoscenza dei dettagli direttamente dai documenti. &lt;br /&gt;E allora, rifacemmo tutta la circonvallazione, con i suoi saliscendi. Fino alla svolta in viale Certosa, con i suoi alberi e i suoi semafori, fino a Musocco.&lt;br /&gt;Emily prese la lettera dal cruscotto, batteva i piedi sul pavimento dell’auto nervosamente. Ero consapevole del non perfetto funzionamento dell’impianto di riscaldamento, e i piedi le si stavano congelando. La capivo. Però era molto più facile comprendere le differenze tecnologiche che crescono in trent’anni, da parte sua. Poteva anche smettere. Non tanto per il rumore, quanto perché temevo danni irreversibili per il pianale stesso.&lt;br /&gt;Tuttavia, non mi sembrava il caso di farglielo notare. Così come non mi sembrava nemmeno il caso di andare in un cimitero, soprattutto in inverno, col cielo che si perde nell’asfalto, così come i tramonti si affogano nel mare e non se ne distingue il limitare. &lt;br /&gt;Ma se al mare, un effetto ottico del genere può essere costellato di mille, piacevoli e romantici aggettivi, in città diventa quasi macabro. Prescindendo poi dalla folle idea di cercare la tomba del Turri e leggere alla lapide la lettera del vecchio amico morto. Se lei voleva farlo, per semplice influenza cinematografica o per chissà quale motivo morale, io non l’avrei seguita. &lt;br /&gt;Stavo in macchina, il motore spento e gli aghi del tachimetro in posizione di riposo, entrambi, e fumavo lasciando appena aperto il deflettore. Guardavo il cancello d’ingresso e le strade che si riempivano sempre più di luci e di lamiere. Stavano arrivando di corsa le sei, gli uffici avevano già chiuso, e gli ultimi ritardatari si stavano affrettando a finire ciò che era rimasto. Come fosse una merenda obbligatoria per tornare a giocare a pallone con gli amici.&lt;br /&gt;Emily ci stava mettendo un sacco di tempo. Ero stato seduto troppo tempo. Mi stavano venendo le piaghe da decubito. Forse sarebbe stato meglio uscire, giusto per stendere le gambe.&lt;br /&gt;Appoggiato alla lamiera, immediatamente fui affiancato da un poveraccio che chiedeva l’elemosina. Spostando verso di me le dita ormai blu, sibilò appena la richiesta di una sigaretta. Come unica fonte di riscaldamento non c’è male, pensai.  &lt;br /&gt;Accese, appoggiò a sua volta la schiena sull’Alfa.&lt;br /&gt;“Cercate anche voi il Turri?” domandò dopo una prima boccata.&lt;br /&gt;“E lei come fa a saperlo?”&lt;br /&gt;Strinse il filtro forte tra le labbra, fino a schiacciarlo. Era un gesto che ricollegavo allo stadio, alle tifoserie delle squadre che stanno per perdere una coppa.&lt;br /&gt;“Ho sentito la sua donna chiederlo in guardiola”&lt;br /&gt;“E allora? Si mette ad origliare? E poi non è la mia donna”&lt;br /&gt;“Cambia poco. Sono anni che sto qui al Maggiore, e mi chiedo come mai solo adesso ci sia gente che chiede del Turri. In tanti anni, nemmeno un fiore…”&lt;br /&gt;“Magari ci siamo ricordati di lui solo adesso”. Mi stavo innervosendo, ero acido.&lt;br /&gt;“Voi due, forse. Ma i tipi che sono venuti un mesetto fa erano poliziotti”, mi rispose come se nulla fosse. Aveva finito la sigaretta, stava lanciando via il filtro, con un gesto di chi lo sa far volare lontano. Gli afferrai il braccio, e il mozzicone mi cadde quasi sui pantaloni. Per poco non avrei rischiato di prendere fuoco.&lt;br /&gt;“Adesso mi dice che cosa sa. Chi era il Turri, come è morto eccetera.”&lt;br /&gt;“Facile, così. Io non mangio, figuriamoci se parlo.”&lt;br /&gt;“Ok, adesso ce ne andiamo a cena e vediamo se riesce a trovare qualche briciolo di forza per parlare.”&lt;br /&gt;Lo feci sedere davanti, accanto a me. Emily era tornata con la busta ancora in mano, il volto con due righe che scendevano dagli occhi fino alla mandibola. Aveva pianto, ma non volevo sapere il perché. Se me lo avesse detto, bene. Altrimenti, ciccia. Robe da donne che a stento avrei capito. &lt;br /&gt;Adesso c’erano ben altre cose di cui occuparsi. Avevo trovato una pista e non me la sarei lasciata scappare per nessun motivo al mondo.&lt;br /&gt;A pochi passi dall’auto, notò che al suo posto c’era questo tizio. Il suo sguardo fu abbastanza loquace. Mi restituì la lettera, che riposi nuovamente nel porta documenti dell’Alfa.&lt;br /&gt;“Stai dietro e controlla questo qui mentre guido. Andiamo a cena, poi ti spiego”, le dissi da finestrino aperto, allungando fuori la testa dal guscio di tartaruga di lamiera.&lt;br /&gt;Le porsi anche un fazzoletto di carta. Non mi sembrava decoroso che si mostrasse tanto vulnerabile.&lt;br /&gt;Sarebbe stato faticoso. Molto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-2722189576641031696?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/2722189576641031696/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=2722189576641031696' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/2722189576641031696'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/2722189576641031696'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2008/02/undici.html' title='Undici'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-8189462186713015854</id><published>2008-02-14T19:15:00.000+01:00</published><updated>2008-02-14T19:23:05.346+01:00</updated><title type='text'>Dieci</title><content type='html'>&lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Nel capitolo precedente: ma pensa te. Mi dice che ha ricevuto una lettera dal signor Anselmo.&lt;br /&gt;Il quale, all'anagrafe: morto.&lt;br /&gt;Mah.&lt;br /&gt;E gli diceva pure di portare una lettera, un'altra, a un signore, il Turri.&lt;br /&gt;Che chissà chi cazzo è.&lt;br /&gt;Ma insomma.&lt;br /&gt;Meno male che la comare del bar di fronte lo ha scambiato per un Carabiniere.&lt;br /&gt;Altrimenti vai a sapere che cosa andava a raccontarmi.&lt;br /&gt;Ma sì, va, volentieri.&lt;br /&gt;Due minuti, fumiamo va.&lt;br /&gt;Almeno, le cose saranno più veloci.&lt;br /&gt;Almeno, per adesso.&lt;br /&gt;Almeno credo.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lasciai tutto com’era, non pagai né salutai. La Comare non disse niente. Da quando facevo parte dell’Arma, aveva iniziato a temermi. E il timore è la base del rispetto, mi aveva detto la professoressa di greco e latino il primo giorno del liceo. &lt;br /&gt;Arrivai e, come al solito, mi preparai un altro caffé, con la sambuca e la sigaretta sul piattino. Certe abitudini sono salutari, e non vanno cambiate. Aveva ragione su questo punto il signor Anselmo. Un uomo aveva bisogno dei suoi ritmi e delle sue certezze. Spensi la televisione e accesi la radio. Per evitare l’anarchia, lì dentro avrei preso io delle decisioni. Avevo sempre ammirato i grandi condottieri, Stalin in testa, e da loro dovevo pur imparato qualcosa. Non potevo prendere a picconate la televisione, come era stato fatto con Trockji, però potevo cercare un modo più moderno, più consono alle mie esigenze, seppur non tanto radicale. Avrei manomesso il cavo dell’antenna. E finché un tecnico televisivo non fosse andato a letto con una signorina, nessuno avrebbe contestato lo strapotere della radio.&lt;br /&gt;Suonava la sigla del GR1 delle 13.00, quando il campanello suonò e i passi di Emily si avvicinarono al bancone. Li si riconosceva perché era una delle poche donne, se non l’unica, che camminava come un metronomo. Batteva in quattro quarti, certi giorni, come se stesse tenendo il tempo per una canzone raggae che solo lei conosceva. &lt;br /&gt;In pochi secondi, con i gomiti appoggiati al bancone, le sue labbra a fissarmi immobili, le spiegai tutto. Sorrise spostando il peso sul piede sinistro. &lt;br /&gt;“Andiamo da questo Alessandro Turri. Stasera stessa” fu la sola cosa che mi disse, prima di prendere le stanze con un cliente abituale.&lt;br /&gt;“Non hai capito”, le risposi sperando che mi sentisse, “tu non ci vieni. Te l’ho detto perché lui…”&lt;br /&gt;Ormai era lontana e già presa dai suoi impegni.&lt;br /&gt;“Ma va’ via, vai…”, sibilai &lt;br /&gt;Qualsiasi cosa avessi potuto dire, sapevo bene che sarebbe stata inutile. Le labbra mute delle donne non lasciano alcuno spazio alla discussione dialettica.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-8189462186713015854?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/8189462186713015854/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=8189462186713015854' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/8189462186713015854'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/8189462186713015854'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2008/02/dieci.html' title='Dieci'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-2959147300218920186</id><published>2008-02-07T16:30:00.000+01:00</published><updated>2008-02-07T16:34:24.005+01:00</updated><title type='text'>Nove</title><content type='html'>&lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Nel capitolo precedente: questo deve essere per forza un fissato.&lt;br /&gt;Un fissato delle cose. Uno di quelli che, le fissazioni, ce le hanno nel sangue.&lt;br /&gt;E la macchina, e va bene.&lt;br /&gt;E la storia del bar, e va bene.&lt;br /&gt;E la storia delle "signorine", e va bene.&lt;br /&gt;Ma questa del vecchio morto apparente, per carità. E dire che ci crede! E come lui, ci ha creduto pure Emily!&lt;br /&gt;Secondo me, lei, diciamo che aveva mire più lunghe.&lt;br /&gt;Ma a pensare male, si fa peccato.&lt;br /&gt;Però...&lt;br /&gt;Però io, un po' mi sto stancando.&lt;br /&gt;Parla sempre lui.&lt;br /&gt;Adesso lo interrompo. E basta, basta.&lt;br /&gt;Parliamo dell'Inter?&lt;br /&gt;No. Inizia di nuovo.&lt;br /&gt;Uff.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ero contento del posto in cui abitavo. Un complesso di quattro condomini che non era né troppo in centro né troppo fuori. In venti minuti, si poteva arrivare in qualsiasi punto di Milano, paradossalmente. &lt;br /&gt;I vari palazzi erano collegati tra loro da una sorta di labirinto in porfido. Era facile riuscire ad orientarsi, e questo poteva danneggiare i ladri. Però, una volta dentro, era anche difficile uscirne.&lt;br /&gt;Tra condomini, qualora ci si incontrasse all’ingresso o all’uscita, ci  si salutava con una certa confidenza, ma se ci si vedeva fuori, era già tanto un cenno del capo. &lt;br /&gt;Secondo la leggenda, i milanesi non si danno troppo gli uni agli altri, ma quello che la gente non sa è che, dentro ai saluti e alle teste declinate, c’è tutto l’affetto e l’essere considerati che serve.&lt;br /&gt;Di certo, il lusso non mancava al mio palazzo. Un centinaio di passi e c’era il supermercato, piccolo certo, ma con tutte le cose che potevano servire, dalle trappole per scarafaggi alle olive ripiene di peperoni. Poco più avanti stava la cartoleria, un po’ cara forse, ma in caso di emergenza era sempre presente. Il giornalaio stava alla distanza di un grido e, privilegio di pochi, dal portone lo si sarebbe potuto salutare, mentre il tabaccaio era già pronto con le sigarette. &lt;br /&gt;Non mancava proprio niente.&lt;br /&gt;Però mi faceva proprio uscire di testa il fatto che non ci abitasse nemmeno un handicappato. Mi irritava anche solo l’idea di dover cercare parcheggio. Una rabbia che nasceva dalla routine della posta, benché fosse un dovere che mi veniva in mente solo in casi eccezionali. Non avevo nessuno che mi scrivesse e, bollette e resoconti bancari, non erano la mia passione. Eppure, ero costretto a passare in portineria. Allora mi toccava lasciare la macchina in balìa della curva che sovrastava l’ingresso e ritirare ciò che dovevo. Per fortuna lo facevo pochissime volte, solo quando il portinaio mi citofonava e mi diceva di svuotare la casella, “ché dentro la roba non riesco più a farcela entrare!”&lt;br /&gt;E pensai che, una volta tanto, si poteva anche evitare di fare scomodare quel pover’uomo.&lt;br /&gt;Nonostante fosse pagato più che lautamente per il compito che sbrigava.&lt;br /&gt;Non importava. Un minuto sarebbe bastato e la temperatura del motore dell’Alfa non se ne sarebbe nemmeno accorta.&lt;br /&gt;Fu così che scoprii che, nel mucchio di carta variamente colorata, tra il pollice e le altre dita, c’era una lettera del signor Anselmo. Per me. &lt;br /&gt;Un morto che ti scrive. Per lo meno è strano. Anche se, lì per lì, mica mi diede fastidio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le strade delle grandi città, inondate di auto e pioggia, sono simili a grandi arterie umane intasate dal colesterolo. Le macchine, in fila come tanti bei soldatini, rinchiudono in sé migliaia di pensieri che non si possono immaginare, tra canzoni di innamorati, o a canzoni e basta. Un ragazzo pensava che la radio, sarebbe stato meglio che il padre la comprasse sul serio, piuttosto che continuare a canticchiare motivi rimasti a metà nella mente. Una donna si sfiorava con l’indice il labbro superiore, convinta in questo modo di ricucire una sbavatura del rossetto. Una signora anziana, con un vecchio cane come passeggero, borbottava di quando quella volta in cui, quelle strade, erano un luogo in cui passeggiare la domenica pomeriggio.&lt;br /&gt;Camminavo passo dopo passo, nella convinzione che dopo tanti anni la macchina mia, almeno una su un milione, fosse il caso di lasciarla parcheggiata nel box. Di chilometri ne aveva fatti, e tanti, quindi era cosa buona e giusta darle una tregua. &lt;br /&gt;Era lo stesso che farsi la doccia l’indomani mattina piuttosto che la sera, convinti che in questa maniera si sarà puliti per un giorno di più.&lt;br /&gt;Fino al mattino precedente non mi sarebbe certo venuta in mente una cosa del genere, ma non so perché mi svegliai con quell’idea. Non c’era niente di programmatico, sia chiaro. Altro che ecologisti e balle varie.&lt;br /&gt;E fu anche un’idea che non si sarebbe più affacciata, visto che avevo scelto la mattina più piovosa dell’anno per scegliere di muovermi a piedi. E, grazie al vento, non riuscivo nemmeno ad accendere la prima sigaretta della giornata.&lt;br /&gt;“Forse sarebbe il caso di smettere anche con queste” mi sussurrai, come se dicendolo ad alta voce avesse più peso. Ma già è troppo difficile cambiare un’abitudine sola, figuriamoci due. Contemporaneamente, poi. &lt;br /&gt;Schivavo le pozzanghere e schivavo i passanti che si muovevano sui marciapiedi in ordine sparso. Avei voluto rituffarmi nella lettera del signor Anselmo, ma il fatto che le pozze non mi permettessero di avere una camminata coerente con qualsiasi principio, annullava qualsiasi intenzione.&lt;br /&gt;Ci misi meno tempo del previsto ad arrivare al lavoro. Il posto per gli handicappati era libero. D’altra parte, io non lo avevo nemmeno mai visto occupato se non dalla mia Alfetta gialla.&lt;br /&gt;Che non ci fossero handicappati nel palazzo sopra il bar, era evidente. Forse, lo spazio, l’avevano fatto mettere per sentirsi un po’ più in pace con il mondo. Come quelli che si preoccupano delle mille guerre che ci sono e adottano un bambino negro, una famiglia di terremotati nell’Indocina, una foca nana e un koala australiano. E poi sono gli stessi che, prima si fanno lavare il vetro al semaforo, e poi gridano al marocchino di trovarsi un lavoro. Probabilmente, sono così carogne perché la loro bontà la mettono tutta nelle azioni a distanza. &lt;br /&gt;Fatto sta che ero in anticipo e io, di lavorare gratis, non ne avevo la minima intenzione. Fui costretto a rifugiarmi nel bar della Comare. Speravo non mi riconoscesse, almeno come amico del signor Anselmo. Le avrei dovuto dare la notizia della morte? In questi casi può succedere che uno si redime e si pente di una vita di peccato. Ma qualora questo non fosse successo, le sarei saltato al collo.&lt;br /&gt;Entrai e mi sedetti, le spalle al banco. Volevo poter guardare fuori, ma soprattutto non volevo poter vedere lei. &lt;br /&gt;“Lei è quel Carabiniere in borghese, vero?” si affrettò a portarmi un caffé. E scoprii questa piccola verità: benché lo stipendio dei Carabinieri fosse, a loro dire, basso, per loro molte cose non era necessario pagarle. Di conseguenza, il loro stipendio diventava una cifra considerevole. Per lo meno, aveva un buon potere d’acquisto, diciamo.&lt;br /&gt;Comunque, restai al gioco. Poteva venirmi utile. Feci un cenno con la testa. Mi lasciò il caffé e andò via. Non le diedi la soddisfazione di un sorriso o di un grazie, volevo che mi temesse.&lt;br /&gt;Aprii ancora la lettera del signor Anselmo e la riguardai. Scriveva a penna blu, punta sottile, in caratteri stampatello minuscolo, ciascuno leggermente staccato dall’altro. Sembrava fosse una sorta di cirillico europeo. Divertente, tutto sommato. Chissà come, chissà quando, aveva imparato a scrivere.&lt;br /&gt;Nella pagina singola, fitta che mi aveva scritto, il signor Anselmo si diceva contento di avermi incontrato. Si era legato a me e sapeva che di me si poteva fidare. &lt;br /&gt;Certo, pensai ridendo. Ormai ero un Carabiniere in borghese. &lt;br /&gt;Mi diceva che stava bene e che era anche contento io lo stessi. Anche se ultimamente mi vedeva leggermente dimagrito. E mi voleva molto bene. Si sarebbe allontanato per un tempo che definiva considerevole. Non sapeva quando ci saremmo rivisti, ma un po’ di tempo sarebbe passato di certo. Per un motivo che non mi poteva spiegare, inoltre, aveva inserito un’altra lettera all’interno della busta che aveva spedito a me. Era per un certo Alessandro Turri, un amico di vecchia data, e mi chiedeva se gentilmente potevo portargliela io. Mi diceva che avrei dovuto farlo a mano, tanto abitava anche lui a Milano. &lt;br /&gt;Nulla più. Aggiungeva solo che avrei dovuto stare veramente attento ad Emily. &lt;br /&gt;Soprattutto sul lungo termine, diceva. Chissà perché, poi. Non importava. &lt;br /&gt;Mi prendevo già abbastanza cura di Emily. E non avevo mai amato strafare.&lt;br /&gt;Presi in mano la lettera di Alessandro Turri, via Novara. Fortuna sapevo dov’era. Se avessi anche dovuto sbattermi con cartine e mica cartine, la voglia mi sarebbe passata su due piedi.&lt;br /&gt;Però. Una serie di punti mi lasciavano per lo meno perplesso.&lt;br /&gt;Come faceva a sapere che stavo bene nonostante fossi dimagrito. Io non lo avevo incontrato dal giorno in cui era andato in pensione. Se mi aveva incontrato senza salutarmi, non c’erano parole per giustificarmi. Sempre meglio però di un guardone. E poi la lettera al Turri. Non poteva spedirgliela lui? O portargliela lui, almeno. Per cosa mi aveva preso, un Pony Express? O forse, da uomo senza figli, gli aveva parlato di me e voleva farmi conoscere ad un suo amico. Possibile, anche se non probabile. Ma non poteva svegliarsi prima? Un incontro normale, no?&lt;br /&gt;E anche il viaggio, mi lasciava perplesso. Dove doveva andare? Non importa. Ma il lasso di tempo considerevole, letto così, tuttavia mi fece sorridere: era morto. Il tempo doveva essere considerevole per forza!&lt;br /&gt;Mi voleva bene e chissà che cosa c’era nella lettera al Turri. Magari era gay. E io, da solo, non me ne ero nemmeno accorto. Non importava, tanto con me non ci aveva provato. O sì? &lt;br /&gt;Nemmeno questo era importante. Mi stavo incazzando.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-2959147300218920186?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/2959147300218920186/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=2959147300218920186' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/2959147300218920186'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/2959147300218920186'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2008/02/nove.html' title='Nove'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-920163067267239129</id><published>2008-02-01T10:55:00.000+01:00</published><updated>2008-02-01T11:01:22.404+01:00</updated><title type='text'>Otto</title><content type='html'>&lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Nel capitolo precedente: veramente. Questo qui, veramente, sembra un pazzo. Va bene che ci resti male. Va bene che ti fa anche soffrire. Sai, un amico che sparisce, poi. Senza nemmeno riuscire a salutarlo.&lt;br /&gt;Però, mi sembra che sia ostinato. Troppo. E poi girare a caso, alla ricerca di chissà che cosa.&lt;br /&gt;Sembra quasi la coda della lucertola quando non è più legata al corpo. Che si agita scomposta tra le falangette dell'indice e del pollice.&lt;br /&gt;Però, che strano. Più va avanti e più anche a me sembra che qualcosa manchi. Come quella signora, quella del bar di fronte.&lt;br /&gt;Chè l'Anselmo non era altro che un bugiardo.&lt;br /&gt;Mah.&lt;br /&gt;Non lo so.&lt;br /&gt;Speriamo solo che non tratti male quella Emily lì.&lt;br /&gt;Deve essere proprio bella, quella Emily lì.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Glielo dissi una mattina, in cui nemmeno trovai il tempo per salutarla.&lt;br /&gt;“Emily. Forse hai ragione. Il signor Anselmo, intendo. C’è qualcosa che non capisco”.&lt;br /&gt;Ci restò di sasso. Forse non se lo aspettava, nei suoi occhi spalancati. Forse nemmeno lei ne voleva la conferma e mi usava da contraltare alle sue illazioni da dodicenne. Certo, lo sapevo anche io, era facile da pensare a un complotto da soli, la televisione ce lo aveva insegnato da dio. Ma se due persone fanno lo stesso sogno, è naturale che si preoccupino.&lt;br /&gt;Avevo bisogno di parlarne con qualcuno. Però prima tornai all’appartamento che, benché vuoto, nascondeva ancora qualche curiosità. Come, ad esempio, quella pila di fogli che tutti hanno, sicuramente, di lettere non spedite.&lt;br /&gt;In macchina, senza riuscire a superare i 50  chilometri l’ora e senza sapere se mettere la terza o meno, mi chiesi se effettivamente cominciavo a credere a quella storia, o se solo era un modo per non accettare una morte tanto banale. Che, in effetti, un giorno sarebbe potuta capitare anche a me.&lt;br /&gt;La signora anziana che gli abitava accanto oramai conosceva il mio volto e non mi fece nessuna osservazione quando entrai. Mi considerava un poveraccio che lavorava col corpo e che dalla mente non avrebbe ottenuto niente più che una fatica di braccia. Mi salutò con un ondeggiamento riverenziale della veste. Nel casino generale delle pile di giornali, abiti e carte, riposizionai la poltrona nel luogo originale e mi guardai attorno.&lt;br /&gt;Avevamo fatto un ottimo lavoro, io ed Emily. L’appartamento era irriconoscibile. Per fortuna, lei era una maniaca delle fotografie e ne aveva fatte a bizzeffe. Gliele avrei chieste l’indomani. Bisognava riportare tutto nelle originarie posizioni. Lì, e solo allora, avrei trovato o meno la chiave della situazione. Magari non c’era niente da scoprire, ma coi piedi fissati nella polvere, questo sfizio da investigatore volevo togliermelo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Emily mi portò le foto dopo circa una settimana. Andammo insieme alla casa di ringhiera del signor Anselmo e le auto parcheggiate lungo la strada non immaginavano nemmeno quale attesa per una qualche scoperta mi rovinava dentro.&lt;br /&gt;Sembravano stupite, nei loro musi lunghi, di trovarmi ancora lì.&lt;br /&gt;Sul fondo della stanza, con le gambe allacciate tra loro in modo quasi innaturale, Emily mi osservava. Mi agitavo per riprodurre fedelmente l’ambientazione proposta dalle foto. Ci misi un po’ e, asciugandomi una goccia di sudore che fastidiosamente pendeva sulla fronte, mi misi accanto a lei soddisfatto.&lt;br /&gt;“E ora?” mi domandò sorridendo appena, come se fossi un idiota.&lt;br /&gt;“E ora aspettiamo di trovare qualcosa”.&lt;br /&gt;“Se qualcosa la cerchi, la trovi. Se c’è però. Se no, puoi attaccarti al tram”.&lt;br /&gt;“Emily! Un po’ più di fiducia…”. Avevo capito che per lei, i sospetti e tutto il resto, erano solo una specie di gioco. Ma ora che bisognava giocare, veniva fuori che l’anima da dura, l’aveva lasciata in chissà che abito di carnevale.&lt;br /&gt;La sera stava tornando e le ombre si allungavano su tutto il pavimento, scandendo come una meridiana le righe che dividevano le piastrelle. Un altro buco nell’acqua, non potevo sopportarlo. Per lo meno, a mio vantaggio, mi avrebbe distrutto il castello di illazioni che mi ero costruito.&lt;br /&gt;E infatti fu così, carta dopo carta, mano dopo mano, cercavo di ridisegnare quel mondo, fino a che non si avvertirono i primi gorgoglii degli stomaci. Cosa più che naturale, è ovvio. Ma uno stomaco che gorgoglia, dà sempre un po’ fastidio, mi aveva detto una volta il signor Anselmo, citando chissà che cosa, chissà di chi.&lt;br /&gt;Mi sollevai dalla poltrona che per un pomeriggio si era trasformata in una sorta di punto di vedetta.&lt;br /&gt;Emily si alzò, anche lei piuttosto perplessa, convinta di aver buttato via un intero giorno libero.&lt;br /&gt;Mi sentivo in colpa per questo. Anche perché ci sarebbe voluto ancora del tempo per riammassare tutto nell’angolo. In fondo, un giorno intero di riposo non lo era solo per lei, ma anche per quelle parti del corpo che stressate a lungo, si rovinano. &lt;br /&gt;Decisi che sarebbe finita lì, basta. Presi la chiavi dalla mensola quando ormai non ci si vedeva più e chiudemmo la porta, lasciandole dietro un lavoro che era stato già fatto e che si sarebbe dovuto fare daccapo.&lt;br /&gt;Scendendo le scale costruite attorno a un ascensore coi cavi esposti, di quelli che mettono paura ad ogni sussulto, pensai che una volta a casa, forse era il caso di ritirare la posta. Intasata, come per tutti, dalle locandine pubblicitarie di scarpe e attrezzi da trekking. E mentre inserivo la chiave nel cruscotto dell’Alfa, pensai che il signor Anselmo aveva avuto un infarto come tanti. E che l’unica cosa di cui bisognava dispiacersi, era che non si era goduto nemmeno la pensione.&lt;br /&gt;Sarei tornato a prendere la Cinquecento, poteva tornarmi utile, quello sì. In fondo, l’Alfa consumava un po’ troppo per quello che era il mio salario, e un’utilitaria piccola ed economica poteva farmi comodo. Ma l’appartamento, quello l’avrei fatto liberare da degli operai. Non avevo più intenzione di rimetterci piede.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-920163067267239129?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/920163067267239129/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=920163067267239129' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/920163067267239129'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/920163067267239129'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2008/02/otto.html' title='Otto'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-5440620801794464377</id><published>2008-01-24T16:31:00.001+01:00</published><updated>2008-01-24T17:09:18.577+01:00</updated><title type='text'>Sette</title><content type='html'>&lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Nel capitolo precedente: io lo sapevo che poi il vecchio moriva. I vecchi muoiono tutti. Prima o poi. Ci si deve preparare. Ma lui, per me, non era pronto. Lo so.&lt;br /&gt;Soprattutto se poi uno si ritrova a parlare con uno sconosciuto in un bar. Di notte. Da solo.&lt;br /&gt;Certo, figurati se non moriva.&lt;br /&gt;E anche i dubbi. Hai voglia a parlare di dubbi. Uno muore e basta. E se hai duecento anni, è il ciclo della vita.&lt;br /&gt;Mica è omicidio. Non ha senso fasciarsi la testa.&lt;br /&gt;E poi gli è già andata di culo che gli ha lasciato la 500.&lt;br /&gt;Deve farsi due sbatti, pulire e buttare via un po' di roba, certo.&lt;br /&gt;Ma tanto, mica è solo. C'è Emily.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Che poi. Tra un po' mi dice che si sono pure innamorati... teneri.&lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Emily mi seguiva con lo sguardo preparare caffé e bicchieri di Coca Cola per le sue colleghe. Cominciavo ad essere saturo di quei gesti, non rivolgevo la parola più a nessuno. Mi sentivo immerso in una rete che nemmeno i pescatori potevano immaginare. D’altronde, la pesca a strascico era vietata.&lt;br /&gt;I clienti sfilavano come passanti su un marciapiede. Anonimi come poche ombre sanno essere, ma come è giusto che quelli che vanno con le puttane siano. Non riuscivo a distogliermi dall’idea che il signor Anselmo fosse stato ucciso. Non ne avevo parlato più di tanto con Emily, visto che lei era convinta di una cosa ben precisa, ma io ero piuttosto scettico.&lt;br /&gt;Che cazzo, mi dicevo. Già i vecchi non interessano a nessuno. Il governatore di una banca, ucciderlo avrebbe un minimo di peso. Ma un barista, che per giunta lavorava in un locale ad ore, che senso ha. Come schiacciare una formica in un formicaio. Figurati se ti cambia la vita.&lt;br /&gt;E nemmeno i ladri, non era stato trafugato niente. Dovevo accettare la realtà. Sono cose che succedono, ai vecchi.&lt;br /&gt;La vetrina si appannava, cominciava a fare freddo. Quelli che vendevano le caldarroste si accalcavano lungo i marciapiedi del centro e i passanti, delle loro caldarroste, non sapevano che farsene. Faceva freddo, e piuttosto la grappa. Almeno, il calore, avevi la minima idea di percepirlo. Lo avevano capito i montanari, perché non li avevano imitati, i milanesi? &lt;br /&gt;Come al solito nel bar, un tizio che lavorava lì vicino, ci portò i panini. Noi li facevamo, certo, ma solo per i clienti. Era necessaria roba che ridesse la carica, mica i condimenti leggeri che volevano le signorine. Pomodoro e mozzarella, bresaola e rucola contro speck e brie, cotoletta alla milanese e fontina. Dovevano tenersi in forma, loro, nonostante non fossero soubrette, anzi. Certo, entrambe con il corpo ci lavoravano, ma qui anche il corpo lavorava con loro. Quindi un minimo di ritegno, ci voleva. Un do ut des in piena regola.&lt;br /&gt;Uscii, mi sentivo a disagio tra morsi strappati e mascelle contratte. L’Alfetta sembrava sorridesse, con i fari tondi e lo scudetto che pareva in naso, il colore giallo perfettamente intonato alle strisce del parcheggio riservato ai portatori di handicap. In certe cose, lo stile si nota, pensai. &lt;br /&gt;L’inverno si faceva strada a larghi passi e, mentre fumavo, le dita mi si irrigidirono. Fino a diventare quasi viola, ma le osservavo senza nasconderle nel calore nemmeno un po’. Una sigaretta all’aperto è sempre un’altra cosa. &lt;br /&gt;Forse, più probabilmente, volevo solo evitare lo sguardo di Emily. Non avevo la minima voglia di intricarmi in difficili scambi di battute sul signor Anselmo. Lei sicuramente mi avrebbe fatto altre domande, mentre l’unica cosa che poteva interessarmi erano le forme antiche della ‘nipote’ del vecchio. Sbuffai fuori l’ultimo tiro e con lo sguardo attraversai la strada. Cominciavano a cadere le prime gocce di pioggia davanti ai fanali accesi delle auto che scorrevano silenziose nelle due corsie a senso alternato. Si piegavano sotto i coni di luce come fili d’erba in un prato. Ripensai all’ultimo giorno del signor Anselmo e di come poi le cose fossero cambiate.&lt;br /&gt;Vidi il bar di fronte e la cassiera seduta alla cassa. Guardava il calendario e forse avrebbe potuto darmi una mano. Almeno spiegarmi la storia del caffé.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non avrei mai saputo come convincerla se non fosse stato per Lo Bianco, un appuntato dei Carabinieri che ogni tanto chiedeva del vino bianco al bancone. Magari passava per una sbirciatina, ma quando chiedeva una spruzzata di Campari sapevamo entrambi a cosa si riferiva. E una signorina, allora, doveva sacrificarsi. Una marchetta per il quieto vivere, dicevano ai tavoli. &lt;br /&gt;Mi doveva il favore di essergli complice agli occhi dell’Arma, non mi avrebbe negato l’onore di accompagnarlo dalla Comare. Avevo cominciato a chiamare così la signora di cui il signor Anselmo si era innamorato, perché mi sembrava una persona di famiglia ma dalla quale dubitare. Non perché ce ne fosse il motivo, certo, ma perché per colpa sua il signor Anselmo era stato male. &lt;br /&gt;Non discutevo sulle ragioni, ognuno avrà avuto le sue, ma in quel caso giustificavo persino il tifoso più violento. Quindi, sempre e comunque dalla mia parte.&lt;br /&gt;Fatto sta che Lo Bianco mi aiutò volentieri. A patto che i prossimi due Campari spruzzati li offrissi io. Aveva un ghigno da faina sul volto, e una mano in tasca a giocare con una sigaretta. Come se già pregustasse il momento successivo alla riscossione.&lt;br /&gt;Volgare, cazzo, mi venne da pensare.&lt;br /&gt; La signora, o ancora signorina più probabilmente, non risparmiò parole. Appena vide la divisa, si lasciò andare in confidenze che non avrebbe fatto nemmeno alle amiche. &lt;br /&gt;Le caramelle vicino alla cassa abbondavano e, dal momento che mi sentivo forte di me più che mai, ne approfittai a iosa. Gratuitamente, ovvio. L’essere con un Carabiniere mi dava un’autorità non da poco. &lt;br /&gt;Avevamo simulato la tipica situazione da poliziesco americano. Lui quello buono, che parla e che cerca di mettere a suo agio l’interrogato. Io quello cattivo, che gira attorno a entrambi e che sta zitto. Con uno sguardo che la metà basta. Ma dopo poco smisi. Anche perché, a stare con la faccia corrugata il più possibile, mi si stavano atrofizzando i muscoli del volto. Cominciavano a farmi male.&lt;br /&gt;La sedia su cui lei era seduta, con noi due in piedi di fronte, aveva un lieve difetto sullo schienale. La pelle si stava staccando, forse per le troppe schiene cui vi si erano poggiate, forse per i troppi cowboy che l’avevano usata al contrario, sbocconcellandosi le unghie.&lt;br /&gt;Ci disse tutto. Rispose a qualsiasi domanda, ma la maggior parte le faceva Lo Bianco ed erano perfettamente inutili. Aveva accumulato pettegolezzi sulla vita passata della donna e del quartiere, più che informazioni.&lt;br /&gt;Fu alla fine che le chiesi del caffé macinato. Mi rispose che non ne sapeva niente, ma ora che ci pensava, le pareva di ricordare che era un odore che il signor Anselmo aveva spesso addosso. Però purtroppo non sapeva come giustificarlo. &lt;br /&gt;“E poi io, il caffé, non l’ho mai potuto sopportare! Nemmeno l’odore! Ma l’amavo…”&lt;br /&gt;E ci disse anche che, secondo lei, il signor Anselmo era sempre stato un gran bugiardo. Non proprio in questi termini.&lt;br /&gt;“Piano con le parole” le intimai. Mi sentivo come uno cui insultano Bearzot dopo il Mondiale dell’86. Avevamo vinto quattro anni prima, dopo tutto. Non si poteva sputare nel piatto in cui si mangia. Inoltre, quello era il mondiale di Maradona e della mano di Dio. E contro Dio, nessuno avrebbe avuto una sola chance. &lt;br /&gt;Però una cosa di importante era venuta fuori, tra i tavoli che sapevano di plastica e il pavimento che sembrava di finto pavè. Il signor Anselmo le nascondeva qualcosa. e anche a me.&lt;br /&gt;“Facile così” dissi a Lo Bianco, mentre una Cinquecento bianca ci passava davanti. Non credevo che ce ne fossero ancora così tante, in giro. Magari, nei paesi dell’Est le producevano ancora.&lt;br /&gt;“È come se io ti dicessi che, forse, uno di quei giovani seduti al parco prima o poi si fumerà una canna”&lt;br /&gt;Lo Bianco fece un sorriso: “Limitati a fare il barista. Lo specialista sono io”.&lt;br /&gt;“Certo”. Era fin troppo facile fare il giustiziere duro e puro, e farsi passare i caffé corretti gratis. &lt;br /&gt;Anche se questo era ancora da vedere.&lt;br /&gt;Era stato un buco nell’acqua. La Comare aveva sì parlato, ma solo dei suoi pianti e isterismi di anni e anni prima. Non aveva aggiunto nulla di più di quanto il signor Anselmo mi avesse detto già. Eccetto l’odore del caffé. Ma era una falla da poco conto.&lt;br /&gt;Un grosso, enorme, noiosissimo buco nell’acqua. Con anche la piaga di Lo Bianco, per giunta.&lt;br /&gt;E fu per questo che i giorni successivi furono giorni di fuoco. Se ne accorsero tutti. Restringevo anche i caffé ristretti. Ero nervoso e teso. Non mi si poteva dire niente. Neppure che Terence Hill era gay per ridere, e me la prendevo come se fosse una questione personale.&lt;br /&gt;Emily mi guardava da lontano e, dai suoi occhi, vedevo che non mi riconosceva. Sembrava allibita. Una studentessa che guarda con aria attonita una sfuriata fuori luogo di un’insegnante.&lt;br /&gt;Eppure mi aveva visto e conosciuto come una persona distaccata, tra i bicchieri che erano di grandezza diversa e i poster che non richiamavano nessun elemento dell’ambiente circostante.&lt;br /&gt;Dove ero finito? Non lo sapevo e avevo cominciato a fumare tenendo la sigaretta tra i denti, come quei vecchi anarchici che hanno sulla pelle la strage di piazza Fontana.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-5440620801794464377?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/5440620801794464377/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=5440620801794464377' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/5440620801794464377'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/5440620801794464377'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2008/01/sette.html' title='Sette'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-2672380124231713524</id><published>2008-01-17T11:00:00.000+01:00</published><updated>2008-01-17T11:06:37.520+01:00</updated><title type='text'>Sei</title><content type='html'>&lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Nel capitolo precedente: parla a spizzichi e bocconi. Come fosse solo. E poi fuma e sorseggia.&lt;br /&gt;Un bel casino stargli dietro, a sto qui. Nel senso. Prima mi inviti a bere qualcosa, e va bene.&lt;br /&gt;Poi decidi di raccontarmi qualcosa, e va bene.&lt;br /&gt;E io decido pure di ascoltarti, e questo va benissimo.&lt;br /&gt;Ma quando ti ritrovi a parlare da solo, be', questo non va tanto bene.&lt;br /&gt;Anche perché io mica posso perdere tutta la notte a sentire un pazzo sclerotico che ricerca chissà che cosa nei suoi ricordi!&lt;br /&gt;O no?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo studio del notaio era abbastanza accogliente. Poltrone di finta pelle, copie di quadri famosi alle pareti, finte bottiglie di alcolici. Tè nelle bottiglie di whisky. &lt;br /&gt;Mi sentivo in imbarazzo per lui. Certo, faceva scena, ma dedussi che i clienti dello studio fossero degli imbecilli. O per lo meno che non trattasse con clienti che i bar li frequentavano spesso.&lt;br /&gt;Ci accomodammo sulle sedie e il notaio cominciò a parlare. Con accento meridionale.&lt;br /&gt;Era uno di quelli allevati dalla DC e portati alla ricchezza dal nord. E che, sentendosi arrivati, non avrebbero esitato un attimo a chiamare i propri compaesani terroni, se li avesse incontrati per strada.&lt;br /&gt;“Certamente sarete a conoscenza della morte del signor Anselmo Mezzaspada”&lt;br /&gt;No, non lo eravamo. E probabilmente le nostre facce lo esprimevano. Tanto più che Emily non lo conosceva nemmeno. Piegò le labbra verso il basso, giudicandoci dei parenti degeneri. Non sapere nemmeno che un parente è morto, che sfregio. &lt;br /&gt;“Comunque. Non è questo il punto. Il signor Mezzaspada è morto circa un mesetto fa, ci abbiamo messo un po’ a trovarla. Tanto è vero che poi siamo finiti al bar. Oggi verrà data la lettura del testamento. Lei, e immagino a questo punto la sua compagna, siete gli unici cui il Mezzaspada ha lasciato i suoi averi”.&lt;br /&gt;“Ok. Mi dispiace per il signor Anselmo. Primo, lei non è la mia compagna”, indicando Emily, “Due, la mia famiglia è un altro discorso. E poi non vedo perché abbia lasciato tutto a me. Non aveva parenti o amici?”&lt;br /&gt;Mi stavo arrabbiando. Mi sentivo in una sitcom americana. La poltrona di finta pelle nera iniziava a darmi fastidio. La tela dei jeans non scivolava e io non riuscivo a mettermi a mio agio. O forse erano quelle due enormi facce di legno africano dietro la scrivania che mi mettevano in soggezione. Sembrava uno studio arredato in maniera assolutamente casuale. E dire che, uno che fa il notaio, i soldi per prendersi un architetto dovrebbe averceli. Che indecenza.&lt;br /&gt;Fatto sta che a nessuno importava niente di ciò che c’era dietro al testamento, parentele o amicizie o altre sciocchezze. Anche se fossi stato uno sconosciuto, nel testamento c’era il mio nome e io mi dovevo prendere quello che c’era nella casa del signor Anselmo. Punto e basta, senza perdere altro tempo a discutere. Ed Emily già pensava che saremmo diventati ricchi, di una ricchezza accumulata per anni e mai spesa.&lt;br /&gt;Mi furono consegnate in mano le chiavi di un appartamento in centro, zona Porta Romana o giù di lì. Sicuramente in una di quelle via lastricate di pavè che poco fanno bene alle sospensioni di auto vecchia di trenta anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il signor Anselmo, poverino, non aveva quasi niente. L’unica sua ricchezza era un terzo di un magazzino comprato anni prima con due amici. Dei quali era rimasto in vita soltanto un certo Enrico De Nocciola. Tramite il notaio, mi era giunta la proposta di vendergli la mia parte di immobile, i documenti erano già pronti e i soldi in contanti stesi accanto a una penna. &lt;br /&gt;Con cui firmai. Di un ex deposito nemmeno intero, in zona Navigli, non sapevo che farmene e, piuttosto che pagare tasse su una cosa di cui non mi importava affatto, preferivo far felice uno sconosciuto. Anche perché immaginavo che volesse farci qualcosa, con quel magazzino. Mi sembrava un atto di carità, e intascai immediatamente quei soldi.&lt;br /&gt;In casa del signor Anselmo, un piccolo due locali in una vecchia casa a ringhiera, non c’era poi molto di interessante. Solo la porta tanto ricoperta da escrementi di piccioni, da credere che fossero chili. Rappresentava forse una minaccia, oppure la pigrizia di chi non ha molta voglia di pulire.&lt;br /&gt;Tutto era in ordine, all’interno, curato con fare certosino. Solo la polvere di un mesetto buono adagiata in giro, come zucchero a velo sulle torte. Unica nota ricca, il macinino di legno scuro, forse ebano, e argento. Senza però il forte odore di caffé in chicchi che impregnava le pareti fino al midollo, come mi sarei aspettato. Come le case dei fumatori accaniti, dopo quaranta anni di 30 sigarette al giorno fumate accanto al camino. &lt;br /&gt;Nella mia testa però, l’aroma di caffé era legato al signor Anselmo. Quando arrivavo al bar, ogni mattina, mi tranquillizzava avere le narici invase dal profumo dei grani appena macinati. &lt;br /&gt;Ma lì non c’era, e forse non era nemmeno poi così importante. Dovevamo sbaraccare, non giocare a “Trova le differenze” della Settimana Enigmistica.&lt;br /&gt;E poi ancora. Riviste di automobili accumulate nello sgabuzzino, forse per cambiare quella Cinquecento che non era stata cambiata mai. Libri lasciati accanto alla poltrona con abat-jour incorporato che parlavano di libertà sociali e discussioni, forse antico retaggio degli anni 60. Per il resto, poche sedie, un tavolo e un divano. Un televisore, mi stupii, troneggiava sul frigorifero, in una posizione tale da potere essere visto più o meno da ogni angolo della casa. Vedergli accanto una radio tuttavia, di quelle vecchie anche lei, mi tranquillizzò e non poco. &lt;br /&gt;Nella cantina ampia e a pian terreno, un po’ troppo buia per i miei gusti, più un box che una cantina, in cui c’era anche la macchinina bianca con le chiavi nel cruscotto, solo un baule con dentro abiti dismessi.&lt;br /&gt;Li mettemmo in un cassonetto per i poveri, così che potessero servire ancora a qualche bisognoso. &lt;br /&gt;“E l’azione buona della giornata è andata”, dissi ridendo. &lt;br /&gt;Emily mi colpì con un buffetto, ma rideva anche lei.&lt;br /&gt;Nonostante l’affitto fosse già stato pagato per i prossimi sei mesi, decidemmo di comune accordo di liberarci in fretta di questa gatta nera. Emily si era offerta di darmi una mano, cosa che, non si nega, mi fece molto piacere. Non ce l’avrei fatta da solo. Non tanto per il lavoro, quanto per la fatica. Insomma, se si dice “mal comune, mezzo gaudio”, ci sarà pure un motivo. Cominciammo una domenica di metà autunno, vestiti a cipolla, in maniera tale da poter gestire al meglio le temperature. Emily aveva addirittura una mascherina per la polvere, io due buoni pacchetti di sigarette. Non mi importava se lei fumasse o meno, ma qualora non avesse portato con sé le sue, non volevo trovarmi a secco a metà giornata. &lt;br /&gt;Iniziammo. L’idea era quella di accumulare tutto alla sinistra dell’ingresso e poi ci avremmo pensato. Anche vendendo tutto in un mercatino dell’usato, ci avremmo ricavato ben poco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi abita nelle corti sa tutto di tutti. I ballatoi costituiscono degli ottimi canali di comunicazione, tanto che stupisce come mai, questa particolare struttura, non sia stata adottata dagli uffici pubblici. Le notizie corrono come scariche elettriche lungo le ringhiere e le persone, istinto inconscio, si fiondano fuori dalla propria casa e tutti davanti all’ingresso dell’appartamento chiamato in causa.&lt;br /&gt;Era toccato anche a noi, mentre facevamo la selezione degli oggetti che potevano servire o che dovevano essere inevitabilmente buttati. Avevamo riordinato tutto. Un ordine maniacale, proprio degli adolescenti che ammucchiano le cose negli angoli quando i genitori ordinano di mettere a posto la loro stanza. Mettevamo tutto sotto la finestra, appoggiato sul muro il materasso, la rete del letto sopra una poltrona e pile e pile di giornali, libri e fogli. Speravo che qualcuno avesse avuto bisogno degli elettrodomestici. Erano in buone condizioni e, buttarli, sarebbe stato proprio un peccato.&lt;br /&gt;Verso le cinque, ormai il sole si era trasformato nel ricordo di un’altra domenica scivolata lungo i campi di calcio, finalmente giunse il momento di fermarsi. Ero stremato, le dita intorpidite e un fortissimo desiderio di Campari. Non c’era un motivo plausibile, ma ne avevo proprio voglia. &lt;br /&gt;Con la fiamma dell’accendino poco sotto il naso, il sapore del fumo che mi inondava la saliva, lo dissi a Emily.&lt;br /&gt;“E da quando bevi Campari? Al bar, al massimo, ti fai una sambuca…” per prendermi in giro.&lt;br /&gt;Feci finta di niente, nonostante mi guardasse aspettando una risposta, gli avambracci sulla ringhiera e la mano destra a penzoloni, come se la porgesse a un re francese. &lt;br /&gt;Cercai di recuperare la situazione.&lt;br /&gt;“Ho proprio una voglia incredibile di un Bitter col bianco. In Piemonte, mi pare, la chiamano Bicicletta… due terzi di Bitter e un terzo di bianco. Che nome particolare. Chissà perché, poi.” Inspirai, espirai.&lt;br /&gt;Avevo ancora il fumo davanti agli occhi che la vecchia dell’appartamento accanto si affacciò alla porta.&lt;br /&gt;“Entrate”, disse in dialetto, “i bicchieri sono già pronti”.&lt;br /&gt;Pazzesco, pensai. “Peggio del KGB”. Emily non accolse bene la battuta, ma il desiderio era così forte che nemmeno mi curai dell’effetto delle mie parole. &lt;br /&gt;La vecchia invece, doveva soffrire di solitudine cronica, aveva voglia di parlare, si vedeva, e sembrava fosse stata anche molto affezionata al signor Anselmo. &lt;br /&gt;Per forza, pensai. Che cosa può desiderare una donna logorroica più di un uomo taciturno?&lt;br /&gt;“Lei è il figlio?” mi chiese dopo un preambolo inutile sulla sua vita in quella casa.&lt;br /&gt;“No. Siamo solo degli operai e dobbiamo portare via tutto. Ma, scusi, lei sa come è morto?”, tagliai corto. Il notaio aveva avuto una fretta matta di liquidarci. E non aveva risposta a nessuna domanda che riguardasse il signor Anselmo da vicino, ma aveva parlato solo degli averi, prima suoi e ora miei. &lt;br /&gt;E la signora cominciò, come fosse una filastrocca nota a tutti.&lt;br /&gt;Ci disse che una mattina aveva un appuntamento, forse per vendere la Cinquecento, ma non si era fatto trovare. L’acquirente era lì sotto, suonava il citofono e niente. Nessuno l’aveva visto uscire, il signor Anselmo, e l’intero condominio si era messo in allarme. &lt;br /&gt;“Sono cose che a una certa età succedono”.&lt;br /&gt;Furono chiamati i pompieri per aprire la porta.&lt;br /&gt;La vecchia aveva in mano un fazzoletto di stoffa, di quelli grandi, con cui continuava ad asciugarsi gli angoli della bocca. Evidentemente una dentiera un po’ difettosa, o la pelle che cominciava a cedere un po’ troppo. &lt;br /&gt;“Ma l’era tardi” continuava incurante della saliva, “e non sembrava nemmeno lui. La bocca aperta, le gambe rigide e delle buste in mano. Una era il testamento e lasciava tutto ad un ragazzo che l’aveva sostituito al bar. Parlava spesso di lui, mi sarebbe piaciuto conoscerlo.”&lt;br /&gt;Tacque un po’ e cominciò a piangere. Chissà se per parte o per partecipazione.&lt;br /&gt;“L’era un brav’uomo. Pensate. Aveva una nipote che non ho mai visto, perché veniva tardi la sera. Ma il signor Anselmo le lasciava la casa, lui restava a controllare però, mica sciocco. Lei aveva un’associazione culturale, mi aveva detto un giorno, e le prestava la casa per le riunioni. I giovani non hanno più gli spazi, mi diceva sempre” e giù a singhiozzare. Chissà se avrebbe avuto le stesse lacrime, sapendo che la nipote, invece, era la sua donna.  &lt;br /&gt;Ma anche se sembrava per finta, non importava. Mi faceva piacere in realtà, nonostante tutto. Le lacrime che non avevo versato io erano state ben  sostituite.&lt;br /&gt;La Polizia aveva parlato di infarto, mentre stava cercando di uscire per vendere la macchina. Forse il dolore per doversi separare da un oggetto che l’aveva accompagnato per tutta la vita. Era un vecchio, in fondo, quindi la pratica era stata immediata. Tac, fatto. Come una puntura. O una scoreggia.&lt;br /&gt;La vecchia non ci credeva. E forse non ci credeva nemmeno Emily. Ma la Polizia aveva dato la sua versione, ed io non avevo nessuna voglia di intromettermi. Credevo nella giustizia, in fondo era un obbligo. Perché se uno non crede nella giustizia, che cosa fa. Nel senso. Se uno che comanda, e mi dice che le sue leggi sono fatte a caso, nessuno ha più il diritto di giudicarmi e di comandare. L’unica legge che riconosco, a quel punto, è la mia. Ma la mia legge, lo sapevo bene, sarebbe stata fatta e gestita con la stessa parsimonia di un pesce rosso che mangia. &lt;br /&gt;E quindi,  dovevo avere una fiducia cieca. Non potevo vacillare proprio ora.&lt;br /&gt;Tornammo alla nostra casa che oramai sapeva di polvere e basta. Prima forse nascondeva dei segreti, ma ora era fatta solo di angoli e cumuli di gatti di polvere. Non importava più, ormai.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-2672380124231713524?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/2672380124231713524/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=2672380124231713524' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/2672380124231713524'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/2672380124231713524'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2008/01/sei.html' title='Sei'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-755733823256200115</id><published>2008-01-10T12:32:00.000+01:00</published><updated>2008-01-11T11:18:23.434+01:00</updated><title type='text'>Cinque</title><content type='html'>&lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Nel capitolo precedente: non ho capito molto bene, a sto giro, cosa volesse dirmi. Si è messo a raccontare una storia del '69. Di quando a Milano è scoppiata la bomba alla Banca dell'Agricoltura.&lt;br /&gt;Come se fosse lui il protagonista e ancora Emily la sua compagna.&lt;br /&gt;Ma loro, nel '69, è impossibile ci fossero...mah.&lt;br /&gt;Che storia triste, per giunta. Almeno, con una barzelletta, persino una di quelle sugli ebrei, la situazione sarebbe più leggera.&lt;br /&gt;E poi, all'improvviso, si è messo a sorridere come raccontasse una storia sentita a cena da altri.&lt;br /&gt;Divertente o meno, è sempre prestigio, no?&lt;br /&gt;Eccolo, su, che mi riguarda. E riprende.&lt;br /&gt;Paradossale come scivolino le parole, in certe situazioni.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La domenica sera arrivò presto. Le partite erano finite e io non conoscevo nemmeno un risultato.&lt;br /&gt;Avevo trascorso l’intero pomeriggio al buio, fuori pioveva e le gocce battevano sulle tapparelle mai sollevate dalla mattina. Nella camera da letto ristagnava l’odore acre delle notti insonni, con il posacenere colmo di cicche sul comodino. Ma ormai il mio naso si era abituato, dopo un iniziale disgusto. Ero rimasto seduto in poltrona da che mi ero svegliato, non avevo mangiato né a pranzo né a cena.&lt;br /&gt;La lettera tra le mani, nessun pensiero vero e, in testa, solo una parola: uh?&lt;br /&gt;Mi sedetti e accesi la radio, credendo che il calcio mi avrebbe per lo meno distratto. L’angoscia mi stava prendendo alla bocca dello stomaco. Più per il timore di quello che poteva succedere a me che del venire a conoscenza di chi fosse il morto.&lt;br /&gt;Poco prima di mezzanotte telefonai ad Emily, una ragazza di quelle del bar. Fortuna che era a casa. Volevo chiederle di accompagnarmi. Con lei ero un po’ più in confidenza, rispetto alle altre. Non che ci conoscessimo, ovvio, qualche monito del signor Anselmo l’avevo ancora ben presente. Però lei ogni tanto aveva bisogno di parlare e ogni tanto mi chiamava, perché forse, sembrando coetanei, mi sentiva più vicino a lei di quanto lo fossero le altre. &lt;br /&gt;Era una nuova del giro fisso e aveva avuto una storia del cazzo alle spalle. Si drogava e faceva vedere le tette agli amici, all’inizio. Poi, con quei soldi non ce la faceva più, e allora qualche sega, qualche pompino. Aveva toccato il fondo quando anche il prete, in confessionale, le aveva fatto un’avance per una dose. Pensare che il padre le aveva dato quel nome con un senso di dolcezza fuori dal comune. Per ricordare una bella amica in una brutta situazione, mi aveva detto.&lt;br /&gt;E così, forse anche per questo, aveva smesso di drogarsi, voleva chiudere. Cliniche, giorni legata ad un letto, mangiando sbobba. Come in caserma.&lt;br /&gt;“Ma chi l’assume più, una che si drogava”, mi aveva detto un giorno. Così era tornata a fare l’unico mestiere che era in grado di fare. Di cui la natura l’aveva dotata, diceva ridendo.&lt;br /&gt;Mi aveva lasciato il suo numero di telefono, qualora avessi avuto anche io voglia di sentirla. Non era mai successo, prima d’ora. Ma quando uno realizza di essere solo, cerca un qualsiasi appiglio per non crederci. &lt;br /&gt;Ci avevo messo poco più di dodici ore a decidermi, però.&lt;br /&gt;“Pronto. Emily. Sono io. Come stai?”&lt;br /&gt;“Ciao, io sto bene!”&lt;br /&gt;“Ok. Mi fa piacere. Senti. Domani mattina devo andare da un notaio per la lettura di un testamento. Ti va di accompagnarmi?”&lt;br /&gt;“Certo. Così magari quando esci da lì, sei ricco sfondato e mi porti via da questa merda!” continuava a ridere come una ragazzina. Con l’eccitazione sciocca che prova un neo patentato a guidare sotto la pioggia.&lt;br /&gt;“No, guarda. Mi sa che è solo una formalità. Cose burocratiche. Tanto più che né ho sentito di parenti morti, né ho mai conosciuto persone ricche”.&lt;br /&gt;E chiusi una conversazione che avrebbe potuto costituire uno spiacevole precedente, senza nemmeno salutare.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-755733823256200115?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/755733823256200115/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=755733823256200115' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/755733823256200115'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/755733823256200115'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2008/01/cinque.html' title='Cinque'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-1324082781147347082</id><published>2007-12-28T11:08:00.000+01:00</published><updated>2007-12-29T19:59:37.782+01:00</updated><title type='text'>Pit stop</title><content type='html'>E poi capita che cade il Natale e si aspetta il capodanno.&lt;br /&gt;E poi, invece, più che stare al computer, si prefersce andare fuori, mangiare e bere, stare con gli amici.&lt;br /&gt;O con la famiglia, dipende.&lt;br /&gt;Perché a volte è la stessa cosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E allora, forse è meglio stare tranquilli e un po' con quell'animo leggero e chiaro come le nebbie di questi giorni.&lt;br /&gt;Buone vacanze, ci risentiamo poi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Teo&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-1324082781147347082?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/1324082781147347082/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=1324082781147347082' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/1324082781147347082'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/1324082781147347082'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2007/12/pit-stop.html' title='Pit stop'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-365864502038371157</id><published>2007-12-24T10:54:00.000+01:00</published><updated>2007-12-24T12:14:46.563+01:00</updated><title type='text'>12 DICEMBRE 1969</title><content type='html'>&lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Nel capitolo quattro: chissà perchè. Chissà come mai. Chissà perchè raccontare proprio a me queste cose.&lt;br /&gt;Mi chiedo che cosa sia successo. Anche perchè uno non è che riceve una convocazione testamentaria di punto in bianco.&lt;br /&gt;Ma deve essergli successo qualcosa di brutto, cazzo.&lt;br /&gt;Perchè adesso ha iniziato una storia che non c'entra niente.&lt;br /&gt;E che parla di cose lontane. In cui, per me, lui non c'entra affatto. Ma per qualche strano motivo lo coinvolgono.&lt;br /&gt;Occhi verso l'alto, voce più bassa. Come se riportasse un ricordo di qualcun altro, che non riesce a trattenere tra le labbra.&lt;br /&gt;Come fossero parole di sigaretta.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una signora fuma soffiando verso l’alto e io metto soltanto un piede in avanti. Vorrei avere qualcosa tra le mani che mi tenga occupato, ma se prendo una birra finisce che la bevo tutto d’un fiato. Poi due minuti, e sono punto e a capo. Tanto più che qui, all’inizio di via Dante, costa troppo. Quindi accendo e spengo mille sigarette, sperando che Emily arrivi presto. Senza calcolare che non ho nemmeno molti soldi e più tardi vorrei offrirle anche qualche cosa.&lt;br /&gt;Un cinemino, che ne so. O una tazza di caffé americano, che in questo periodo va molto. Meglio essere alla moda, sì.&lt;br /&gt;La cosa più curiosa di Emily è il suo costante ritardo. Non ho ancora capito se mi fa impazzire o se mi fa tenerezza. Non credo lo faccia apposta, ma resta il fatto che, sommando i ritardi, mi ritrovo ad aspettarla per delle ore. Che sono ancora più lunghe, ancora più alienanti, se ad ogni nostro appuntamento arrivo con almeno venti minuti di anticipo. Mi dispiacerebbe farla star sola per farle capire che cosa si prova, anche se non succede mai.&lt;br /&gt;Emily, Emily. Mi piace questo nome. Una volta, lei mi ha anche detto che se non fosse riuscita ad avere dei figli, avrebbe voluto che qualcuno desse il suo nome a una bambina. Come a voler vivere ancora un po’ di più dopo la morte.&lt;br /&gt;Che sciocchezze.&lt;br /&gt;Mi guardo le dita e si stanno arrossando poco a poco. Ho dimenticato a casa i guanti. Lo faccio sempre, prima di darmi dell’imbecille e ripromettermi di non farlo più.&lt;br /&gt;Faccio l’ultimo tiro e lancio via la cicca facendo leva con il medio sul pollice. Fa proprio freddo, lo sento nelle ginocchia. Mia madre lo dice sempre. I jeans sono i pantaloni peggiori potessi scegliere. Freddi d’inverno e caldi d’estate. Be’, ma almeno in autunno e in primavera sono perfetti.&lt;br /&gt;Ma piuttosto che darle ragione, perdo la sensibilità delle gambe. Quest’anno poi, che dicembre è arrivato subito e l’autunno è stato particolarmente rigido. Dicono che andrà peggiorando con gli anni. E se non ci mettiamo un po’ d’attenzione, rischiamo di non far nascere i nostri nipoti. O pronipoti. O pro- pronipoti.&lt;br /&gt;Tanto, ora che arriveranno i miei pro- pronipoti, una soluzione, l’avranno già trovata. Va be’. Staremo a vedere.&lt;br /&gt;Noi, io e Emily intendo, quest’inverno, ce lo stiamo vivendo a fondo. All’aperto, in piazza. Stanno succedendo un sacco di cose, bisogna dire che non siamo d’accordo. Vogliamo dire la nostra.&lt;br /&gt;Vogliamo? Io voglio stare con lei, questo mi basta. Ci vuole fegato per volere tutto.&lt;br /&gt;Quando Emily arriva, battendo i tacchi sull’asfalto, i capelli corti e la sua borsa, mi dimentico di ogni cosa. Si apre in un sorriso che mi riscalda, si è appena truccata le labbra.&lt;br /&gt;“Sei qui da molto?”&lt;br /&gt;“No, appena arrivato”, mento. Batto i denti e inizio a credere all’ipotesi del principio di congelamento.&lt;br /&gt;Lei mi tira a sé e si alza sulle punte dei piedi per baciarmi una guancia. Ma quando mi sfiora una mano, si accorge che è particolarmente fredda.&lt;br /&gt;“Ma sei ghiacciato!”&lt;br /&gt;“Guarda il lato positivo. Mi sto conservando meglio”&lt;br /&gt;Sembro addirittura contento. Non c’è mai fine alla menzogna. Ho paura persino ad aprire la bocca. Se lo facessi, con il freddo che fa, rischierei di perdere i denti. E, di certo non potrei scambiare una vita a gelato e semolino con un semplice sorriso. O no?&lt;br /&gt;Emily si giustifica. È arrivata in ritardo perché era al telefono con un suo compagno d’università. Dice che alle quattro e mezza hanno appuntamento in Piazza Fontana. Deve darle degli appunti, perché non è andata a qualche lezione, dice.&lt;br /&gt;Il fatto è che Emily, a lezione, non ci va mai. Studia lingue, visto che sua madre è originaria della campagna londinese.&lt;br /&gt;“Io studio lettere classiche, ma questo non significa certo che mio padre sia Omero”, le dico ogni volta che si giustifica in questo modo.&lt;br /&gt;Fatto sta che a prendere gli appunti ci dobbiamo andare, non si scappa.&lt;br /&gt;Per fortuna abbiamo un po’ di tempo a disposizione. Non troppo, ma abbastanza.&lt;br /&gt;“Facciamo una passeggiata?” mi chiede senza volere davvero una risposta. Mi si mette sottobraccio e ci avviamo verso piazza del Duomo. Parliamo a pochi centimetri di distanza, le mani che gesticolano e poi corrono di nuovo nelle tasche. È appena uscito un nuovo disco che io non ho ancora sentito, e mi becco un rimprovero per questo.&lt;br /&gt;“Ci sono delle cose che bisogna assolutamente fare. O le fai, o sei fuori”, e io mi chiedo se sia davvero possibile stare dietro a ogni cosa. Sta cambiando tutto, dentro e fuori. Io non ce la faccio a stare dietro a questo 1969.&lt;br /&gt;Così, per rimediare, parlo del Natale. Funziona sempre. Tanto più che le feste sono a ridosso.&lt;br /&gt;“La notte di Natale, i miei mi costringeranno ad andare a Messa a mezzanotte. Ogni volta provo a evitarla, ma sembra un’evasione da un carcere. Niente da fare. E devo violentarmi per non addormentarmi e cadere a peso morto su quelli che mi stanno vicino!”. Ride, continuo.&lt;br /&gt;“Perché poi, c’è quest’aspetto strano delle Messe di Natale. Nessuno sa i canti, ma tutti vogliono cantare. E allora, solo la fine delle parole, in uno strascico che sembra un lamento dei gatti…” ride ancora, continuo.&lt;br /&gt;“Che poi la gente nasconde gli sbadigli a bocca aperta, quelli che ti appannano gli occhi, nei sorrisi enormi rivolti verso persone che si vedono solo in certe occasioni e…”&lt;br /&gt;“Io andrò dai miei parenti a Londra”.&lt;br /&gt;Resto di sasso. Pensavo persino di farle un regalo.&lt;br /&gt;“Non so se si faccia nemmeno il cenone. Io, a Londra, non ci sono mai stata”&lt;br /&gt;“E allora vedi che devi studiare all’Università, ché non sai un cazzo!”&lt;br /&gt;Ok, lo penso ma non glielo dico.&lt;br /&gt;Attraversiamo Piazza Mercanti come se attorno a noi non ci fosse nessuno. La gente scorre battendo a malapena i piedi sulla pavimentazione. Sembra quasi che voli, tanto sembra leggera. O forse è a noi che non interessa e, credo, se qualcuno potesse ribaltarci come in quelle sfere trasparenti in cui c’è la Milano ricordo per i turisti, potrebbe anche mettersi a nevicare.&lt;br /&gt;Proverei un’immensa dolcezza per questa immagine, se solo riuscissi a spiegarmi come diavolo facciano gli inglesi a mangiare le patate con la buccia.&lt;br /&gt;“Non è per tua nonna, chiaro. Ma che incivili! Da che mondo è mondo, lo sanno tutti che le patate, si sbucciano prima di mangiarle!”, ma lei non è per niente d’accordo.&lt;br /&gt;Figurarsi. Mi insulta quasi, quando mi dice che sono ancorato alla mia cultura, che ci manca solo che le dica che tutto il mondo è paese, e invece adesso bisogna aprirsi e provare.&lt;br /&gt;“Non è questione di culture. Il punto è che la buccia si toglie. Semplice! Tu le arance le mangi con la buccia?!” e non mi accorgo che, nella discussione mi sono messo a gesticolare come un matto. Disegno patate nell’aria e mimo lo sbucciamento. Per fortuna l’attenzione di Emily è tutta centrata sulle mie dita. Non avrei saputo come raccapezzarmi, in un discorso del genere.&lt;br /&gt;“Che dita rosse” mi dice. Io non faccio altro che annuire, ma non riesco ancora a metterle nelle tasche che lei si sfila i guanti e le prende le mie mani tra le sue.&lt;br /&gt;Sono abbastanza calde e la cosa sembra funzionare.&lt;br /&gt;Sollevo appena lo sguardo e cado nei suoi occhi. Il sangue mi sale al collo, lo stomaco si chiude e quasi comincio a sudare. Sarà influenza?&lt;br /&gt;Con un gesto deciso, sfilo le mani dalla sua presa e me le rificco in tasca. Calco fino ad incurvare le spalle.&lt;br /&gt;“Meglio non esagerare…ché se poi ho un principio di congelamento, chi mi porta all’ospedale?”&lt;br /&gt;Non poteva esserci modo più goffo di recuperare la situazione.&lt;br /&gt;Lei mi sorride, per fortuna con tenerezza e non con compassione. Ritorniamo a parlare del più e del meno, solo in maniera più sobria.&lt;br /&gt;Forse, avrebbe voluto che la baciassi.&lt;br /&gt;O forse lo avrei voluto io, che lei lo volesse. Ma questi sono discorsi da sciocchi. Certe cose non si sapranno mai.&lt;br /&gt;Però, se anche lei l’avesse voluto, magari sarebbe stato tutto più facile.&lt;br /&gt;Stasera Piazza del Duomo si mostra sotto una veste leggera di nebbia e smog. Sembra quasi di essere parte della storia della città, con i fanali rotondi delle 500 e i lampioni gialli, con le insegne natalizie dei negozi e delle vetrine, che non sai mai se ti invitano  o ti vendono la felicità. Ma a me quella felicità non serve, perché in questo momento tutto quello che voglio è avere ancora freddo, che l’inverno duri ancora molto, perché io possa dimenticare ancora i guanti e lei possa stringermi ancora le dita.&lt;br /&gt;Attraversiamo tutta la piazza, giocando a non calpestare le righe segnate dalle piastrelle del sagrato. Lei ride e saltella, io non riesco a farlo. Un tallone, una punta, un piede insomma, mi frega sempre. Deve essere una cosa genetica. C’è gente che non riesce a fare la U con la lingua e io non riesco a non pestare le linee.&lt;br /&gt;O forse è una forma di comunicazione aliena, che mi impedisce di coordinare i movimenti. Che fortuna, si sono scelti il tizio giusto. Che non sa l’inglese e che parla una delle lingue più articolate della terra.&lt;br /&gt;E se si presentasse davanti a me un marziano? Penserei che è uno sballato e gli tirerei un pugno. Sicuro.&lt;br /&gt;Bel modo per cominciare i rapporti.&lt;br /&gt;E poi, dal lato dell’alieno, dopo un’accoglienza così, è naturale che mi faccia fuori. Con tutta la mia razza di trogloditi violenti ignoranti. Perché lo sanno tutti che gli alieni sono secoli davanti a noi. Basta un attimo e pum!, tutti morti.&lt;br /&gt;Che angoscia! Che responsabilità!&lt;br /&gt;“Che gioco scemo”, dico. Emily si ferma e mi tira a sé. Non mi ha nemmeno ascoltato. Per lei, il gioco è finito da un pezzo.&lt;br /&gt;“Guarda quella donna con quel bambino, lì” e con l’indice mi indica due corpi, di diversa misura, imbacuccati in cappotti e sciarpe color cammello. Le gambe spuntano magre da sotto. Sono fissi davanti alla vetrina e il più piccolo si sta riempiendo gli occhi di giocattoli come mangiasse venti castagne contemporaneamente.&lt;br /&gt;Mi sembrano due arancini fritti male giganti.&lt;br /&gt;Non esito a farlo presente.&lt;br /&gt;“Che scemo, che sei!” e mi parla dello Spirito del Natale, dell’attesa che fa aumentare del desiderio.&lt;br /&gt;“Altro che Sabato del Villaggio!” faccio io. Ma lei continua, e dice dei conti nella busta della tredicesima perché il figlio possa credere ancora a Babbo Natale e la mamma possa aspettare i saldi. E aggiunge pure che in quegli sguardi ci sono tutti gli elementi del Natale, il cenone, la famiglia, i maglioni di lana pesanti, le corse con i cugini e l’odore dei camini e della legna.&lt;br /&gt;“La mia maestra, alle elementari, ogni anno portava il calendario dell’Avvento. Quello con un cioccolatino per ogni giorno. E ciascuno, nel giorno che corrispondeva al suo numero di registro, andava a prendersi il suo cioccolatino. Io ero il 23, l’ultimo dell’elenco. Non lo prendevo mai, il cioccolatino, perché il 23 era il primo giorno di ferie”. Quasi mi metto a piangere.&lt;br /&gt;Mi fa una carezza di lana, col guanto.&lt;br /&gt;“Poverino”&lt;br /&gt;“Poverino un cazzo! Quella stronza se lo mangiava lei, scommetto... adesso la vado a prendere e mi faccio dare 24 anni di cioccolatini arretrati!”&lt;br /&gt;“Ma sarai scemo!”, e ride ancora.&lt;br /&gt;Le quattro e mezza sono passate da un paio di minuti, bisogna correre.&lt;br /&gt;Non capisco come mai Emily arrivi sempre puntuale agli appuntamenti con gli altri e mai a quelli con me. Cos’è? Lo fa apposta? Ce l’ha con me?&lt;br /&gt;Ma non è il caso di fare polemica, non ci riuscirei, ho già il fiatone.&lt;br /&gt;All’angolo con il palazzo dell’Arcivescovado, prima di entrare in Piazza Fontana, c’è un baracchino ambulante dal quale sale del fumo.&lt;br /&gt;L’odore delle caldarroste mi rapisce e mi fermo. Le voglio.&lt;br /&gt;“Prendo le castagne” le dico e lei mi risponde con un gesto che va bene.&lt;br /&gt;“Bella ragazza” afferma soddisfatto il venditore, “Complimenti!”&lt;br /&gt;Come se fosse merito mio. È la mia luce che la rende bellissima, ovvio. Che sciocchezze.&lt;br /&gt;Però non posso fare a meno di ringraziare. Anche perchè me le regala, le castagne. Con la bellezza si aprono tutte le porte, è proprio vero.&lt;br /&gt;Mi fermo all’angolo tra via dell’Arcivescovado e Piazza Fontana e faccio appena in tempo a individuare Emily che parla con un tizio davanti alla Banca dell’Agricoltura. Che tra l’altro ha una sciarpa rossa come la mia.&lt;br /&gt;Non so ancora se provo un filo di gelosia o forse d’invidia, che un bagliore mi investe e le vetrine della Banca si gonfiano come bolle di sapone. E poi, proprio come bolle di sapone, esplodono.&lt;br /&gt;Il calore delle caldarroste mi scotta le mani. Le lascio cadere a terra. Tutte quante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Magari, se avessi avuto i guanti, non sarebbe successo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-365864502038371157?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/365864502038371157/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=365864502038371157' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/365864502038371157'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/365864502038371157'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2007/12/12-dicembre-1969.html' title='12 DICEMBRE 1969'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-5242688409528766506</id><published>2007-12-20T10:37:00.000+01:00</published><updated>2007-12-20T15:58:14.247+01:00</updated><title type='text'>QUATTRO</title><content type='html'>&lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Nel capitolo tre: che strano, sto tizio. Mi parla di cose che non mi riguardano. Che sembrano non riguardare nemmeno lui. E anche questa cosa della pensione. Di quello che ha fatto il vecchio. Forse è solo tristezza, la sua.&lt;br /&gt;Ma lo sarei anche io! Tutto il giorno tra la radio e le troie! E senza la radio!&lt;br /&gt;Però, c'è qualche cosa che manca.&lt;br /&gt;Nel senso. Se non fa niente, la colpa è anche sua. Mica può sempre essere rose e fiori.&lt;br /&gt;Ma succede sempre qualcosa, no?&lt;br /&gt;Sempre, no?&lt;br /&gt;No?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E poi, una mattina, pioveva veramente forte e la macchina non voleva saperne, di partire. &lt;br /&gt;"Accidenti. Cominciamo bene la giornata" dissi. E se “accidenti” non era proprio la parola esatta, il concetto era quello. &lt;br /&gt;Ci volle un po', una mano da parte di un buon condomino, qualche spinta e una seconda inserita di colpo. &lt;br /&gt;“Forse è tempo di cambiarla” mi fu detto. Ma si accese, alla fine, e non ci furono più problemi. &lt;br /&gt;I tergicristalli correvano zoppicando sul parabrezza, l'acqua sembrava oliata e quasi non mi permetteva di vedere la strada. Sapevo che avrei dovuto cambiare le spazzole, ma avevo rinviato la cosa fino a quando non sarebbe stata un'operazione inevitabile. E adesso lo era. Ma mentre notavo l’inefficienza del meccanismo, mi chiesi perché dovessi lasciare giungere le cose fino al fondo, prima di cercare una soluzione. &lt;br /&gt;Non vedevo proprio un cazzo.&lt;br /&gt;Arrivai al bar poco prima delle nove, come al solito. Le strade di Milano sembravano ingolfate e le persone aspettavano solo di arrivare negli uffici ascoltando la radio. Qualcuno si innervosiva come è abitudine, e si lasciava andare in irruenti pressioni sul clacson. L'aria si faceva pesante sotto gli scarichi delle automobili e diventava sempre più difficile vedere sedili pieni di persone. &lt;br /&gt;Gli autobus e i tram, avvantaggiati dalle loro corsie private, ci superavano e sembravano deriderci. L'unica consolazione era data dal fatto che chi guida un autobus avrebbe potuto lavorare anche a Natale o a Capodanno. Magra, ma pur sempre una consolazione.&lt;br /&gt;Mi preparai il caffé e la sambuca da solo, senza rivolgere la parola a nessuno. Non sapevo nemmeno se avessi salutato entrando, o se invece non c’era nessuno all'interno del bar. Ma non me lo chiesi, non era certo una priorità. Avevo i piedi bagnati, e tutti sanno quanto si diventi irritabili coi piedi bagnati e con le calze aderenti come guanti da chirurgo.&lt;br /&gt;Per terra, davanti alla porta di ingresso qualcuno aveva sparso della segatura. Che ora mi si era attaccata alle scarpe, formando una sorta di suola morbida e silenziosa. Volevo disfarmene, e lo avrei fatto se solo avesse avuto un senso. Ma sarei stato punto e a capo di lì a poco. &lt;br /&gt;Me ne feci il sangue amaro, visto che non conoscevo il responsabile. Per quello che servivano le scarpe, lì dentro, potevano anche togliersele. Che nervoso, anche se poi lasciai perdere.&lt;br /&gt;Passarono un paio d’ore e l'inverno cominciava a farsi vedere, più che sentire. La porta d'ingresso chiusa in maniera ermetica, le bottiglie rimanevano nel frigo e nessuno le richiedeva quasi più. Solo pochi avventurieri domandavano una birra. &lt;br /&gt;Capii che era cominciata la stagione dei punch al mandarino quando vidi passare sul marciapiede una madre ed un figlio coi cappotti e le sciarpe calcate fin sulle orecchie. Per istinto mi presi le mani e cominciai a strofinarle, come se le sentissi fredde. &lt;br /&gt;"Non è più il momento di pensare alle gite", dissi con un sorriso meschino sulle labbra, come se stessi prendendo in giro tutte le famigliole della domenica pomeriggio. Erano insopportabili per il semplice fatto che erano scontati. Genitori e figli, tutti col cappotto uguale, che ingloba mani e braccia, colli e gambe. Si vedono solo i polpacci e i piedi.&lt;br /&gt;Come olive ascolane giganti su due stuzzicadenti. &lt;br /&gt;Nemmeno ai tempi dell'università, in vacanza con gli amici, ero soddisfatto. Attendevo l'inverno per poter programmare una nuova estate e, in estate, non ero mai contento a pieno delle mie scelte. E volevo rimettere su i guanti, per poter parlare con qualcuno davanti ad un the caldo di un viaggio necessario da fare. Per ritrovarmi nella sensazione di solitudine che solo la primavera e gli autunni sanno dare. E in tutto questo, mi lasciavo trascinare dagli entusiasmi degli altri.&lt;br /&gt;D'improvviso entrò un postino. Nel bar. Che strano, pensai, durante il lavoro. Che cazzo di perverso, ma sorrisi come ormai era diventato naturale. La spontaneità, in un posto come il mio, era cosa ormai artificiale e scontata. &lt;br /&gt;Il signor Anselmo mi aveva insegnato a seguire una delle massime di Confucio: “Fatti i cazzi tuoi”.&lt;br /&gt;Dalla radio partì una canzone accompagnata dal pianoforte di un musicista ben noto. &lt;br /&gt;Il postino si sedette su uno sgabello davanti al bancone e le mani si avvicinarono alla macchinetta del caffé.&lt;br /&gt;“Che tempo cane” disse. “Sono già stanco e non è nemmeno finita la mattinata.”&lt;br /&gt;“Guardi, ora non c’è nessuno. Ma qualche minuto e arriverà un bocconcino…” mentii pur non sapendo quali fossero i turni.&lt;br /&gt;"Non importa, grazie." &lt;br /&gt;"Ma accetti. Fuori piove in maniera inverosimile, si dia tregua".&lt;br /&gt;Era in imbarazzo, evidentemente conosceva il posto e ciò che ci succedeva dentro. Ed entrambi sapevamo che era fuori legge. Ma accettò di buon grado la pausa, posò la sua borsa carica di carta sul bancone e mi chiese una correzione al caffé.&lt;br /&gt;"Grappa?" domandai, ma senza aspettare la risposta. Gliene versai abbondantemente, perché si sciogliesse. Avevo voglia di un interlocutore ordinario. Da come voleva sviare l’argomento, sapevo che non era un abituale frequentatore di prostitute.&lt;br /&gt;Assaporò l'odore che saliva dalla tazzina, prima di bere. Lo facevano in pochi ormai, era una tradizione che col tempo si era persa. Poteva essere un gesto banale e conosciuto, snob per alcuni, ma in realtà è il naso che dà il vero sapore al caffé. Sorrisi e lui ricambiò. Sapevamo entrambi quanto facesse piacere riconoscere un gesto. L’idea di avere un legame antico probabilmente, ma anche la consapevolezza di essere un gradino sopra la massa. Nell’intesa che c’è tra due persone, quando una delle due sta appena per andare a farsi una scopata. E l’altro lo sa.&lt;br /&gt;Si guardò attorno e, dopo qualche commento sul tempo e sui programmi televisivi, mi consegnò una busta.&lt;br /&gt;Era di uno studio legale, per lo meno l'intestazione. Rimasi molto perplesso. La tenevo con entrambe le mani senza quasi riuscire a respirare. Nella mia testa, nemmeno una scimmietta che suonasse uno strumento.&lt;br /&gt;"Guardi. Di solito è una convocazione alla lettura di un testamento.”&lt;br /&gt;Che figuraccia. Quel povero cristo stava solo lavorando. E io ammiccavo. Mi avrà scambiato per un frocio. In certi posti girano. Sbarrai gli occhi e chiesi scusa.&lt;br /&gt;“Ah. Io pensavo…”&lt;br /&gt;“Non si preoccupi. Quanto le devo, per il caffé?"&lt;br /&gt;"Offre la casa" risposi. Giusto per rimediare alla gaffe.&lt;br /&gt;"Grazie. Arrivederci, allora", disse ondeggiando la mano e infilandosela subito in tasca.&lt;br /&gt;Ma non risposi, preso dalla curiosità e dalla paura che infondono tutte le questioni istituzionali. &lt;br /&gt;Mi venne in mente il processo di Kafka, e ne fui intimorito.&lt;br /&gt;La busta conteneva veramente la convocazione alla lettura di un testamento. Pensavo che queste cose succedessero solo in America.&lt;br /&gt;Era per lunedì mattina. Avrei dovuto prendere un permesso.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-5242688409528766506?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/5242688409528766506/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=5242688409528766506' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/5242688409528766506'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/5242688409528766506'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2007/12/quattro.html' title='QUATTRO'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-1390619899884393981</id><published>2007-12-13T11:25:00.000+01:00</published><updated>2007-12-20T10:58:05.172+01:00</updated><title type='text'>TRE</title><content type='html'>&lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Nel capitolo due: in effetti ne parla con un po' di nostalgia, di quei giorni nel bar. Con le abitudini e i piccoli gesti che si ripetono nei giorni. E in fondo è anche giusto. Perchè uno vede intorno a sé solo ciò che, alla fine, vuol vedere. E grande doveva essere anche l'affetto per quell'Anselmo, e per i suoi incontri sottovoce con quel commissario Scacchia dall'impermeabile sottile che, di tanto in tanto, lo veniva a trovare. Per parlar di qualcosa, sottovoce, che nessuno sa.&lt;br /&gt;Ma forse, la cosa che più deve averlo ferito, è stata la scelta del vecchio di andare in pensione. Di punto in bianco. E dirlglielo confessandogli il piccolo segreto di un'amore con la donna del bar di fronte. Per la quale aveva preso l'abitudine di macinare il caffè ogni mattina, con quell'odore che gli è rimasto addosso per una vita. Come fosse una specie di contrappasso per chi lavora con l'amore mercenario, non avere mai un amore reale.&lt;br /&gt;E poi, la Cinquecento bianca del vecchio si era allontanata nella pioggia, lasciando il tizio così. Cacciato dal bar della donna con una manciata di cioccolatini rubati. Un gesto di rivincita per un uomo che non avrebbe visto più.&lt;br /&gt;Chissà come son diventate le cose, poi.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io, il suo posto, non ero stato in grado di prenderlo. Giustificarmi dicendo che non ero stato in grado però, non sarebbe del tutto corretto. Più semplicemente, non avevo fatto nulla, avevo lasciato che le cose scivolassero via da sé. Avevo lasciato che la radio, giorno dopo giorno, venisse trascurata e la televisione fosse sempre accesa. Forse perché per me non c'era alcuna differenza. Forse perché io, la mia razione di radio quotidiana, ce l’avevo: ore 8 , ore13 e ore 19 radiogiornale.&lt;br /&gt;Cascasse il mondo. &lt;br /&gt;E avevo anche lasciato che le puttane mi avvicinassero e si prendessero anche una certa confidenza. &lt;br /&gt;Ero convinto che le lezioni del signor Anselmo, le avessi interiorizzate. Senza nemmeno il bisogno di ripassarle di tanto in tanto.&lt;br /&gt;Anche perché le conoscevo ormai tutte, le signorine che passavano di lì. Non erano più di una decina, ma sembravano mille. Ora che non avevo più il riferimento del signor Anselmo, ora che non dovevo più imparare guardando, la mia attenzione si era spostata verso l'esterno. Lasciando l’interno del bar alle puttane e ai loro clienti. E  quelli, i clienti, sì che avevo imparato a conoscerli bene.&lt;br /&gt;I loro gesti di imbarazzo e di timore ormai li sapevo anche io a memoria. &lt;br /&gt;Ero il solo punto nuovo, lì dentro. Bastavo alle signorine, da osservare. E, ad essere sinceri, non mi dispiaceva poi tanto essere il centro dell'attenzione, sia che venissi preso in giro, sia che mi chiedessero una qualche bevanda particolare. Nel giro di pochi mesi, avevo mandato a mente cosa ciascuna di loro preferisse. Amaro nazionale per una, per un'altra un succo di frutta, per un'altra ancora un Chivas. A volte me ne versavo anche io e mi sedevo accanto a loro. Ma non per parlare, semplicemente per sentirmi meno solo. E ascoltavo e ascoltavo, ore e ore, giorni e giorni. Senza mai lasciarmi andare, proprio come mi aveva insegnato il signor Anselmo. Come un prete che confessa i propri parrocchiani. Loro parlavano ed io pensavo alle partite di pallone. Non c’era un motivo particolare. &lt;br /&gt;Forse, soltanto bisogno di un contatto. Prima, per lo meno, c’era il signor Anselmo a darmi retta, a reggermi il gioco. Ora, invece, non mi restavano che loro.&lt;br /&gt;Era stato gioco forza allentare la tensione.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-1390619899884393981?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/1390619899884393981/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=1390619899884393981' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/1390619899884393981'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/1390619899884393981'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2007/12/tre.html' title='TRE'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-4689808085957855953</id><published>2007-12-06T09:44:00.000+01:00</published><updated>2007-12-10T12:39:03.614+01:00</updated><title type='text'>DUE</title><content type='html'>&lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Nel I capitolo: l'ha presa un po' alla larga, la sua storia, questo qui. Però è anche piacevole sapere cosa facesse a Milano. Dice che lavorava in un bar di un locale ad ore, insieme ad un vecchio, il signor Anselmo. Il suo mentore, insomma, che fondamentalmente lo ha traghettato nel 'mondo del lavoro'. Mah. Ce ne son di lavori strani.&lt;br /&gt;Però doveva essere anche un bel tipo, lui. Che girava per Milano con un'Alfetta gialla del '75 e che parcheggiava per stile, a suo dire, negli spazi riservati agli handicappati. Come fosse normale. Alfetta gialla più strisce gialle. Per far pendant.&lt;br /&gt;Un po' mi piace, e un po' mi sembra deficiente. Chissà perché me le racconta a me, certe cose.&lt;br /&gt;Ma sì, ma tanto è ancora presto. Facciamolo andare avanti.&lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lavorare in un bar di un albergo ad ore è diverso dall'essere un barista normale. I meccanismi sono diversi. Gli occhi sono diversi. Nei volti dei clienti da subito si vede se parleranno con le ragazze, se la loro prestazione sarà accettabile o se hanno il cazzo piccolo. Sono cose che si imparano col tempo e tra le piccole rivelazioni delle donne, mentre versavo loro il bicchiere di Coca Cola utile a bruciare la merda che avevano nello stomaco.&lt;br /&gt;La cosa particolare del signor Anselmo era il fatto che profumasse di caffé appena macinato. Pensavo che lo tritasse prima di uscire di casa e che l'odore gli si incollasse addosso. Che la sua casa e i suoi vestiti fossero impregnati di quell'abitudine, perpetuata come un rito negli anni.&lt;br /&gt;In fondo, non era poi così strano che un uomo, solo per giunta, potesse avere delle abitudini così vincolanti. In fondo poi, a chi doveva rendere conto, se non a se stesso?&lt;br /&gt;Le giornate passavano tra sorrisi e quattro scambi di parole, nulla di profondo sia chiaro, poiché l'unica cosa che era considerata profonda, lì dentro, erano le gole delle stanze in attività. &lt;br /&gt;Ma il signor Anselmo mi guardava e mi conosceva ogni momento di più. Parlava e si rideva, non parlava e cadeva un silenzio privo di imbarazzi. Dalla cura della sua barba avevo imparato a mia volta il suo stato d'animo, dagli sguardi che metteva negli occhi delle donne capivo il suo rammarico. &lt;br /&gt;Credevo che ne avesse viste tante negli anni, credevo che avesse capito il mondo. E credevo che, come me, credeva che il mondo fosse veramente brutto.&lt;br /&gt;Era appena arrivato un ottobre insieme a un cielo era bigio e pesante, come spesso accade a Milano. L’ora del radiogiornale sanciva la fine del nostro turno. Per la prima volta, gli occhi del vecchio barista mi guardavano senza spessore. Sembravano tristi come due bicchieri vuoti, l'uno accanto all'altro. Senza null’altro da offrire, se non il tavolo attraverso il vetro.&lt;br /&gt;Spesso accadeva che entrasse un tipo particolare. Non salutava mai, con il suo impermeabile crema tanto liso che sembrava trasparente. Avrei scommesso che, appallottolato, ci sarebbe stato in un pugno. Prendeva il signor Anselmo da parte e parlavano per diverso tempo. Il signor Anselmo, non appena lo intravedeva dall’opaco della vetrina, lanciava la macchina del caffé e preparava una dose di grappa in un bicchiere a parte. Il tizio entrava a si sedeva al primo tavolino libero che gli capitava. Si sfilava il soprabito, lo poggiava sullo schienale della sedia accanto alla sua e aspettava. Pronto il caffé, con la grappa nell’altra mano, il vecchio lo raggiungeva al tavolo e per un po’ parlavano. Sembrava una chiacchierata tranquilla, il tizio faceva domande e il signor Anselmo rispondeva. Il tutto sottovoce, come fossero segreti di vecchi amici. Il tizio rideva e il signor Anselmo abbassava gli occhi.&lt;br /&gt;Mi aveva detto che era un commissario, Scacchia di nome, e che lavorando in un posto così bisognava aspettarsi che le forze dell’ordine giungessero a controllare. E che esigessero un trattamento di riguardo. Infatti, caffé e grappa erano i soliti omaggi della ditta. Tuttavia, non mi era chiaro il tono da sfottò che veniva usato in certe circostanze. Ma non importava, diceva il signor Anselmo, sono cose che capitano. E poi si conoscevano da anni, la cosa era più che rodata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Sono stanco", mi disse mettendo il bicchiere e le due tazzine nel cestello della lavastoviglie.&lt;br /&gt;Ero stanco anche io e, da sciocco, pensai che fosse una delle stanchezze di tutti i giorni.&lt;br /&gt;Scosse la testa, come fanno gli zii di fronte alle leggerezze dei nipoti.&lt;br /&gt;"Domani non verrò. E nemmeno dopo domani. Mi sono stufato".&lt;br /&gt;Ne fui scosso. Luana, una puttana grassa e presuntuosa che non veniva mai scelta, scoppiò a ridere.&lt;br /&gt;"Finalmente ce lo caviamo dalle palle, 'sto vecchio!"&lt;br /&gt;Fui tentato di gridarle addosso, ma non ne valeva la pena.&lt;br /&gt;Il signor Anselmo mi fece cenno con la mano di lasciar perdere. Inarcò leggermente le labbra verso il basso, con un disprezzo tale che soffocò la gola di Luana in un silenzio piatto.&lt;br /&gt;Accese una sigaretta e la strinse tra i denti.&lt;br /&gt;“Come fanno gli anarchici” di solito diceva ammiccando quando mi scopriva ad osservare quel gesto. Nel tempo in cui era stato al bar, forse per non urtare la suscettibilità dei clienti, non aveva mai espresso idee politiche, a pensarci. Ma probabilmente era troppo poco, quel gesto, per poterlo ricondurre a una qualsiasi corrente di pensiero.&lt;br /&gt;Mi chiese di accompagnarlo a bere qualcosa in un bar poco distante, che aveva guardato tutti i giorni, ma in cui, negli scorsi quarant’anni, non aveva mai avuto il coraggio di entrare. Accettai, visto che in fondo non mi costava nulla. E, in fondo, non l'avrei più rivisto. Né lui, né il bar.&lt;br /&gt;Dopo gli abituali addii e le frasi di circostanza, uscimmo. Cominciava a piovere, ma non ce ne preoccupammo. Nel silenzio più assoluto, cambiammo bar e mi stupii del fatto che salutasse la cassiera chiamandola per nome. Poteva avere venti anni meno di lui e, da come si erano guardati, sembravano conoscersi bene.&lt;br /&gt;"Ma non avevi detto che non c'eri mai entrato?" gli chiesi quasi a prenderlo in giro.&lt;br /&gt;"Non ci sono mai entrato, ma il caffé lo compravo ogni mattina fresco e appena macinato sempre per lei. L'amavo" mi rispose in modo secco, da marinaio.&lt;br /&gt;“E poi lei era giovanissima, bellissima. Pensa, la spacciavo per mia nipote per non dare nell’occhio.” Rise con una mano sugli occhi.&lt;br /&gt;E in quattro parole, come al solito, mi disse tutto. Che era stato fidanzato con quella donna, mi disse, che l'aveva conosciuta anni addietro, quando ancora a Milano ci si spostava a piedi. Il cuore pulsante della città allora spingeva i tram lungo le sue arterie, non le macchine. Che era durata tanto, ma poi le cose cambiano. Che lei pensava si potesse recuperare, che si potesse scegliere di tornare ad amare qualcuno che si era lasciato. E che, qualche tempo dopo, si era messa a lavorare lì per potersi vedere tutti i giorni come estremo tentativo disperato.&lt;br /&gt;“Si sa che da giovani, per amore si è pronti a tutto”, dissi.&lt;br /&gt;E proprio per questo, lui l’aveva lasciata per una signorina che batteva sulle strade, nell’illusione di tirarla fuori dal giro e di sposarla. &lt;br /&gt;"Sciocchezze che nascono nel cuore degli innamorati"&lt;br /&gt;Per lei aveva lasciato tutto e aveva iniziato a lavorare dove da ora avrei lavorato solo io.&lt;br /&gt;“L’unica cosa che mi è rimasta di lei è il piacere per il caffé appena macinato” &lt;br /&gt;E questo il motivo di quell’odore pregnante, pensai con quanta più banalità potevo trovare nelle mie tasche.&lt;br /&gt;"Ma chi ama per denaro, non conosce l'amore per l'amore".&lt;br /&gt;Aveva lo sguardo di chi doveva dare una spiegazione per forza, e non stava a me deluderlo.&lt;br /&gt;"Per questo, la storia della non confidenza eccetera?" domandai.&lt;br /&gt;Si limitò ad ordinare due birre medie, chiare. "Quali c'avete? Sì, quella lì va benissimo", e mi citò un monologo di Gaber, sorridendo come a ricordare un vecchio amico.&lt;br /&gt;Bevemmo in silenzio. Solo alla fine di entrambi i bicchieri e delle sigarette di ciascuno, mi rivolse  ancora la parola.&lt;br /&gt;"Ragazzo, lascio tutto quello che faccio nelle tue mani. Decidi qual è il limite della decenza e decidi qual è il limite della tua autorità. Devi saperti far rispettare, non farti mai mettere i piedi in testa. Il nostro compito è servire. Siamo camerieri, in fondo, ma non siamo servi. E' una sottile differenza, ma è come quando mastichi e ci si morde la lingua. Non te ne accorgi, ma quando vai appena oltre, già fa male".&lt;br /&gt;Non disse altro e io pensai che si riferisse solo al bar. Lasciò dei soldi sul tavolo, mi diede una pacca sulla spalla ed uscì. Gli dissi addio come per istinto, salutandolo appena con il braccio e seguendolo con gli occhi accendere la sua Cinquecento bianca e allontanarsi dopo l'ultimo turno. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le gocce di pioggia cominciavano a battere con insistenza sulle vetrine del bar, rovinando i contorni delle macchine che passavano. &lt;br /&gt;Di persone in giro, non ce n'era nemmeno l'ombra. Qualche piccione si aggirava sui marciapiedi cercando forse qualche briciola da mangiare. Che esistenza misera.&lt;br /&gt;La tristezza dell'autunno oramai stava prendendo gli alberi e la natura. Le foglie cadevano pesanti d’acqua con i miei rimorsi, per non esser nemmeno riuscito a ringraziare quel vecchio che mi aveva dato tanto.&lt;br /&gt;Nelle scuole gli studenti giravano a testa bassa, sotto il peso più dei libri che delle interrogazioni. &lt;br /&gt;I ricordi ancora caldi si erano persi nella lingua di qualcuno che aveva avuto persino il coraggio di innamorarsi. &lt;br /&gt;"Può uscire, per favore?" mi disse seccata la cassiera.&lt;br /&gt;"L’educazione?" domandai acido.&lt;br /&gt;"Questo è il mio bar e faccio quello che mi pare. Nessuno la obbliga a entrarci”, mi rispose con un certo disprezzo tra le palpebre. Si alzò e si allontanò, nel retro. Non aspettò che uscissi. &lt;br /&gt;Per vendetta, affondai la mano nel cestino pieno di cioccolatini a poche lire accanto alla cassa, e cercai di portarne via il più possibile.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-4689808085957855953?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/4689808085957855953/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=4689808085957855953' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/4689808085957855953'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/4689808085957855953'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2007/12/due.html' title='DUE'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-4723607217629292785</id><published>2007-11-29T15:51:00.000+01:00</published><updated>2007-11-29T16:36:28.218+01:00</updated><title type='text'>UNO</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Nel prologo: ho incontrato un tizio mentre aspettavo il tram. Non sembra uno di cui diffidare. Certo, non è nemmeno uno cui darei tutti i miei soldi, ma sembra un povero cristo come ce ne son tanti. Dice di essere appena tornato a Milano dopo tanto tempo. E mi ha invitato a bere un bicchiere insieme. Si vede che ha voglia di quattro chiacchiere. Deve essere un uomo solo, fondamentalmente. Lo ascolto. Perché no.&lt;br /&gt;Bene. Adesso inizia.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come tutte le mattine, la sveglia suonò due minuti prima del radiogiornale delle 8. Appena il tempo per tirarmi su dal letto, per rendermi conto di chi fossi, e poi spazio all'informazione. Amavo quel modo di capire il mondo, senza critiche o opinioni. &lt;br /&gt;Se dovevo rovinarmi la giornata, volevo farlo in modo oggettivo.&lt;br /&gt;Quindi mi alzavo e mi preparavo. Sempre nella solita maniera. I ritmi erano dettati dallo scadere delle lancette, minuto per minuto. Otto minuti seduto sulla tazza, quattro o cinque pagine di un libro, dieci minuti per fare colazione, due dei quali per fare uscire il caffé. Sapevo bene che la fiamma avrebbe dovuto essere al minimo per una migliore riuscita della bevanda, ma il tempo scarseggiava. Quello, era un vezzo della domenica. &lt;br /&gt;Dopo una buona sciacquata generica e un paio di spruzzate di deodorante sotto ciascuna ascella, salivo in macchina per andare al lavoro.&lt;br /&gt;Avevo un box proprio sotto casa, che ogni mattina aprivo con il più grande piacere. Mi godevo la vista della Vespa parcheggiata sul fondo, che ormai era ferma da tantissimi anni, e il culo a fanali quadrati della vecchia Alfetta gialla immediatamente davanti a me. All'inizio la parcheggiavo in retromarcia, in modo tale da avere il muso aggressivo in faccia, per cercare di raddrizzare in qualche maniera la giornata. Poi ho visto che il tubo di scappamento anneriva il muro e lo scooter.&lt;br /&gt;Mi pianse il cuore, ma cambiai abitudine. &lt;br /&gt;La Vespa, l’avevo comprata con i primi guadagni dei lavoretti estivi. Pensavo di desiderarla come non mai, ma il freddo e la pioggia ebbero la meglio e, giorno dopo giorno, la usai sempre meno. Fino a quando non venne più pagata l’assicurazione e lo scooter fu lasciato alla polvere del box.&lt;br /&gt;La macchina invece, l'avevo ereditata da mio padre. L'aveva amata come poche altre cose nella sua vita, dalla primavera del 75 in poi, quando l'aveva comprata per quasi tre milioni e mezzo di lire.&lt;br /&gt;Ma ad un certo punto gli occhi non gli permettevano più di guidare. &lt;br /&gt;"Te l'affido" mi disse un giorno a pranzo, e mise le chiavi sotto il piatto guardandole da dietro le lenti spesse, vere responsabili di quel gesto. L'aveva lavata in maniera minuziosa, nevrotica quasi. &lt;br /&gt;Per l’ultima volta. Con lo stuzzicadenti, aveva persino ripassato la croce e il biscione dello scudetto. Perché risaltino e i colori non si rovinino.&lt;br /&gt;Quando ero bambino, e la macchina era la stessa, la domenica mattina venivo svegliato dal modo in cui la lucidava. Se il panno sulla lamiera non faceva lo stesso suono che il pollice di mia madre faceva passando sui piatti, allora non era contento. Allora non si lavava bene. Ma lavare una pirofila è un conto. Lavare una macchina di quattro metri è un altro paio di maniche.&lt;br /&gt; Però ormai era un veicolo di interesse storico ed il fatto che fosse stata la macchina di mio padre mi inorgogliva non poco. Ma non tanto per il fatto che fosse stata di mio padre, quanto perché era perfetta in ogni suo particolare. &lt;br /&gt;La gente era affascinata dalla storia di una passione che si tramanda di genitore in figlio, anche se non era vero niente. Perché la gente vuole sentire delle belle favole, e io non mi sentivo proprio tanto presuntuoso da negargli questo piacere da poveri. Mi piaceva gonfiarmi come un pesce palla.&lt;br /&gt;Mi ero addirittura iscritto in uno dei club di auto storiche per potermi semplicemente pavoneggiare. Era un'auto talmente trattata bene, che pareva nuova. E come lo sapevo io, lo sapevano gli altri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vestito di tutto punto, dopo qualche decina di minuti dietro a fanali rossi di altre automobili in fila dietro segnali rossi di altri semafori in fila, sistemavo la macchina sul parcheggio riservato agli handicappati ed entravo. Il bar mi accoglieva sempre con un sorriso, il mio, riflesso sullo scaffale a specchio degli alcolici, tra il bancone e le signorine sedute lungo i tavolini del fondo.&lt;br /&gt;Il locale sembrava un grande alambicco, stretto e lungo sul collo e con una pancia enorme in basso. Alla bocca c'era l'ingresso, lungo i due lati stretti c'era da un lato il bancone, dall'altro quattro tavolini con due sedie ciascuno. Attaccate lungo le pareti, le locandine di tre film che non mi piacevano ma ogni volta mi facevano sorridere: Tomas Millian su tutti, seguito a ruota da Shining e da Io sto con gli ippopotami. Non conoscevo bene il proprietario e mio principale, ma quanto a gusti cinematografici non doveva essere una cima.&lt;br /&gt;Iniziavo alle nove, anche se non dovevo timbrare il cartellino. Il locale era già aperto, sembrava non dovesse chiudere mai. &lt;br /&gt;D'altra parte, il signor Anselmo lo diceva sempre: "Non c'è un'ora sbagliata per scopare". &lt;br /&gt;Come dargli torto. &lt;br /&gt;Era stato lui a guidarmi dal mondo dell'Università, pieno di buchi come il cervello di chi è affetto dalla BSE, a quello del lavoro. C'era lui al colloquio col principale e alla firma del contratto. E c'era sempre lui ad ascoltarmi, quando non mi rendevo conto di come una striscia di inchiostro variamente orientata mi avesse garantito uno stipendio. E ancora, sempre lui mi aveva spiegato come funzionano le cose in un bar di un albergo ad ore.&lt;br /&gt;"Con servizio in camera" diceva sorridendo, quando parlava delle signorine che aspettavano i clienti tra caffé e amari.&lt;br /&gt;Arrivavo che la radio era già accesa. Avevo mutuato da lui l'abitudine al radio giornale. Solo la notizia, scarna e bruta. Era sia il gusto della velocità sia il gusto dell'oggettività. A me restava il compito di capire e aggiornarmi costantemente. Tanto più che sapere le cose dettagliatamente, prima e meglio di tutti, era sempre stato un mio vezzo. Al liceo, mi segnavo i passaggi principali dei libri che ci davano da leggere, divisi per capitolo. In maniera tale da poter recuperare immediatamente il punto e poter replicare all'insegnante con le stesse parole dell'autore. Una malattia, è ovvio. &lt;br /&gt;La televisione, lì dentro, c'era, per carità. Ma era sempre spenta, se non per le partite di calcio.&lt;br /&gt;E anche il quel caso, non c'era mai l'audio. Si ascoltava la cronaca da Radio Rai Uno.&lt;br /&gt;Però, di calcio e della propria squadra, non si poteva parlare mai. &lt;br /&gt;"E' un argomento caldo" mi ripeteva Anselmo, "e i clienti sono suscettibili su quest'argomento. E se si arrabbiano, c’è il rischio che non gli tiri. E se non gli tira, trattano male le ragazze".&lt;br /&gt;Entravo, salutavo con un buongiorno generico i presenti e, mentre distribuivo i vari sorrisi neutri, il signor Anselmo mi preparava il primo caffé della giornata, con una spruzzata di sambuca. Il profumo inondava l'ambiente, come il passaggio di una donna d'alto borgo, e io mi avvicinavo al bancone. Lui scuoteva sempre la testa, senza salutarmi. Era il suo primo rimprovero quotidiano. Non sopportava il fatto che parcheggiassi nello spazio riservato ai portatori di handicap.&lt;br /&gt;Ma non era nemmeno questo. In effetti, la mia non era pigrizia, perché sapevo che quel posto era libero. Come una cattiva abitudine portata avanti per anni. La mia era proprio stronzaggine, come mi diceva il signor Anselmo.&lt;br /&gt;E con una ragione relativa.&lt;br /&gt;“Stile” mi limitavo a rispondere.&lt;br /&gt;Appoggiavo la sigaretta sul piattino, accanto al cucchiaino. Che non leccavo mai, nascondendo in quel gesto tutto l’odio che provavo nei confronti degli atteggiamenti sbagliati.&lt;br /&gt;Lo guardavo, sorridevo, e dal modo in cui bevevo, capiva qual era il mio stato d'animo.&lt;br /&gt;Spesso qualche signorina in attesa del suo prossimo turno, mi faceva qualche domanda. Se fossi fidanzato o meno, se avessi qualche desiderio o meno. Il signor Anselmo mi aveva insegnato a non dare troppa confidenza, poteva essere rischioso. Chiudeva gli occhi a fessura, come monito. Come un felino pronto a difendersi da un attacco. Anche quando quello attaccato ero io.&lt;br /&gt;“È rischioso” ripeteva. "Innamorarsi di chi l'amore lo fa per lavoro, non porta mai a nulla di buono". &lt;br /&gt;Non capivo perché dicesse ciò, ma mi fidavo a pieno e accettavo la sua regola.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-4723607217629292785?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/4723607217629292785/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=4723607217629292785' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/4723607217629292785'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/4723607217629292785'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2007/11/uno.html' title='UNO'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-6385139771066910754</id><published>2007-11-28T12:11:00.000+01:00</published><updated>2007-11-28T12:12:10.192+01:00</updated><title type='text'>CINQUE ANNI DOPO</title><content type='html'>Non riesco ancora a capire come la gente possa apprezzare questa città. Milano mia, portami via, diceva Vecchioni. E chissà se almeno lui ci crede ancora in queste parole.&lt;br /&gt;Io non capisco proprio dove possa portarti, in fondo, una città come Milano. Perché Milano ti castra, non riesce a darti nemmeno un’idea vaga di che cosa sia la vita vera. O ti mette su un altare, con le piogge che si appendono ai lampioni di via Dante e sembra che tutto sia preparato a festa solo per te. Oppure, ti blocca nelle code disumane delle cinque di pomeriggio, in quei coni d’ombra in cui nemmeno la radio si prende.&lt;br /&gt;E la gente che ti urta, la gente che corre e non ha nemmeno voglia di darti delle informazioni. Forse Roma è diversa, forse Roma mi abbraccerebbe.&lt;br /&gt;Ma in fondo no, non è questione di Milano. È troppo facile addossare la colpa a chi non si può difendere. Diciamocelo con chiarezza: la colpa è solo sua. Mi ha mollato così, senza dirmi nemmeno il perché. Bevendo dell’acqua, come se liquidarmi fosse una pillola contro il mal di testa. Forse avrei preferito che mi chiamasse al telefono. Senza il forse. &lt;br /&gt;“Ciao. Sono io. Ti lascio. Non cercarmi più” e stop. Finita così. Un telegramma. Altro che farmi arrivare fin qui, fino a casa sua in Porta Ludovica. Altro che bicchieri d’acqua. Perché poi, quando una donna invita un uomo ad andare a casa sua, la prima cosa che viene in mente è un letto. E il sudore, l’affetto, l’odore della pelle che si mischia.&lt;br /&gt;Mica uno pensa che lei ti voglia lasciare. Anche perché le cose andavano più che bene. Le cose, anzi, non erano mai andate così bene. Né un litigio, né una minima frazione.&lt;br /&gt;Ecco, lo sapevo. Quando le cose vanno meglio, sotto c’è il tranello. Uno deve diffidare dei suoi migliori amici. Altro che aver paura della Polizia! La realtà è uno specchio. Non si capisce mai quello che ti vuol dire. Perché è ovvio. Ti trasmette, di riflesso, le immagini che tu gli proponi. E a volte anche di più. Uno dovrebbe essere in grado di dire: “Senti specchio. Sono davanti a te e tu adesso mi dici come mi sta questa maglietta”. E lui, no. Ti ributta addosso tante di quelle  immagini, tante di quelle informazioni che la metà basterebbe a mandarti in tilt. La maglietta, i pantaloni, le scarpe, la libreria alle tue spalle, i colori del muro, gli interruttori, la giacca che hai lasciato appesa la sera prima, i libri messi lì alla rinfusa… tutto, ti trasmette. Come una segretaria iper diligente.&lt;br /&gt;Invece, lo specchio dovrebbe capire che è solo una lastra di vetro. E in quanto tale, come una lastra di vetro dovrebbe comportarsi. E invece no. Gli specchi dovrebbero essere come le parole. Loro sì, che ti obbediscono. Se dico ‘cane’, significa cane. Automobile, automobile. Non si scappa. Certo, le parole hanno più significati, ma sei tu a deciderli. Mica loro.&lt;br /&gt;Ecco, da oggi ho deciso. Non mi faccio più fregare. Gli specchi, li guardo solo di profilo. Così, giusto per capire a fondo l’essenza delle cose. Perché solo guardandoli di profilo, si capisce che uno specchio non è altro che una lastra di vetro. Da tutte le altre angolazioni, uno specchio non fa capire mai a nessuno che è solo uno specchio. Ti distrae, l’infame, mettendoti davanti tutte le altre immagini! Tu pensi a ciò che vedi e ciò che stai guardando, lo specchio appunto, non lo vedi più. Che… che… che stronzo!&lt;br /&gt;Va be’, non pensiamoci. Né a lei, né allo specchio. Anche perché a lei, già non ci pensavo più. Lo specchio mi ha preso in toto. Che strano. Siamo così tanto fragili nei sentimenti, che può bastare l’idea di un riflesso, che non vediamo altro che tutto il resto e non siamo più concentrati su noi stessi.&lt;br /&gt;Uno dovrebbe essere in grado di sentire a pieno il proprio dolore. Uno dovrebbe stare lì a capirlo, un dolore. Altro che mettersi a fare le bolle di sapone con il cervello.&lt;br /&gt;Va be’, su. Andiamo a casa. Ormai la serata è andata come è andata. Devo assolutamente riposarmi. Domani mattina le cose saranno sicuramente migliori.&lt;br /&gt;La notte porta consiglio e il primo caffé della giornata fa sempre girare meglio le ruote del cervello. Sì, come olio, altro che caffé.&lt;br /&gt;No, no. Non distraiamoci un’altra volta.&lt;br /&gt;Io, adesso, prendo il tram e me ne vado a casa. Ecco, sono quasi in Piazza XXIV Maggio. Speriamo solo che non sia appena passato.&lt;br /&gt;Le luci delle macchine che passano di tanto in tanto mi illuminano di traverso i pantaloni e le gambe. Nessuno vede la mia faccia. Nessuno si chiede nemmeno come sia, la mia faccia.&lt;br /&gt;Nemmeno io lo farei.&lt;br /&gt;Ecco. C’è già un tizio sotto la pensilina. E questo significa che il tram non è passato. O per lo meno, che non è ancora passato.&lt;br /&gt;Avrei voglia di sedermi, e di lasciarmi andare. Mi basterebbe anche solo mettermi le dita nel naso. Una cosa così maleducata che mi farebbe sentire a mio agio.&lt;br /&gt;Mi avvicino, mi metto sotto la pensilina. Anche perché, me ne sto accorgendo ora, il freddo mi inizia a entrare nelle ossa. Non c’è vento, non piove. Certo, l’asfalto è ancora un po’ bagnaticcio, magari scivolo, batto la testa e lei corre da me. E grida: “Amore, amore, amore! Ti amo! Ti amo! Ho sbagliato tutto e tu stai male per colpa mia!”&lt;br /&gt;E io: “Sì! Sì! È tutta colpa tua! Roditi!”, ma poi, mentre lei piange, le cingerei le spalle con il braccio. E le direi: “Ma no, amore, stai tranquilla. Non importa, contiamo solo noi due…”&lt;br /&gt;Sì, certo. Ma se poi cadendo mi rompo il collo? E se poi resto invalido e lei non viene nemmeno?&lt;br /&gt;No, no. È un rischio troppo alto da correre. Senza sapere nemmeno se lei verrà o no.&lt;br /&gt;Mah. Mi siedo, va. Sotto la pensilina. C’è anche sto tizio, non so se fidarmi.&lt;br /&gt;Magari è un serial killer. Magari è un pazzo rapinatore. Magari è uno normale. Con la ragazza che lo aspetta a casa ed è tanto innamorata. &lt;br /&gt;E anche la mia, certo, è innamorata. Di un altro, sicuro. Ma almeno è innamorata.&lt;br /&gt;I tram non arrivano mai quando ne hai bisogno. Sembra lo facciano a posta. Se non li cerchi, se hai la macchina, sono miliardi. Tanti da farti pentire di esser uscito con un mezzo tuo. Ma se invece hai non dico urgenza, ma voglia di tornare semplicemente a casa, niente. Come un dispetto, come la Polizia. Quando li vuoi, si fanno sempre desiderare. Come le donne, appunto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Però che bella Milano di notte. Le luci che sbattono sulle saracinesche abbassate, le macchine che inquadrano le strade così, non per vederle ma tanto per fare.&lt;br /&gt;Qualcuno che corre in mano con una bottiglia mezzo vuota, e chissà dove va.&lt;br /&gt;E pensare che, proprio qui, anni fa ci deve pur essere stato qualcosa. Leonardo, vorrei proprio sapere lui come ha fatto a farsi venire in mente l’idea dei Navigli. E chissà quanto sarebbe umiliato dal sapere che adesso sono ridotti a una discarica, praticamente.&lt;br /&gt;No, no. Non penserebbe minimamente alla sua opera. Uno come lui sarebbe lì a sbavare dietro alle automobili. Ce lo vedo. Gli occhi spanati, la bava che cola sulla barba lunga e bianca.&lt;br /&gt;Nel mio immaginario, Leonardo è un po’ come Dio. Come Mosè. Chissà perché. Chissà che influsso ha avuto il cinema nel mio cervello.&lt;br /&gt;“Scusa, hai una sigaretta?”&lt;br /&gt;Quasi mi spavento. Ero tutto preso dai miei pensieri, che per un momento mi sono isolato dal mondo.&lt;br /&gt;“No, mi spiace. Non fumo”&lt;br /&gt;“Va be’, ce le ho io”&lt;br /&gt;Lo guardo male. Prima mi fa una domanda e poi ce le ha? È come se uno mi chiedesse mostrandomi l’orologio che ore siano! La gente è strana. &lt;br /&gt;Si accorge della mia faccia perplessa. Non devo avere uno sguardo molto intelligente.&lt;br /&gt;“No, è che mi sembra di stare qui da una vita. Sono appena tornato a Milano e volevo fare quattro chiacchiere con qualcuno.”&lt;br /&gt;Meno male, era solo un pretesto per attaccare bottone. Non è un pazzo. Mi sento meglio.&lt;br /&gt;“Be’, sì. Alla fine, è meglio farsi quattro chiacchiere. Il tempo passa meglio”, gli rispondo.&lt;br /&gt;E poi, via. Uno inizia a parlare del tempo, della città, e poi diventa tutto facile.&lt;br /&gt;“Ma scusa, sei stato via per lavoro?” gli chiedo.&lt;br /&gt;“Sì, in un certo senso sì.”&lt;br /&gt;“E che lavoro fai?”&lt;br /&gt;“Non saprei come definirlo. È una cosa un po’ complicata. E tu? Lavori?”&lt;br /&gt;“Sì” dico, “faccio il correttore di bozze in una piccola casa editrice, qui a Milano.”&lt;br /&gt;“E ti piace?”&lt;br /&gt;“Be’, sai. Alla fine, un lavoro vale un altro, quando devi pagare l’affitto. Poteva andarmi peggio”&lt;br /&gt;“Sì, è vero. Può andare sempre peggio. E quando meno te lo aspetti”&lt;br /&gt;Ecco, questo è vero. Uno si distrae un attimo, e le cose cadono in un baratro tanto profondo che non lo si riesce nemmeno a immaginare.&lt;br /&gt;E poi i minuti passano, e del tram nemmeno l’ombra. Mi sono alzato, parliamo ormai e lui fuma come un turco. Per carità, non che i turchi fumino in maniera particolare. Almeno non credo. Si dice. Lui, comunque, si fa una sigaretta via l’altra.&lt;br /&gt;Ad un certo punto, lancia via il mozzicone e mi dice di andarcene a piedi.&lt;br /&gt;“Be’, io devo andare verso Cadorna”, gli dico.&lt;br /&gt;“Anche io. Allora, sai cosa facciamo? Facciamoci una passeggiata”&lt;br /&gt;Ci avviamo e continuiamo a parlare del più e del meno. Lui deve essere stato via da Milano un po’ di anni, da come ne parla. Non riesco a capire se, nelle sue parole, c’è più nostalgia o semplicemente distacco. Ma non importa. Tutto sommato, è andata meglio di quanto potessi sperare. Meglio così che stare da solo, fermo come uno scemo, seduto sotto una pensilina ad aspettare un tram. Che non arriva, per giunta.&lt;br /&gt;Passiamo davanti alle colonne di San Lorenzo. I ragazzi bevono, qualcuno ha anche la chitarra e canta. Guccini, De Gregori. Passano gli anni, ma le canzoni restano. Pazzesco. Non c’è più stata una canzone da falò dagli anni 60?&lt;br /&gt;Giriamo a destra in via Torino. Più o meno verso metà, vediamo i tram bloccati. Ecco perché non passavano. Ci sono due macchine, un’Audi e un Mercedes, che hanno fatto un mezzo frontale. Bloccando la strada in entrambi i sensi. Ottimo. &lt;br /&gt;I due conducenti sono già scesi. Uno di fronte all’altro.&lt;br /&gt;“Sei una testa di cazzo!”&lt;br /&gt;“No, sei tu che sei un figlio di troia! Come cazzo guidi!”&lt;br /&gt;“Non ti permettere! Io ti denuncio!”&lt;br /&gt;“E certo! Mi denunci perché sei un figlio di troia!”&lt;br /&gt;“Guarda che non immagini nemmeno chi sono io!”&lt;br /&gt;Come nei film di Totò.&lt;br /&gt;“Sì che lo so! Sei un figlio…”&lt;br /&gt;Be’, questa era servita su un piatto d’argento.&lt;br /&gt;Non voglio nemmeno sapere per quanto tempo ne avranno.&lt;br /&gt;“Certo che deve essere una gran bella rottura di coglioni”, mi dice il mio nuovo amico guardando la scena divertito, “restare bloccati con il tram a quest’ora!”&lt;br /&gt;“Poveri Cristi. Magari stavano anche per finire il turno”&lt;br /&gt;“Senti. Lì c’è un bar. Beviamoci una cosa. Per dimenticare.”&lt;br /&gt;“Ma veramente…”&lt;br /&gt;“Dai, non fare il guastafeste. Sono appena tornato a Milano. Fammi compagnia!”&lt;br /&gt;E va bene. Andiamo. Mi prende per un braccio e mi trascina dentro il bar qualsiasi.&lt;br /&gt;La folla di ragazzi che beve e che grida non passa certo inosservata. Ma riusciamo anche a trovare un tavolo.&lt;br /&gt;“Ragazza!”, grida, “Ci porti una bottiglia di vino? Quali avete? Sì, sì. Va benissimo quello lì”&lt;br /&gt;“Non sarà troppo, una bottiglia?” gli chiedo.&lt;br /&gt;“Ma figurati. Offro io, e quindi ordino ciò che voglio, no?”&lt;br /&gt;Ride, rido anche io. Il suo discorso non fa una piega.&lt;br /&gt;“Sono appena tornato, festeggiamo”&lt;br /&gt;È una cosa che dice troppo spesso. Mi sta mettendo addosso una curiosità immonda.&lt;br /&gt;Arriva una ragazza, con la bottiglia già aperta e due bicchieri in mano. Lascia tutto sul tavolo alla rinfusa. Ha uno scontrino in mano e aspetta. Non dice nemmeno quanto è.&lt;br /&gt; Il mio amico paga.&lt;br /&gt;“Il resto tienilo. Ché tanto, qui dentro, per quello che lavori ti pagheranno da far schifo”&lt;br /&gt;La ragazza sorride. Sembra esser stata colta nel punto giusto.&lt;br /&gt;Se ne va sculettando, i fianchi avvolti da un grembiulino minuscolo con disegnato lo stemma di una birra.&lt;br /&gt;Prendo la bottiglia, riempio i due bicchieri.&lt;br /&gt;“Al mio ritorno”, dice lui. E picchiamo il vetro sollevandolo verso l’alto.&lt;br /&gt;“Ma senti. È un po’ di volte che dici che sei tornato. Ma da dove?”&lt;br /&gt;“Sarebbe troppo lungo, da spiegare”&lt;br /&gt;“Be’, tanto di tempo ce n’è, no? O dobbiamo fare altro? Non mi pare”&lt;br /&gt;Mi sorride. Ha proprio voglia di parlare. Beve un lungo sorso, io mi bagno appena le labbra.&lt;br /&gt;Si stende sullo schienale della sedia. Allunga le gambe. Inspira, espira. Si rifà su e si mette coi gomiti appoggiati al tavolo, di scatto.&lt;br /&gt;“No, hai ragione. Non pare nemmeno a me”, dice.&lt;br /&gt;Mentre io penso a quanto sia più facile confidarsi con le persone che non si conoscono quasi. Che non si conoscono affatto, meglio.&lt;br /&gt;E mentre lui inizia a parlare. Va bene, sentiamo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-6385139771066910754?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/6385139771066910754/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=6385139771066910754' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/6385139771066910754'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/6385139771066910754'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2007/11/cinque-anni-dopo_28.html' title='CINQUE ANNI DOPO'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4283769895506593461.post-1997580984717697389</id><published>2007-11-03T23:04:00.000+01:00</published><updated>2007-11-28T12:11:26.519+01:00</updated><title type='text'>dichiarazione d'intenti</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Luce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Dunque.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Questo voleva essere un libro stampato e pubblicato.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Ma è più facile mangiarsi il gomito, piuttosto.&lt;br /&gt;E siccome nessuna storia esiste se non la si conosce, eccola.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Questa è la storia che voglio raccontare. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Non sono io. Nè i miei momenti nè i miei pensieri.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Un capitolo, ogni giovedì sera, lo metto on line.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;C'è un tizio su un'Alfetta gialla del '75 in una Milano che si guarda le scarpe.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;E, di là, un intero esercito di piccioni.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Con le piume e tutto il resto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Addestrati per uccidere e per riazzerare.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Schierati da trent'anni.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Adesso, a un tizio su un'Alfetta gialla del '75,&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt; tocca dover reagire.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;O fare qualcosa.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Qualsiasi cosa.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Buona lettura.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Buio.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4283769895506593461-1997580984717697389?l=ilredipiccioni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/feeds/1997580984717697389/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4283769895506593461&amp;postID=1997580984717697389' title='10 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/1997580984717697389'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4283769895506593461/posts/default/1997580984717697389'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilredipiccioni.blogspot.com/2007/11/olp.html' title='dichiarazione d&apos;intenti'/><author><name>teo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08877698082214548844</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>10</thr:total></entry></feed>
